23.4 C
Milano
22. 06. 2021 01:12

Vaccini, a New York si convincono gli indecisi con hambuger e ciambelle

Nella Grande Mela è partita la corsa all’affare migliore: le offerte promozionali per i vaccini

Più letti

Anthony è un ragazzo di 27 anni e vive a Brooklyn. A gennaio ha contratto il coronavirus. Ad aprile ha fatto il vaccino. «Sono del team Pfizer», dice sorridente. Come ogni domenica, anche la scorsa Anthony si è svegliato, ha preso la metropolitana ed è andato a passeggiare a Central Park. «Questa volta è stato diverso però», dice.

Mentre camminava, infatti, una ragazza gli si è avvicinata, mascherina in viso, per chiedergli se conoscesse il vaccino COVID-19. «Hai presente come quando arrivano i volontari di Greenpeace o Amnesty International? Ecco, ora a New York lo fanno anche per il vaccino».

Quella vissuta da Anthony a Central Park, dove è situata una clinica mobile in cui si offre il vaccino contro il coronavirus, è un’esperienza comune a decine di newyorkesi. E riassume alla perfezione cosa significhi vivere a New York oggi, una città in cui il numero delle dosi sembra essere superiore alla richiesta delle persone.

A New York ci si vaccina ovunque

Metropolitane, parchi, musei, ambulatori. Scuole, fiere, farmacie, ospedali, supermercati e drive-through. A New York si vaccina ormai ovunque e le istituzioni le stanno provando tutte per convincere i cittadini ad assumerne una dose. Dopo aver toccato miracolosamente le 4 milioni di dosi al giorno, infatti, negli Stati Uniti si è registrata una lieve battuta d’arresto nel piano vaccinazioni. Fisiologica, secondo molti. Forse inevitabile. Ma allarmante per le autorità sanitarie e politiche che hanno come obiettivo di raggiungere l’immunità di gregge il prima possibile.

Sfide. «La sfida non è mai stata quella di arrivare da 0 al 50%, ma di raggiungere il 70% una volta toccata quota 50%», dice John, medico di origini scozzesi che lavora in una farmacia a Brooklyn.

La sua è una delle tante che offrono il vaccino anti-Covid come si offre a Milano la Tachipirina. Basta entrare, dire di volerlo, assumere la dose e andare via con un primo pezzettino di immunità addosso. Il vaccino è gratuito e non serve più nemmeno la prenotazione.

«Lo feci al Javits Center a febbraio», ricorda John, il centro Congressi che si trova a Manhattan, aperto 24 ore al giorno e coordinato dalla Guardia Nazionale. «Ho proprio avuto la sensazione di assistere a quell’americanità che si vede nei film: imponenti misure per grandi problemi, orgoglio patriottico e logistica impeccabile».

In un certo senso il Paese ha fatto quasi fin troppo bene, in questi mesi: chi voleva fare un vaccino, lo ha potuto fare nel giro di poco. E così ora è scattata un’altra macchina operativa: quella di comunicazione e marketing per convincere le persone indecise, una fase che Milano e l’Italia non hanno ancora conosciuto.

Vaccinarsi in cambio di regali

«Vedete questo panino che sto mangiando? Sa di vaccino», ha detto in una surreale conferenza stampa il sindaco di New York, Bill de Blasio, nel promuovere una campagna di Shake&Shack, una famosa catena newyorkese di hamburger. «Mostrate la vostra card di vaccinazione, ordinate un hamburger e queste deliziose patatine vi arriveranno gratis» ha detto il sindaco, masticando.

In città è partita una vera e propria sfida creativa per chi offre il deal migliore. Krispy Kreme, catena di ciambelle, ha promesso una ciambella gratis al giorno fino a fine 2021 per i vaccinati. Le squadre di baseball, gli Yankees e i Mets, offrono due biglietti gratuiti per coloro che decidono di vaccinarsi negli hub all’interno degli stadi.

In 8 fermate della metropolitana di New York sono stati offerti, per cinque giorni, abbonamenti settimanali gratuiti a chi si presentava per assumere una dose di Johnson&Johnson.

Una campagna che ha finito per attrarre anche turisti dal sud America, come Jorge e Linda: «Siamo venuti dall’Argentina apposta e il nostro primo giorno lo abbiamo investito sul vaccino» dicono, sorriso in faccia, in attesa del loro turno alla stazione Grand Central di Manhattan. «Da noi il piano procede a rilento, così abbiamo deciso di partire e farlo qui mentre ci godiamo la città».

Ritorno ad una vita quasi normale

Anche perché a New York la vita è ricominciata quasi come se la pandemia non fosse esistita. Parchi strapieni, musei, cinema e teatri riaperti, i dehors e l’indoor di bar e ristoranti affollati. Nei weekend, si aspetta un tavolo per ore.

«Le persone hanno voglia di spendere» riflette Anthony, i cui nonni sono italiani. Nell’ascoltare le loro storie, vede una similitudine forte tra Milano e New York. «Mi sembra stiate vivendo quello che abbiamo vissuto noi qui a inizio aprile: la gente che inizia a vedere gli effetti positivi del vaccino, riempie gli spazi all’aperto, ha bisogno di ricominciare a vivere», dice, con una campagna massiva che finalmente muove i suoi passi: «Prima o poi vi ritroverete a convincere le persone a vaccinarsi» riflette Anthony.

Fino ad allora, è importante che su entrambe le coste contagi, ricoveri e decessi continuino a crollare. E riaprire i confini: «Quest’estate vorrei riabbracciare i miei nonni».

In breve

A Milano un giardino in memoria di Nilde Iotti

Alla presenza dell’assessore alla Cultura Filippo Del Corno, del Presidente del Consiglio comunale Lamberto Bertolé e dell’assessora alla Cultura...