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18. 09. 2021 01:43

Il collettivo artistico PXLs racconta il progetto Reso 2020: «La nostra maxi opera al Corvetto»

Venti artisti da tutta Europa collaboreranno a un dipinto unico

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Avete presente la procedura di reso che si avvia nei negozi quando un prodotto non ci ha soddisfatto e decidiamo di ridarlo indietro? E se la stessa cosa si potesse applicare al 2020, l’anno del Covid? È la provocazione lanciata dal collettivo artistico PXLs. L’idea nasce da Blu-PXLs, artista digitale che ha aperto il collettivo. «Abbiamo chiesto alle persone se volessero restituire l’anno appena trascorso», spiega a Mi-Tomorrow BluPXLs, portavoce del collettivo artistico. Ecco qual è stato il risultato.

Il collettivo PXLs presenta la maxi opera

BluPXLs, com’è nata l’idea?
«Lo scorso marzo abbiamo realizzato un’opera in occasione dell’anniversario del primo lockdown. Si tratta di un poster surreale, che abbiamo apposto tra le vie di Milano, ma anche di Bergamo, Varese, Alzano e Codogno: le città più colpite dal Covid».

Su cosa si basa?
«Il poster era collegato a un form che avevamo lanciato, dal quale le persone potevano chiedere il reso dell’anno passato. Abbiamo iniziato a raccogliere tutti i pensieri che ci venivano inviati, un patrimonio di quasi settemila frasi. E si sono rivelate una grande sorpresa».

Ovvero?
«È emerso che le persone non vogliono restituire questo anno di Covid. Perché se si scegliesse di farlo, si ridarebbero indietro anche le cose belle e ciò che si è imparato».

E così l’idea si è inserita nel progetto Miglio delle farfalle…
«Esatto, ne siamo venuti a conoscenza attraverso la tipografia Fratelli Bonvini. Le farfalle tuttavia sono concetto bellissimo, ma molto piccolo. Così ci siamo detti “vediamo se l’arte può riuscire a catalizzare l’attenzione creando un monumento, qualcosa di molto grosso”».

Come avete sviluppato l’idea?
«Abbiamo disegnato una grande fascia di colore da Lodi a Corvetto, lungo una ciclabile che collega i due estremi di Milano. Venti artisti da tutta Europa collaboreranno a un dipinto unico. Un po’ su questa ispirazione, abbiamo pensato che potesse essere sostenuta da una parte pubblica e una privata, quindi anche dai cittadini».

E avete avviato il crowdfunding.
«Sì, il crowdfunding è la parte finale che va a chiudere il quadro economico di realizzazione dell’opera. Il nostro nome, pixel, si ispira alla nostra mission: noi artisti insieme formiamo una grande immagine, come i pixel. E questo avviene anche per la realizzazione di opere molto grandi, come questa, di 3.200 metri quadrati. Anche se in questo caso il contributo arriva non solo dagli artisti, ma dai cittadini».

Come avete realizzato il poster?
«È una grande lettera di reso ed è realizzato con la tipografia Fratelli Bonvini e Arti Grafiche Zacchetti, con caratteri mobili. È composto a mano con una tecnica che si usava in passato. Abbiamo usato oltre 20 caratteri all’interno di un’unica colonna, concetto che va contro le leggi della tipografia, nata per essere veloce. È la ricompensa più importante che mettiamo a disposizione delle persone: un poster originale fatto a mano in tipografia. Se inquadrato con il cellulare, può diventare anche un poster in realtà aumentata. Sarà questa l’opera finale, e ne stamperemo 297 copie. Verrà data a chi sosterrà crowdfunding e la campagna rimarrà attiva fino a quando non realizzeremo l’opera».

Quando inizierete i lavori?
«La realizzazione durerà circa un mese e inizieremo intorno a fine agosto, per aprire il 17 settembre».

Cosa rappresenta per voi?
«Un simbolo positivo, un nuovo inizio. Da questo periodo complesso stiamo uscendo con tante cicatrici ma anche con parecchi insegnamenti. Così vuole essere l’opera: è la memoria e il simbolo di ciò che può fare la volontà della gente, grazie alla collaborazione impercettibile. Il motore dell’opera è pubblico, come le persone che ne hanno permesso la realizzazione».

Cosa potrà diventare?
«L’opera potrà essere integrata, ci piacerebbe renderla permanente. In modo che possa continuare a generare bellezza. E lasciare un segno alla città».

 

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