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21. 07. 2024 21:56

Lavoratori dello spettacolo sotto Palazzo Lombardia: «Stanchi di non essere essenziali»

I lavoratori dello spettacolo per l'ennesima volta in piazza: il sit-in odierno

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C’è chi non ce la fa più a sentirsi etichettato come “settore non essenziale”. Stiamo parlando dei teatri, dei musei, delle sala da concerto e delle palestre milanesi: settori che – tranne la breve parentesi estiva – non sollevano le serrande dallo scorso marzo. Quest’oggi  i lavoratori dello spettacolo si sono ritrovati nuovamente sotto il Palazzo della Regione per un sit-in  in occasione dell’audizione cultura-lavoro che si terrà in presenza dell’assessore alla Cultura Stefano Bruno Galli.

Incertezza. Sul futuro di queste attività regna un grande punto di domanda. Quando riapriranno? «È un momento di troppi forse – racconta Andrée Ruth Shammah alla guida del Franco Parenti -, senza date certe per il quando e come tornare in scena: a Parigi i teatri riapriranno a metà mese, da noi il 16 gennaio prossimo? Per il momento però sono solo voci».

Inoltre senza certezze non è possibile programmare: per riattivare la macchina dello spettacolo sono necessarie delle tempistiche precise. «Non è che si può riprendere dallo spettacolo in cartellone come se niente fosse, c’è un lavoro dietro alle quinte che non può essere improvvisato — prosegue Shammah —. Siamo ancora penalizzati come luoghi non sicuri, ma è vero il contrario; basta vedere gli assembramenti nelle vie dello shopping».

Lo stesso destino stanno vivendo anche le sale cinematografiche alle prese con ulteriori mesi ad incasso zero. «Dopo i negozi, cinema e teatri devono essere i prossimi a riaprire— dice Domenico Dinoia, presidente di Anec Lombardia — e molti esercenti sono pronti a farlo; altri sono scettici per la mancanza di titoli e per la prospettiva di sale semivuote. Ma è importante che il pubblico non perda l’abitudine e l’affetto per le sale, che restano fondamentali luoghi di cultura; anche perché da troppo tempo stiamo subendo la perdita indiretta di tutti quei film presentati sulle grandi piattaforme d’intrattenimento».

Concerti. Altro grande malato economico di questa pandemia sono gli spettacoli dal vivo. I promoter sono già stati costretti a rimandare tutti gli eventi al prossimo anno. Nonostante la grande mobilitazione, come nel caso dei “bauli”, la crisi sta spegnendo lentamente i club storici di Milano. La lista è ormai lunga e purtroppo conta vittime illustri per la città come il Blueshouse, il circolo Serraglio e l’Ohibò.

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