valentina corbetta
valentina corbetta

Per avere successo la laurea può non servire, ma la preparazione e il merito sono imprescindibili, così come la persistenza e la voglia di imparare: la storia di Valentina Corbetta, 26enne brianzola e imprenditrice a New York, responsabile di 29 dipendenti tra due rami del mondo, ne è la prova. Da Cantù all’America, nel segno dell’innovazione e del coraggio.

CANTÙ • I continenti su cui Valentina lavora sono Stati Uniti e Oceania. Ma è in Brianza che pone le radici. Si diploma al Liceo Fermi di Cantù, dove «ho imparato il significato di leadership come rappresentante di classe». Cresce lavorando come barista in un caffè di zona, «dove ho imparato l’importanza della trattativa con fornitori e colleghi».

Per Valentina l’esperienza nella ristorazione ha un’importanza inaspettata: «Ho capito tanto delle persone, ed è un training che un giorno consiglierei ai miei figli».

DIGITAL • All’Università invece non va. Un po’ per motivi familiari: «Il divorzio dei miei genitori ha avuto un impatto forte sulla mia famiglia, e mi sono sentita responsabile verso mia sorella: sono cresciuta in fretta». Un po’ perché la sua carriera parte presto. In un’azienda di digital marketing a Milano.

E in un periodo, il 2011, in cui di social media e innovazione si sa nulla.Dal papà titolare d’azienda, Valentina prende il piglio da imprenditore. Dalla mamma, «l’importanza della dignità, che mi mostrò dopo il divorzio facendo mille sacrifici». Con questi valori, e tramite l’azienda milanese, fa il grande salto in America. A 21 anni.

USA • È il 2013, e il suo capo la manda tra Miami e Orlando, per sviluppare attività legate al brand. «Un’esperienza a metà tra quello che sognavo e quello che non avrei voluto vedere, come la chiusura mentale e il classismo dei più ricchi».

Ma il grande passo è New York, e arriva l’anno dopo. «Arrivai disillusa, non mi aspettavo niente della città». Del giorno del suo atterraggio ricorda però «che era una giornata di nebbia, a giugno: ho avuto un’inaspettata riscoperta di casa in quella foschia».

CREW • Un anno di transizione e Valentina fa un passo che molti non hanno il coraggio di fare da adulti. A 23 anni, nel febbraio 2015, ottiene un visto da imprenditore in USA e apre la sua agenzia a New York: Crew Collective. Parte da sola.

E raggiunge, negli anni, quota dieci dipendenti. «Offriamo alle aziende servizi di influencer marketing e comunicazione, digital PR e digital strategy, social media e advertising». Settori che sono esplosinegli anni in cui Valentina si è specializzata. «A volte ho la sensazione che l’uomo stia diventando prodotto della tecnologia, ma credo che aumentando l’educazione al digitale, l’umanizzazione dell’innovazione possa solo farci bene».

FUTURO • Dopo una partnership con l’agenzia digital australiana Tailor, la sua Crew Collective, quasi quattro anni dopo la nascita,ha di recente cambiato nome. E Valentina è diventata responsabiledel ramo nord-americano di Tailor, a capo di 29 persone, tra New York e Melbourne. «Una bella responsabilità, ma lavorare su due fusi orari mi diverte».

Per Valentina «bisogna dimostrarsi leader e non boss» e si deve lavorare «bene, forte, insieme: senza questi stimoli, un’impresa muore. I dipendenti lavorano come vedono che tu lavori». E sul futuro ha le idee chiare: Milano, da cui non torna da quasi quattro anni per motivi di visto, è un obiettivo.«Vorrei aprire lì un ramo europeo dell’azienda: non vedo l’ora di vedere l’energia della città con gli occhi della straniera».

2029

Come si vede, Valentina, tra dieci anni? «Come mentor dei giovani in Italia e negli USA, come supporto emotivo e professionale: io ho dovuto fare tutto da sola, e vorrei essere utile nel supportare giovani talenti in futuro»

Imprenditori negli Usa

Aprire un’impresa in America è semplice e poco costoso: «Per aprire la mia, una S-Corp (simile a una Spa italiana, ndr), ho speso 764 dollari e il processo è stato rapidissimo». Essere imprenditrice italiana con mentalità americana, invece, «significa trattare i dipendenti con rispetto e puntualità, chiedendo lo stesso, e facendo capire loro quale sia la linea da non oltrepassare»

Innovazione

Per Valentina, «è il presente e il futuro». E riferendosi ai sistemi di “smart home” come Amazon Alexa o Google Assistant dice: «Anche i dispositivi tecnologici possono adeguarsi all’uomo, se l’uomo è educato a sufficienza per gestirli e per far capire loro come possono essere utile».


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