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Milano
01. 12. 2021 10:47

Vi raccontiamo MilanoVibra: da oggi in edicola la nostra nuova sfida

Parlare di Milano senza fronzoli, senza dettare mode. Nella sua essenza. Ecco perché adesso è il momento giusto

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Ripartire qui, ora e adesso. Basta inglesismi e avanguardia a parole. MilanoVibra vuole accompagnare una città che ha l’evoluzione nel suo dna e che, quindi, ha bisogno solamente che la si racconti senza necessariamente anticipare mode, stili, tendenze. Milano vibra sempre, anche quando non può, anche quando è vuota. Anche quando sembra che tutto sia destinato a finire, mentre invece è solo un nuovo inizio.

 

Vi raccontiamo MilanoVibra: da oggi in edicola la nostra nuova sfida

MilanoVibra. Centoquattro pagine di foto e di racconti, di Milano nella sua essenza: dalle storie dei singoli alle speranze delle aziende che provano a ripartire con resilienza e creatività. Essenza, dicevamo, ma anche essenzialità: uno stile pulito, quasi asettico per dare maggior forza ai contenuti senza infarcirli di inutili orpelli. Con il progetto grafico di Lorenzo Penna e la direzione di Christian Pradelli, MilanoVibra cavalca la sfida delle edicole, ma con una distribuzione sempre gratuita. Perché, oggi più che mai, il bello dev’essere davvero alla portata di tutti. Da oggi lo sarà ancora di più.

Nel primo numero

  • Charlie Charles
  • Tatiana Olear
  • Carlo Cracco
  • Andrée Ruth Shammah
  • Stefano Boeri
  • Lella Curiel
  • Ferruccio Resta
  • Piero Piazzi
  • Chiara Maci e Filippo La Mantia
  • Elisabetta Lualdi
  • Paolo Rossi
  • Miriam Ambrosini
  • Alessandro Cherchi
  • e molti altri

La cover: Milano rinascente

di Mr. Savethewall

Mr. Savethewall
Mr. Savethewall

L’arte è negli occhi di chi guarda, ma a questa immagine una riflessione la accosto volentieri. Non voglio anestetizzare menti con massicce dosi di autocommiserazione e retorica, tutt’altro: vorrei che le mie parole fossero uno stimolo al fare.
Sono parole che mi ripeto spesso.
Se da una parte immagino la Madonnina del Duomo rinascente, cinta dal tricolore mentre si toglie la mascherina senza degnare di uno sguardo il virus sconfitto, dall’altra son certo che per rinascere sia necessario alzare il culo (sì, intendo proprio quello) come solo noi italiani sappiamo fare. Esattamente come fanno le nostre aziende nei loro progetti più ambiziosi e sfidanti, mentre gli altri guardano scuotendo la testa e pensando che non ce la faranno mai.

A Milano è tutto un brulicare caotico di competenze apparentemente fuori controllo fino all’ultimo momento ma, quando si accendono le luci, tutto funziona perfettamente. Siamo un popolo destinato al successo e alla crescita, allo sviluppo: questo è il nostro momento.

MilanoVibra - la cover
MilanoVibra – la cover

È il momento dei fuoriclasse, di chi ha nel proprio dna le risorse per arrivare a 101 dopo aver già raggiunto il 100%. Noi le abbiamo, qui le abbiamo. Siamo bravissimi a trovare l’origine dei nostri problemi senza renderci conto, però, che questo è anche l’unico modo per trovarne le soluzioni. Certo, quel tricolore che con orgoglio sventoliamo nei momenti più intensi della nostra vita di italiani significa tanto. E tutti pensiamo che sia giusto che cominci a restituirci parte di quello che con sudore e fatica abbiamo versato nei tempi buoni, spesso lamentandoci per quanto poco poi rimanesse nelle nostre tasche per vivere e reinvestire nelle nostre attività. In quel Tricolore io credo ancora: motivo per cui la mia Madonnina di Milano rinascente ha lo scudo e la corona, con la differenza che per me la Pubblica Amministrazione non è l’unico affidamento per la ripartenza.

