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Milano
06. 12. 2021 12:50

Rischio e coraggio: grandi e piccole attività che hanno scelto di “aprire le danze” proprio adesso

C’è anche un commercio che non conosce crisi. O almeno prova ad andare oltre l’emergenza Covid e tutte le sue ricadute negative

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Gruppi o imprese con le spalle larghe. O con la voglia di rischiare ora. Oppure che si trovano costrette a dar seguito a piani e programmi di sviluppo già decisi prima del lockdown.

 

Scopriamo grandi e piccole attività che hanno scelto di rischiare

Moda. C’è, ad esempio, Alexander McQueen, marchio di proprietà del gruppo Kering, protagonista di uno “spostamento”: il suo flagship store si sposterà presto da via Verri a via Sant’Andrea 21, al posto del vecchio store di Saint Laurent. Il negozio, progettato secondo il nuovo concept sviluppato dal direttore creativo Sarah Burton e dall’architetto Smiljan Radic, ospiterà le collezioni uomo e donna, oltre agli accessori. L’inaugurazione è prevista per settembre.

Galleria. Il Comune di Milano, poco prima che scoppiasse la pandemia, stava facendo affari d’oro con il rinnovo degli affitti nel “Salotto” della Galleria Vittorio Emanuele II: Armani, Fendi e Dior sono stati solo gli ultimi brand ad aggiudicarsi prestigiosi spazi a ridosso dell’Ottagono. Alcuni contratti ora sono “congelati”, in attesa che i tempi inducano Palazzo Marino a lanciare nuovi bandi di gara. Nel frattempo, è regolarmente aperto il nuovissimo flagship store Moncler, negli spazi dell’ex Urban Center, all’angolo con piazza della Scala.

Rilanci. Chi sembra ancora non conoscere uno stop è la ristorazione. Tra le novità c’è Borgia, che in via Washington propone dalla colazione fino al dopo cena in un’ambiente tra cocktail e vini. Attesa, invece, per ROS (Rosticceria Origine Contraste) il nuovo progetto di Matias Perdomo (chef stellato di Contraste), Thomas Piras e Simon Press: ai servizi di delivery si affiancherà presto un posto “fisico” in città. Tra chi, invece, ha deciso di rischiare subito si segnalano i fratelli Roberto e Gianvito Colucci che hanno scelto di portare la bombetta pugliese sui Navigli: Mr Bombetta è un tre ruote che si aggira per il capoluogo lombardo vendendo il piccolo involtino di capocollo di maiale farcito con sale, pepe, prezzemolo e caciocavallo.

Il food non si ferma

 di Vincenzo Muzzio

A lockdown concluso, con la Fase 3 ormai cominciata da qualche giorno, nella ristorazione milanese c’è chi ha riaperto, chi ha deciso di chiudere definitivamente, chi sta riflettendo ancora sul da farsi. Ma c’è anche chi, dopo essere stato fermato dall’emergenza, ha appena inaugurato e chi lo farà presto scommettendo sulla vitalità di Milano e, in attesa che la città torni a essere un crocevia internazionale, della sua gente.

Fusto Milano. In cima alla lista delle nuove aperture c’è Fusto Milano, ovvero la “casa” nella città che gli ha dato i natali di Gianluca Fusto, uno dei pastry chef più innovativi della nuova generazione. Forte di un’esperienza ventennale che lo ha portato a lavorare come consulente in tutto il globo, Fusto ha aperto in via Ponchielli al 3, in zona Lima, il suo innovativo laboratorio con un elegante showroom per la vendita. In quella che è stata un’antica palestra, a due passi da piazzale Bacone, Fusto Milano è un «luogo di sperimentazione, formazione e, soprattutto, di produzione», ha spiegato il pasticciere nella visita virtuale via Zoom con la quale ha inaugurato ufficialmente i locali a vista.

Prodotti. Chi visiterà Fusto Milano per acquistare le leccornie che, coerentemente con la visione della pasticceria di Fusto cambieranno ogni 2/3 settimane per adeguarsi alla stagionalità della materia prima, infatti, vedrà i pasticcieri al lavoro. Oltre alle creazioni uniche (da assaggiare la caprese cioccolato Valrhona Madagascar 84%, mandorle siciliane e paté di olive Nocellara del Belice essiccate della Tenuta Rocchetta di Castelvetrano), a disposizione dei clienti c’è la linea di marmellate al cucchiaio e composte Elementi, il gelato e, su ordinazione, anche crostate e torte salate. A giorni arriverà anche “Omaggio a Milano”, un cioccolatino di 30 grammi con ganache allo zafferano sardo, mandorla del Valdinoto e cioccolato brasiliano.

