Città Metropolitana
Città Metropolitana

L’1 gennaio 2015 è nata la Città Metropolitana di Milano, un ente con 3.234.658 abitanti per una superficie di 1.575,65 chilometri quadrati. Finora si è fatta notare per le difficoltà che ha attraversato sino al punto da diventare un soggetto anonimo poco presente nella vita dei milanesi. Ora si parla di un ritorno all’elezione diretta di circa 2.500 presidenti e consiglieri provinciali in tutta Italia, tema circolato nell’ultima bozza delle linee guida per la riforma degli enti locali cui starebbe lavorando il Governo.

Se Matteo Salvini sostiene che «l’abolizione delle Province è una buffonata che ha portato disastri soprattutto nelle manutenzioni di scuole e sulle strade», l’alleato Luigi Di Mario ha ribadito la necessità di tagliare: «Ogni poltronificio per noi deve essere abolito. Efficienza e snellimento, questi devono essere i fari». Il dibattito è aperto, a partire proprio dall’opportunità di tenere in piedi un ente, la Città Metropolitana, finito nel dimenticatoio.

D’Alfonso: «Meglio tornare alle vecchie Province»

Sempre molto critico nei confronti della Città Metropolitana, di cui è stato anche assessore al Bilancio, Franco D’Alfonso indica quali strade intraprendere per invertire la rotta.

Com’è la situazione in via Vivaio?
«Rispetto a un anno fa è leggermente migliorata dal punto di vista delle risorse».

La Lega vorrebbe ripristinare le Province: è un discorso che riguarda in qualche modo Milano?
«No perché la Città metropolitana, a differenza della provincie storiche, corrisponde a un territorio urbanizzato, secondo il sociologo Guido Martinotti è dove arriva la metropolitana: è quindi un territorio di interrelazione, di reti».

La Provincia di Milano, quindi, è del tutto archiviata?
«La Provincia serviva per tre cose: strade, acqua e scuole, è un ente in relazione con il territorio mentre la Città Metropolitana si fa con le funzioni».

Quali sarebbero allora i veri confini della Città Metropolitana?
«Sicuramente ne dovrebbero fare parte Varese, Como e Monza».

Perché oggi è poco percepita?
«Non si capisce cosa sia, il problema è che esiste a prescindere dall’istituzione, come dimostra la vicenda del biglietto integrato di Atm: questo è il primo esempio di Città Metropolitana che si costruisce non sulla legge ma, come detto, sulle funzioni».

Cosa bisogna cambiare?
«Com’è strutturata non va bene. Faccio un esempio: per finanziare il trasporto locale ci sono ben cinque passaggi, dal Governo alla Città Metropolitana, con il risultato che i tempi diventano troppo lunghi per cui le aziende di trasporto si devono indebitare per garantire il servizio. Il problema non sono le poltrone, come pensa qualcuno, ma il riordino: o si riparte dalle funzioni e dalle risorse o è meglio ritornare alle vecchie Province».

E’ una provocazione?
«No, quantomeno avremmo la garanzia che i ponti non cadono, cosa che invece adesso non abbiamo più».

Censi: «Si lavora senza essere pagati»

Quattro anni da vicesindaco della Città Metropolitana sono sufficienti ad Arianna Censi per formulare un giudizio disincantato su un ente mai davvero decollato.

Il possibile ritorno delle Province potrebbe aiutare la Città Metropolitana?
«Il destino è collegato, al tavolo nazionale abbiano ragionato su come rilanciare la Città Metropolitana che, nonostante i limiti della legge Del Rio, prevede funzioni che non sono quelle dei Comuni».

Riuscite a svolgere queste funzioni?
«Abbiamo grandi responsabilità, ci occupiamo di ambiente, strade, edilizia scolastica, energia, sicurezza, pianificazione strategica ma, al tempo stesso, abbiamo grandi difficoltà nella gestione, basti pensare che a parte quest’anno abbiamo sempre approvato il bilancio a novembre».

Con l’impossibilità, quindi, di effettuare le spese.
«La cosa più grave è che siamo rimasti vincolati sugli investimenti, avevamo soldi arrivati dallo Stato e dalla Regione che non potevamo utilizzare».

Quanti dipendenti ha la Città Metropolitana?
«Oggi sono 980, sono diminuiti del 30% grazie ad incentivi per prepensionamento e alla mobilità in altri enti».

Qual è il futuro di questo ente?
«Devono decidere cosa vogliono fare, o funziona o chiude. Con l’Anci abbiamo fatto un lavoro serio, abbiamo chiesto la ristrutturazione della Città Metropolitana ma ho l’impressione che l’interlocutore non

sia proprio attento per usare un eufemismo».

Si rischia anche di chiudere?
«Noi consiglieri delegati stiamo lavorando senza essere pagati, non c’è una giunta, ci riuniamo tra delegati solo perché lo abbiamo deciso noi: andiamo avanti per senso di responsabilità».

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