storia di Cristina Nappi
storia di Cristina Nappi

Dalla Milano dei cortili a Baggio, al terminal 1 dell’aeroporto John Fitzgerald Kennedy di New York. La storia di Cristina Nappi è come un viaggio che parte in modo dinamico da via Mar Nero, prosegue più statico nelle stanze dell’Inps e arriva carico di speranze allo scalo newyorkese. Dove oggi lavora come hostess di terra per la compagnia Air France. Anche se l’obiettivo, «è di tornare in Europa».

Torinese di nascita, la famiglia di Cristina si trasferisce a Figino quando lei ha un anno. Poi lo spostamento in via Mar Nero, «il mio quartiere». Quando è a scuola non esce molto. Milano «era abbastanza pericolosa e il mio divertimento era nel cortile del palazzo. Eravamo tantissimi». Ma quella città, così come la ricorda, non esiste più. «Credo però sia ancora la più bella». Perché «è un po’ paese e un po’ città e, assicuro, è più pulita rispetto a quello che trovi all’estero».

Prima di arrivarci, all’estero, per Cristina passano vent’anni. Prima lavora all’Ussl diventata Asl. Poi all’Inps dove si trasferisce in varie sedi, tra cui Milano e Motta Visconti. «Il problema di quando lavori da statale è che ti accontenti». Lo capisci che «c’è sempre chi sta peggio di te, ha alti e bassi e hai paura di prenderti quei rischi». Arriva però il momento in cui finisci un po’ «per dimenticarti cosa volevi fare davvero». Ed è generalmente quando ricominci a guardarti attorno.

«New York è stato come ricominciare da zero». Il biglietto per gli Stati Uniti per Cristina arriva grazie a una relazione sentimentale. Una sveglia. «Un giorno mi lamentavo con un collega all’Inps del fatto che volessi trasferirmi all’estero: lui mi parlò dei patronati e così mandai qualche mail». Vola a New York nel 2011 per due colloqui. E durante il secondo viaggio conosce quello che sarebbe diventato il futuro marito. «Il trasferimento fu strano: mi sono ritrovata a quarant’anni a fare la barista immigrata, dopo una vita da statale». Un percorso che la porta, dopo un’esperienza in un’agenzia viaggi, ad accarezzare la sua grande passione: gli aeroporti.

Dietro a una hostess o a uno steward che sorride, specie nei grandi scali internazionali, c’è un ambiente competitivo e stressante. Le compagnie aeree, per i servizi a terra, si affidano sempre di più a delle società intermedie. Quella per cui Cristina trova lavoro nel 2016 è Swissport. Lavorare qui significa «fare gavetta» e garantire la migliore qualità del servizio «in un ambiente duro, dove molti sono arrivisti e non sei mai certo di nulla». Ma è stato educativo: «Ho imparato tutto».

Il percorso nel terminal 1 di JFK è stato lungo. Partita con il desk di Turkish Airlines, Cristina ha lavorato per quasi tre anni per quello di Alitalia gestendo le tratte su Milano e Roma. Infine, lo scorso marzo, l’assunzione in Air France. Sempre divisa tra check-in e gate dove «risolvere i problemi in pochi secondi» è tutto. «Imbarchiamo 5 voli al giorno per un totale di 2mila passeggeri, da New York: non ci sono sabati e domeniche e questo lavoro lo fai solo se sei appassionato». E la parola d’ordine è pazienza: «Se l’aereo è in ritardo e il tuo turno è finito, in aeroporto ci devi rimanere. Non si scappa».

Da JFK, dove lavora sei giorni a settimana, Milano non è lontana. La città le manca perché la sua famiglia vive lì. Ma il sogno, ora, è diventare assistente di volo: «Amo l’aereo e amo volare: gli step per essere assunti sono tanti, ma non voglio smettere di crederci adesso».

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JFK

L’aeroporto John Fitgerald Kennedy di New York è dedicato all’omonimo presidente statunitense, ucciso il 22 novembre 1963 a Dallas. È il principale scalo aeroportuale della città, situato a circa 19 chilometri dal centro a nord-est. È anche una delle più importanti vie di accesso agli Stati Uniti, sia per persone che per merci. Nel 2018 sono transitate quasi 62 milioni di passeggeri, per un totale di 455mila aerei

2016

L’anno in cui Cristina inizia a lavorare in aeroporto al Terminal 1. Da Turkish Airlines passa ad Alitalia attraverso la società Swissport. Nel marzo 2019 l’assunzione ad Air France, per cui si occupa di check-in e gate

Il consiglio

L’incubo più grande per chi viaggia è la cancellazione del volo. Se i motivi non dipendono dalla compagnia – condizioni meteo, ad esempio – non vi verrà data alcuna assistenza per l’alloggio. «Non aspettatevela e non pretendetela». Ma se i motivi sono legati a problematiche relative alla compagnia richiedetela «sempre con forza perché vi spetta». Ovviamente «senza mai far mancare l’educazione, anche perché una cancellazione non dipende mai da hostess e steward»


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