Ini. Il 3 giugno in via Palermo 14 ha tirato su la cler Ini, locale la cui promessa è quella di condensare la bontà di un piatto in un solo boccone. Nella crema contenuta in ognuna delle 30 piccole cialde quadrate di soli 2,5 centimetri per lato in carta, i fondatori di Ini hanno ricreato alcune delle pietanze tradizionali della cucina italiana.

Carne. Ha aperto domenica 7 giugno con una grande inaugurazione virtuale su Zoom per 500 persone Carne (diversamente macellai che ha messo radici in viale Bligny al 18. Nel locale l’unico protagonista è il lombatello, taglio di carne bovina piemontese preparato con una tecnica di “alta” cucina, grazie anche a una ricetta segreta che i tre soci custodiscono gelosamente.

All’Antico Vinaio. Ultimo della lista è All’Antico Vinaio, locale fiorentino famoso per le schiacciate ripiene che il 15 giugno aprirà in via Lupetta al 12, proprio all’ombra della Madonnina.

INI
INI

Una nuova casa editrice nata in pieno lockdown grazie a otto under 30

Masuccio (Utopia Editore): «Puntiamo sulla qualità e sulla coerenza»

di Alberto Rizzardi

A proposito di rischiare, aprire a Milano una nuova casa editrice nel pieno di una pandemia e in un mercato con qualche luce (+3,4% di copie vendute in Italia nel 2019) ma tante ombre può sembrare una pazzia. È, in realtà, Utopia. Si chiama così la nuova casa editrice indipendente di letteratura e saggistica letteraria creata da otto under 30 con esperienze diverse nel mondo dell’editoria e una visione comune. «Siamo nati formalmente a fine gennaio e dopo neanche un mese ci siamo trovati in isolamento, divisi in cinque città a costruire il nostro sogno» racconta Gerardo Masuccio, editor di Utopia Editore (utopiaeditore.com).

Utopia
Utopia

Non è l’età dell’oro per l’editoria: non vi spaventa?
«Non è un’epoca particolarmente favorevole per la letteratura, specie per quella di qualità: ragioni esogene, ma buona parte della responsabilità è dell’editoria stessa».

Cioè?
«Le case editrici, tolte rare eccezioni, non veicolano più da tempo un messaggio di coerenza verso i lettori. Si salta da un catalogo all’altro senza capire quali siano le ragioni, se non quelle puramente commerciali, per cui è stato scelto un titolo anziché un altro. Ciò indebolisce il rapporto con i lettori e l’identità stessa della casa editrice».

Voi cosa proponete?
«Vogliamo ribaltare lo schema: non proporremo libri che si vendono, ma venderemo libri che si devono proporre; libri che possano essere letti anche dall’altra parte del mondo o tra cent’anni».

Come, concretamente?
«Andiamo a caccia di letteratura di qualità in tutto il mondo, senza trascurare rotte linguistiche meno percorse come il tamil. Spazio, poi, al recupero di grandi autori colpevolmente dimenticati, come il premio Nobel Camilo José Cela e Massimo Bontempelli».

Poi?
«La coerenza: dei singoli volumi e del catalogo. Valore letterario, poetica e grafica dei libri saranno espressioni di tale coerenza».

Qualche anticipazione?         
«Non faremo più di 10-15 libri all’anno: l’idea è che il lettore affezionato possa leggere un libro al mese, sapendo che magari non ne gradirà un paio, ma consapevole che tra le mani avrà, comunque, un’opera d’arte. Il 22 giugno sveleremo i primi titoli».

Milano è un plus per il vostro progetto?
«Una sfida come questa non poteva che partire da qui: Milano è la capitale italiana dell’editoria letteraria, la più europea delle città italiane. Per noi, che da statuto siamo una casa editrice europea di lingua italiana, è un grande valore aggiunto».

«Tanta voglia, pian piano tutto si normalizzerà»


Mattia Caruso (Nove25): «Ecco il nuovo store di corso Buenos Aires»


di Fabio Implicito

Tra le attività commerciali in controtendenza, e che hanno deciso di rischiare, c’è Nove25, brand di gioielleria che subito dopo la fine del lockdown ha inaugurato il suo punto vendita in corso Buenos Aires, il secondo a Milano dopo lo “storico” di via Ravizza. Mattia Caruso, Sales director della catena di preziosi, ha raccontato ai microfoni di Mi-Tomorrow la nuova riapertura.

nove25 baires
nove25 baires

Come mai questa scelta in controtendenza?
«In realtà l’apertura era prevista per il 10 marzo, ma con lo scoccare del lockdown abbiamo dovuto rimandare».

