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01. 12. 2022 08:13

La felicità dietro l’accoltellamento al Centro Commerciale di Assago

Gli incubi del killer Andrea Tombolini, i genitori aggrediti e lo Xanax, una storia di debolezze 

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Sembra incredibile e quasi un controsenso, ma dietro l’accoltellamento al Centro Commerciale di Assago c’è la felicità. Quella che ha annunciato di aver visto negli occhi delle persone lo stesso Andrea Tombolini, il 46enne che ha preso un coltello da esposizione dentro il Carrefour conficcandolo nel corpo di cinque persone. A rimetterci, alla fine, è stato il povero Luis Fernando Ruggieri, che lavorava al reparto acque minerali e in quel momento si trovava in cassa, morto a causa della sua furia omicida. Ma il bilancio sarebbe potuto essere molto, molto più grave.

La felicità dietro l’accoltellamento al Centro Commerciale di Assago 

La felicità, dicevamo. Quella che Andrea Tombolini non riusciva a trovare e che, invece, ha innescato la sua furia omicida. Lui che era ricoverato nel reparto di psichiatria dell’Ospedale San Paolo, struttura che ne aveva richiesto una valutazione psichiatrica spostata dal 18 ottobre al 7 novembre. San Paolo dove, il giorno prima della tragedia, mercoledì 26 ottobre, alle 15.17 Andrea Tombolini si era recato lamentando, al triage, «persistenza di cefalea dopo colpi autoinflitti» salvo poi allontanarsi prima di essere visitato. 

La tragedia del 27 ottobre al Centro Commerciale di Assago

La mera cronaca è ormai conosciuta: giovedì 27 ottobre, ore 18.35, inizia il far west con l’accoltellamento all’ipermercato Carrefour di Assago Milanofiori: «Ho preso un coltello per farla finita, avevo intenzione di colpirmi, ho visto le persone e ho deciso di colpirle per sopprimere la mia rabbia. Se devo descrivere il mio sentimento, era di invidia: perché le persone che ho colpito stavano bene, mentre io stavo male. Ritengo di avere un tumore e di dover morire». 

Chi è Andrea Tombolini, l’omicida del Centro Commerciale di Assago

Ma chi è Andrea Tombolini, l’omicida del Centro Commerciale di Assago? Ipocondriaco, senza amici, relazioni, lavoro, profili social, pare ce l’avesse sempre con tutto e tutti. Dal 2013 viveva in un appartamento al piano terra di un palazzo Aler in via Neera nel quartiere Stadera con i genitori. Quegli stessi che, il 18 ottobre, l’avevano denunciato con una chiamata alla polizia dopo una lite domestica. Va in ambulanza al San Paolo e si prende a pugni in testa e al viso, come riferito dai medici della vettura di soccorso. Poi l’accaduto all’interno del Carrefour, i colpi inferti, l’ex calciatore dell’Inter Massimo Tarantino che lo ferma, le persone che fuggono. Poi l’interrogatorio alla presenza del tenente colonnello Domenico La Padula, del pm Paolo Storari e dell’avvocato d’ufficio Daniela Frigione. Dice di prendere solo lo Xanax, di non assumere droghe, di non fumare. Tutte cose che passano ora in secondo piano.

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