È ora di evolvere partendo subito da quello che abbiamo, nel contesto in cui ci troviamo, facendo del nostro meglio. Questa è l’arte del “sapersi arrangiare” che tutto il mondo ci riconosce. Le grandi imprese nascono così: dai sogni e dai bisogni. E noi siamo sognatori capaci di fare, di necessità, virtù. In questo momento Milano è più che mai l’Italia, con quel meltin’ pot di diversità virtuose, tradizioni ed esperienze che diventano valore, cosmopoliti come le altre grandi metropoli mondiali, ma con il valore aggiunto dell’italianità. Nonostante i venti avversi, sapremo fare le scelte giuste, perché noi siamo le scelte che facciamo: siamo Milano rinascente.

Il fil rouge fotografico: tre mesi di pandemia

di Giovanni Seu

Milano si è rabbuiata in pochi giorni, quasi senza rendersene conto sino in fondo. L’11 marzo, un mercoledì sera, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte annuncia che in Italia si vivrà come a Wuhan. Si chiude tutto, tranne i servizi essenziali come i market e le farmacie, è vietato uscire da casa salvo che per procurarsi il cibo o per esigenze autorizzate dal decreto che richiedono anche un’autocertificazione. La città diventa spettrale: piazza Duomo, la Galleria, corso Vittorio Emanuele, che anche in agosto brulicano di persone, diventano proprietà dei piccioni. In periferia il discorso non cambia: le uniche presenze si notano all’ingresso dei supermercati dove si formano file composte con gli aspiranti avventori disposti nella distanza di legge e con le mascherine al volto.

emergenza coronavirus- flash mob di musica dai balconi
emergenza coronavirus- flash mob di musica dai balconi

Quando ci si è accorti. Questo volto del tutto inedito è stato assunto dai milanesi solo per senso del dovere, di ossequio alla legge. L’epidemia si era già manifestata a Codogno venti giorni prima, dalla Bergamasca arrivavano le prime immagini degli ospedali tragicamente “stremati” nel dare soccorso ai tanti colpiti dal Covid-19: realtà distanti poche chilometri eppure lontane per tanti milanesi che speravano di dovere solo fare lievi concessioni al morbo. Fino all’11 marzo si è continuato a correre nei parchi, a fare l’aperitivo, a uscire facendo qualche attenzione a non commettere imprudenze. Quando ci si è accorti che non era più possibile continuare così, è stato uno shock, come può accadere solo quando una corsa felice si interrompe bruscamente e obbliga a riporre in garage una fiammante Ferrari.

A place to be. Per capire meglio questa reazione bisogna ricordare che dopo Expo Milano è diventata “a place to be”, secondo un famoso servizio del New York Times del 2016, ovvero è un luogo glamour che coinvolge artisti, designer, architetti, creativi, attori. La città degli eventi, che attirava gente da tutto il mondo, era diventata per la prima volta una città turistica con quasi 11 milioni di turisti nel 2019. Era riuscita perfino ad aggiudicarsi le Olimpiadi invernali del 2026, i giochi sulle montagne per antonomasia che avranno la sede principale al centro della Pianura Padana.

Covid paralizza tutto
Covid paralizza tutto

Paralizza tutto. Dal punto di vista sanitario, all’inizio i dati non sembrano catastrofici, l’11 marzo vengono segnalati 359 casi di contagio, pochi se raffrontati a quelli delle zone rosse o di Bergamo. Poi in pochi giorni il giocattolo si rompe, il cigno diventa brutto anatroccolo, i turisti scappano e quelli che volevano venire disdicono le prenotazioni, gli eventi iniziano ad essere rinviati e poi cancellati. Sembra una maledizione, anche il sindaco Sala che pochi giorni dopo il manifestarsi del coronavirus in Italia aveva lanciato l’hashtag “Milano non si ferma”, invitando i milanesi a non arrendersi, alla fine è costretto a cedere e, qualche tempo dopo, a pentirsi di quell’esortazione.

