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07. 05. 2021 12:13

A tu per tu con Marco Camisani Calzolari: «Io, digital evangelist, tra Vasco e i Pink Floyd»

Lo conosciamo come volto di Striscia sul digital, ma Marco Camisani Calzolari è molto di più: «Il futuro sarà sempre più virtuale»

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Un digital evangelist. Praticamente uno di famiglia. Marco Camisani Calzolari, volto di Striscia la Notizia ma, prima di tutto, guru del digital, ha fatto di consigli e spunti di riflessione sul tema un punto di forza per entrare – con interesse e curiosità – nelle case degli italiani.

Da digital evangelist a vittima di un attacco al tuo sistema… Hai risolto?
«Hanno deciso di darmi un segnale tirando giù il mio sito, peraltro un sito piccolo di informazione… Non è stato hackerato e non hanno portato via niente da casa».

Com’è la situazione a Londra?
«Per quel che vedo, vivendoci ormai da anni, è vissuta con serenità. Qui, oltre a polacchi e indiani, vivono settecentomila italiani. C’è una sorta di cultura “in comune”. E tutti stanno aspettando i prossimi tre step per le riaperture. C’è positività nell’aria, anche perché il 12 aprile apriranno i ristoranti all’aperto, che per Londra è un’occasione importante di socialità».

Quali sono gli strumenti di comunicazione andati per la maggiore nell’ultimo anno?
«C’è stato ClubHouse che si è fatto sentire per un po’ di tempo, ma i numeri dicono che è già in calo».

Davvero?
«È percepito poco. Quando ci si logga e compaiono le chat di riferimento, è difficile avere una percezione totale dei numeri, ma se ci si fa caso sono in calo drastico. Siamo praticamente tornati al pre boom . È uno strumento molto particolare e probabilmente rimarrà di nicchia perché per la massa è complesso stare dietro alle risorse mentali che servono per parteciparvi anche solo un paio d’ore».

Altre novità?
«Sicuramente gli NFT».

Di cosa si tratta?
«È l’acronimo di Non Fungible Tokens, una roba tecnica che è di una noia mortale, ma che potrebbe cambiare il mondo dell’arte perché è un modo per rendere uniche delle opere digitali».

Sei consapevole di fare in qualche modo “servizio pubblico”?
«Sono più che altro consapevole della grande responsabilità. Anche perché semplificare è diverso da banalizzare. E quindi, siccome semplifico, chiunque si aspetta che io dia le informazioni più giuste e complete possibili. Basta sbagliare una volta per non essere più credibili».

Bit coin, vestiti intelligenti, fake news, app utili, social per bambini genitori, attacchi agli hacker: sei trasversale.
«Sono molto legato alle tematiche che riguardano bambini e ragazzi. È importante che i più giovani vengano educati al digitale nel senso più ampio del termine, perché il digitale è una grandissima opportunità e allo stesso tempo può essere pericoloso. Come tutte le cose, del resto».

Quale futuro vedi per i social network?
«Sarà molto, molto virtuale nel senso vero della parola. Traduco: quello che oggi è scritto ed è fatto di video in due dimensioni sarà fatto in tre dimensioni, quindi avremo visori che diventeranno di uso abbastanza comune».

Se parlo di musica, tocco i visori giusti?
«(Ride, ndr) Vasco Rossi numero uno, sempre. È uno che ti tocca dentro e non c’è niente da fare. Ti fa vibrare l’anima. Alla fine la musica deve essere quello: è inutile fare gli intellettuali. Mi piacciono da morire anche i Pink Floyd e De Gregori: dammi un titolo e te la recito a memoria».

 

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