Non avete ovviamente potuto inaugurare il nuovo locale?
«Le norme non ce lo permettono, festeggeremo a tempo debito».

Come vi siete adeguati alle misure anti-covid?
«Stiamo ovviamente rispettando il controllo della temperatura sui nostri commessi. Abbiamo invece evitato di optare per la misurazione per i clienti. Per il resto applichiamo processi di sanificazione costanti: una volta al mattino, una al pomeriggio ed infine alla sera».

Mentre verso i clienti quali precauzioni prendete?
«Abbiamo disposto dispenser con gel igienizzanti. Abbiamo evitato l’obbligo di guanti perché crediamo sia meglio disinfettare le mani, piuttosto che utilizzare sempre lo stesso paio. Infine, i nostri dipendenti utilizzano maschere lavabili perché vogliamo nonostante tutto mantenere una filosofia plastic free».

I gioielli si possono provare?
«
Certamente. Ogni volta che vengono indossati sono sottoposti ad una pulizia con alcol e riposti nelle apposite vetrine».

Non avete paura che la vendita di gioielli risenta in questo periodo di crisi?
«Durante il lockdown i nostri clienti affezionati hanno continuato ad acquistare attraverso l’online. I primi riscontri nei negozi sono positivi».

Quindi non avete paura di un freno alle vendite?
«Credo che un freno in generale sia stato il terrorismo psicologico fatto in questi mesi sull’uscire di casa. A volte sembrava di stare in un film di Romero con gli zombie all’esterno. Però credo che pian piano tutto si normalizzerà».

Quali sono le prospettive per il futuro?
«Abbiamo tanta voglia di ripartire, un po’ di preoccupazione per una piazza come Milano, soprattutto per i mesi estivi. I nostri locali sono piuttosto piccoli e le lunghe code fuori dal negozio potrebbero essere un deterrente».

Ecco Flair, nuova galleria a Brera. Mariotti: «La dedichiamo ai milanesi»

di Fabio Implicito

Tra chi ha deciso di rischiare, dando il via ad una nuova apertura proprio nell’epoca post lockdown: c’è Flair, show-room di design di via del Carmine, nel cuore del quartiere Brera. «Siamo stati colti alla sprovvista», racconta il proprietario Franco Mariotti tra speranze e preoccupazioni sul futuro.

Flair
Flair

Tanti chiudono e Flair decide di andare controtendenza. Come mai?
«La nostra galleria era già pronta alla fine di febbraio ed il nostro obiettivo era aprire in concomitanza con il Salone del Mobile. Con l’annullamento della fiera e l’arrivo del lockdown abbiamo deciso di rimandare».

Quando avete riaperto?
«Un paio di settimane fa».

Non è preoccupato?
«Aprire a Milano ha rappresentato per noi un investimento molto importante. Certo al momento la situazione non è delle migliori, ma siamo ottimisti e sicuri che col tempo tornerà tutto come prima».

Brera sta lanciando segnali positivi?
«Non è il solito quartiere che eravamo abituati a vedere, ma non possiamo dire che si sia spento. Pian piano si rianimano anche i vicoli di quest’area bellissima».

Cosa offre il vostro negozio?
«Vendiamo pezzi di design unici dal sapore vintage. I nostri arredi spaziano dal ‘700 in poi. Collaboriamo con diversi artigiani e non seguiamo le grandi firme: ognuno deve ricreare il proprio stile».

In che senso?
«Giochiamo molto sul mix di elementi. Chi acquista un oggetto da noi lo farà entrare in sintonia con altri elementi che già possiede nella sua abitazione creando così uno stile personale al di fuori dei soliti cliché».

Qualche anno fa dichiarò che preferisce raccontare storie piuttosto che vendere firme. Quali storie vuole dedicare a Milano?
«Indubbiamente storie positive caratterizzate dall’ottimismo. La nostra filosofia di design è all’insegna del rinnovamento senza dimenticare il passato. Ecco, ci auguriamo che i milanesi possano ripartire con un nuovo slancio facendo anche tesoro di questa esperienza segnata dal Covid».

In fondo anche l’arredamento ci aiuta a riscoprire il bello.
«Ogni oggetto di arredo ha una sua bellezza intrinseca ed ogni acquisto rispecchia la propria concezione di “bello”. Credo che circondarsi di qualcosa che piace ci aiuti anche a stare bene con noi stessi».

L’affluenza nei negozi dopo il 18 maggio

76%
Alimentari

30%
Non alimentari

20%
Ristoranti

(Fonte: Confcommercio • Metodo: il riferimento 100% è relativo ad un giorno normale pre lockdown su 1.079 imprese associate)

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