Cancellati. Via via vengono cancellati il Salone del Mobile che ad aprile era capace di attirare 400mila persone, il MidoMiart, il festival di Sannolo che voleva fare il salto di qualità allo Zelig: il presente è tanto oscuro da compromettere anche il futuro, la valanga di eventi sui quali sino a poche settimane prima si lavorava con fervore sono annientati da un virus che ha paralizzato tutto e tutti dalla paura.

MilanoVibra, l’idea

«Non sto nella pelle»

di Christian Pradelli

MilanoVibra - Christian Pradelli
MilanoVibra – Christian Pradelli

Non sto nella pelle. E me ne scuso, perché il dolore con cui abbiamo imparato a convivere in questi mesi ha poco a che vedere con l’atteggiamento di questa foto. Ma a trentatré anni mi trovo a dirigere, per la prima volta, una rivista che ognuno di voi potrà trovare (anzi, avrà già trovato) nelle edicole della mia città.
È un’emozione, sì, diversa da quando (quasi sette anni fa) mandammo in stampa il primo numero di Mi-Tomorrow. Anche perché, allora, il rutilante avvicinamento ad Expo 2015 funse da traino costante ed irresistibile, regalando anche a noi cronisti un’attesa unica per la Milano che stavamo raccontando.

Oggi Milano è stata costretta, in parte, ad accartocciarsi su se stessa. Per questo, forse, Pradivio Editrice – nella persona dell’amministratore delegato (e, soprattutto, mio migliore amico) Piermaurizio Di Rienzo – ha pensato che potesse valere la pena restituire un po’ di quel bene, del luccichio che la Madonnina condivide sistematicamente con noi da quel 22 settembre 2014, permettendoci di regalare ai milanesi un prodotto gratuito e di qualità, apartitico ed il più possibile etico. Ma non per questo insapore.
Ci siamo chiesti per settimane come avremmo potuto trasferire la passione quotidiana di Mi-Tomorrow in un prodotto che fosse diverso, che mantenesse un carattere free, ma che ci permettesse di raccontare il periodo più ostile dal dopoguerra in maniera inedita. Abbiamo pensato che tanti milanesi – come tanti italiani – nel periodo di lockdown hanno trovato conforto nelle edicole, nella cara “vecchia” carta. E abbiamo capito che solo lavorando a qualcosa di unico avremmo potuto fare centro. Per ora possiamo solo ringraziare chi ci ha sostenuti investendo su un prodotto praticamente a scatola chiusa.
La speranza, da direttore e giornalista perennemente in cerca di nuove strade e nuove sfide, è che questa scatola possa intrigare anche una volta svanito l’effetto sorpresa.

Il primo numero di MilanoVibra si snoda attorno ad un fil rouge fotografico che racconta tre mesi destinati a rimanere impressi nella memoria di chi li ha vissuti, per sempre. Il buio, la speranza, la ripartenza: tre spicchi di una stessa mela, tre tessere di un domino che non ha ancora raggiunto il suo epilogo, ma che ci ha fatto capire – una volta tanto – come l’adesso sia importante alla stregua del domani.
È una diretta conseguenza la domanda che chiosa (e chioserà in futuro) tutti i dialoghi che potrete leggere già nelle prossime pagine: «Adesso è il momento giusto per?». Facile, a pensarci. Più difficile capire dove il pensiero possa andare prima di tutto. Ma non potevamo fermarci qui. Per questo motivo le nostre storie saranno “annodate” fra loro con l’ausilio di lettere indirizzate proprio a Milano: parliamo di attività costrette a chiudere i battenti, ma anche di “miracoli” prossimi all’apertura; parliamo di blasone al centro, come in periferia; parliamo di Silvia Romano e di George Floyd.
Abbiamo parlato troppo, forse. Ma permettetecelo, per questo primo numero confezionato alla perfezione da un grafico “artigiano” come Lorenzo Penna. Una nuova sfida anche per lui. Insomma, non vi resta che girare pagina e affrontare un viaggio di sola andata. Io non sto nella pelle.

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