A dirigere uno dei dipartimenti Digital Marketing di Philip Morris International a New York c’è una milanese laureata alla Statale in via Festa del Perdono. Di origini piemontesi, Francesca Caligaris è una delle tante persone che ha raggiunto l’America «per rimanerci qualche settimana» e ha finito per costruirci una vita. E dopo quasi 15 anni a Boston, dal 2011 vive a Manhattan dove lavora per uno dei marchi più famosi al mondo.

Il volto della Milano che vive Francesca è, per sua stessa ammissione, un volto privilegiato. Scuole medie in via della Spiga, liceo al Parini, università alla Statale, mai si sarebbe immaginata di finire a fare del marketing la passione di una vita. «La mia idea era di intraprendere una carriera accademica, possibilmente nel dipartimento di Italianistica: ho sempre amato la letteratura ed ero certa che avrei fatto quello».

Di Milano ricorda una città «caotica, con tanti problemi da risolvere ma molto, molto vivibile». E l’anno crocevia, che le cambia tutto senza che lei nemmeno se ne renda conto, è il 1996. «Non avevo studiato bene inglese durante le scuole, quindi frequentai per due mesi un corso di specializzazione a Boston. Quei due mesi sono diventati 23 anni».

La capitale del Massachusetts è una tappa fondamentale del percorso di Francesca. «Il corso di inglese si trasformò in un master a Boston University, il master in uno stage diventato contratto: ho capito in fretta che non me ne sarei andata”. Il master non lo fa in italianistica «come avevo pensato», ma in marketing e pubblicità: «Mi sono detta, perché non fare questa esperienza? Cos’ho da perdere?». A Boston ci rimane non solo per il lavoro, ma anche per la qualità di vita. Un ambiente internazionale e stimolante, «dove a ogni tavolo in cui ti siedi trovi ricercatori da tutto il mondo». E dove hai la possibilità «di aprire la mente e di fare amicizia con persone che provengono da tradizioni talmente diverse dalle tue, che a Milano, nemmeno avrei mai avuto modo di incontrare o frequentare».

La sua carriera la porta a lavorare per aziende diverse, nel campo del digital marketing e della user acquisition. A Boston inizia in una società di produzione video e media digitali, per poi spostarsi nel mondo del software con Cambridge Development Interactive. Ed è sempre la sua professione a portarla a New York. «Amo Boston, ma quando sei così vicino a New York e per così tanti anni, un’esperienza qui la vuoi fare per forza».

Nella Mela ci arriva grazie a un’azienda, la Kgbdeals, che la vuole nell’ufficio di Manhattan. Nemmeno due anni e si sposta a Paltalk, società di videochat dove diventa Senior Director nel dipartimento “User Acquisition Marketing”. Ma è Philip Morris International, dove approda due anni fa, l’ultima svolta professionale: «Un’azienda che sta vivendo un grande periodo trasformazione, verso il mercato dei prodotti smoke-free: è una bella sfida per me».

A Philip Morris International, Francesca è direttrice Digital Marketing and Sales per le aree America Latina e Canada. Vive a Manhattan. Ama New York in tutte le sue forme, perché «per quanto stressante possa essere è una città dove si prova un senso di sicurezza, di inclusione e di crescita che non provi da nessun’altra parte al mondo». E domani? «Vorrei vivere in un posto caldo e tranquillo, caratteristiche che né a Milano, né a Boston né tanto meno a New York ho trovato. Ma ancora non so quale possa essere».

RESILIENZA

Uno degli aspetti degli US che più attraggono Francesca è la reazione degli americani a eventi drammatici. Lei ne vive due. Il primo è l’attentato dell’11 settembre, «quando respirai in prima persona il grande senso di comunità che l’intero popolo statunitense dimostrò di avere in quegli anni: si chiuse in una specie di abbraccio collettivo». Il secondo è l’attentato alla maratona di Boston: «Non ci vivevo più al tempo, ma vidi un’orgogliosa resilienza nell’atteggiamento di molti dei miei amici».

IMMIGRAZIONI

Francesca ha un punto di vista molto chiaro sul tema dell’immigrazione. «Tutti noi viviamo gli shock tipici di ogni migrante, ma non dobbiamo mai dimenticarci che noi italiani siamo privilegiati: non siamo rifugiati, non siamo costretti a scappare o a fuggire da situazioni di crisi. Abbiamo il privilegio di scegliere».

DOVE CI SIAMO INCONTRATI

All’Hotel Grand Hyatt di New York, sulla 42esima Street, a due passi dalla stazione Grand Central a Midtown Manhattan.

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