Una cittadina del mondo nata in Argentina, specializzatasi in Spagna, cresciuta a Milano, affermatasi a New York. Sei anni alla Scala, quindici all’ombra della Madonnina. La vita di Veronica Gallinger è nel segno dell’arte e dell’essere pronti, sempre. «Perché, come diceva Picasso, “se la musa viene ti deve trovare mentre lavori”». E ora, come visual artist dietro le quinte delle vetrine più belle di New York, c’è lei.

BUENOS AIRES • Il percorso di Veronica parte da lontano. Da Buenos Aires, dove nasce. E da Cordoba, 700 chilometri a ovest di Buenos Aires, dove frequenta l’università di Belle Arti: «Arrivo da una famiglia multiculturale e le mie radici affondano su quattro nazionalità: argentina, spagnola, italiana, tedesca». L’anno della svolta è il 2000. Dopo due anni trascorsi tra le campagne argentine nel suo studio «dove lavoravo sculture monumentali», Veronica sceglie la ceramica come materiale ispiratore della sua creatività. Vince una borsa di studio in Spagna. E trascorre un anno alla Fabbrica di ceramica artistica Sargadelos di La Coruna.

“NON PIANIFICARE” • L’opportunità di lavoro, però, è italiana. A Milano. È il 2001 e vi si trasferisce come freelance: «All’inizio è stata dura, perché ho trovato al tempo una città un po’ ostile al diverso e molte donne mi vedevano con distacco. Poi, grazie al lavoro ho costruito amicizie vere». La parola d’ordine di Veronica è “non pianificare”: «Non ho mai pensato di stare a Milano, ci sono rimasta perché giorno dopo giorno ho trovato opportunità e sfide». Come alla Scala, dove lavora per sei anni come jolly, divisa tra scenografia, pittura e scultura. «Un’esperienza magica, ho collaborato fino a quando ho ottenuto tutto ciò a cui potevo aspirare. Ricordo quando facemmo lo stampo per le sfingi della Aida di Zeffirelli: a lavoro finito ero felicissima».

OCCASIONE • Per Veronica, a Milano non c’è solo la Scala. Negli anni lavora nei manufatti delle vetrine di Rinascente, Roberto Cavalli, Moschino, Cartier, Ralph Laurent. E soprattutto di Salvatore Ferragamo. «L’incontro con Celestino Russo è stato prezioso», rivela. Un incontro che la porta indirettamente a New York: «Ci finii per caso, nel 2014: c’era una scultura rotta in un punto vendita a Manhattan e andai per ripararla. Un’azienda mi vide lavorare in quei giorni e mi chiese di collaborare per loro». Una delle storie che senti sempre, ma a cui non credi mai: «Ci misi del tempo a realizzarla, sembrava un film: ho fatto avanti e indietro tra Milano e New York un po’, ora sono stabile qui».

DOMANI • Se a Milano «mi sono sentita straniera a lungo», a New York «ho provato la sensazione opposta: qui tutti sono quello che decidono di voler essere, senza paura di giudizi». Anche se «il lavoro è durissimo, puoi arrivare ovunque se sei disposto a fare compromessi che non faresti altrove». Come, per lei, accettare le “restrizioni” da dipendente: «Mi sento una freelance, volevo essere libera di scegliere i progetti: per questioni di visto ho cambiato idea». E oggi, per un’azienda, coordina i progetti artistici per i brand più blasonati del mondo, con negozi a Manhattan su Fifth Avenue, Madison Avenue e a Soho: «L’ultimo è stato realizzare le vetrine di Natale di Saks, dove ho lavorato con il direttore delle vetrine Raylin Diaz». In Argentina, da cui tutto ha avuto inizio, Veronica ci torna una volta all’anno per visitare parenti e amici. E in Italia? «Non ci torno da tre, ma preferisco continuare a non pianificare: per ora New York mi ha stregata».

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2001

L’anno in cui inizia a lavorare alla Scala di Milano come freelance, per L’Otello di Verdi, diretto da Graham Vick, condotto da Riccardo Mutti e con Placido Domingo. Sarà la prima di una serie di spettacoli di cui si occupa di scenografia, pittura, scultura. Tra i più importanti l’Aida di Franco Zeffirelli con una parte di Roberto Bolle nel 2006

MTV

Oltre che di manufatti per le vetrine dei più grandi brand a Milano, tra cui Ralph Lauren, Salvatore Ferragamo e Cartier, Veronica ha lavorato come assistente alla produzione di concerti ed eventi live. Tra questi l’MTV Day nel 2003, 2005, 2007 e il tour di Vasco Rossi nel 2006

L’arte e il sociale

Per Veronica, «oggi c’è la tendenza per l’arte di voler ricoprire un ruolo sociale: alcune opere e progetti sono molto autentici, perché creano un grande impatto positivo». Allo stesso tempo, però, «la mia sensazione è che sia diventata in parte una moda ormai: alcune cose sono un po’ forzate»

Mi-Tomorrow || Leggi. Milano. Domani.