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20. 05. 2022 03:53

La milanese dell’anno è Roberta Villa: «Gli obblighi fanno male alla consapevolezza»

Eeletta dai lettori di Mi-Tomorrow la “Milanese del 2021”, premio dedicato da quest’anno alla memoria di Martina Luoni:

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Con circa il 40% delle preferenze, la giornalista scientifica Roberta Villa sbaraglia la concorrenza e viene eletta dai lettori di Mi-Tomorrow la “Milanese del 2021”, premio dedicato da quest’anno alla memoria di Martina Luoni: «Informare sulla pandemia è una grande responsabilità: non sembra essere chiaro a tutti»

Roberta Villa milanese dell’anno 2021

«Non me lo aspettavo visti gli altri candidati, ma penso che la comunicazione social mi abbia favorito perché in tanti sui social mi vogliono bene». È raggiante e a tratti stupita Roberta Villa, giornalista scientifica da oltre trent’anni che i lettori di Mi-Tomorrow hanno prima candidato e poi eletto “Milanese del 2021” votando sui nostri canali ufficiali.

Tra Giorgio Armani e Filippo Tortu, Stefano Boeri e Gino Strada con Emergency, Mutuo Soccorso Milano e l’Alcatraz, la Villa ha sbaragliato la concorrenza con il 39,56% delle preferenze. Merito senz’altro di come, in questi due anni, ha informato con precisione e tatto i suoi oltre 200mila follower su Instagram sulle repentine evoluzioni della pandemia da Covid: «Ma non è stato sempre facile».

Due anni, Roberta.
«Sono stremata. E quando vedo le mie foto di due anni fa, tra l’altro iniziati con un ginocchio rotto nel pronto soccorso di Livigno, credo di esserne invecchiata venti. Ma mi faccio forza con la gratificazione nel vedere che in tanti fanno conto su quello che spiego».

Più gratificazione o più responsabilità?
«La vivo anche come senso di responsabilità. Un giorno senza story e mi sento in colpa nei confronti degli altri. Si è creato un legame personale, anche se non riesco a rispondere a tutti. Ma mi rendo conto che a volte basta anche solo mezza parola per rasserenare gli animi».

roberta villa

Cosa ti ha spiazzato di più di questi due anni?
«Per quanto riguarda il virus, ero sinceramente convinta che quest’inverno avremmo avuto solo una coda. La Omicron mi ha preso alle spalle, sebbene razionalmente lo sapessimo. E poi, dal punto di vista della comunicazione, se hai una variante più severa è più facile che le persone capiscano, ma dire che hai una variante più contagiosa ma meno pericolosa diventa controintuitivo. In questo, poi, non aiutano granché quegli “esperti” che hanno cominciato a seguire una loro personalissima narrazione».

Parli a livello istituzionale?
«Anche. Non c’è una strategia, adesso si prova a lavorare di infografiche, ma mancano le basi. Oltre a un vero portavoce».

Non c’è Brusaferro?
«Sì, ma ci sono anche Speranza, Sileri, Locatelli, Ricciardi, la Zampa… Diventa difficile dare un quadro specifico e sempre pertinente. Nel mio periodo all’interno della task force contro le fake news durante il Conte II, eravamo concordi sul fatto che ci dovesse essere un solo sito di riferimento per le ultime notizie sulla pandemia. Perché ogni istituzione ha il suo sito e tutto diventa più confuso».

La confusione, come sempre.
«La confusione è il male dell’Italia, perché figlio della non voglia di prendersi responsabilità. Però riscontro, nel periodo Conte come ora con Draghi, una forma di paternalismo che nel 2022 non puoi accettare».

Draghi parla anche poco.
«Il fatto che non abbia parlato dopo l’ultimo decreto è stato imperdonabile, poi si è scusato, ma se pensi che non sia fondamentale spiegarlo diventa il problema numero uno».

Per questo, poi, scrivono a te.
«Mi mandano anche le foto delle loro vaccinazioni, dopo che gli stessi dottori avevano consigliato loro di non farlo. La paura che si scatena in un paziente dopo che anche un dottore consiglia di non vaccinarsi non è certo da fanatico».

Quindi anche i no vax ti scrivono.
«In tantissimi. E, in generale, ho questa strategia: quando è un messaggio pubblico sui miei profili, cerco sempre di estrarre il contenuto dalla provocazione. La mia risposta tiene conto solo del motivo della contestazione. Chiaro, se poi si arriva all’insulto lo avviso e poi lo banno, ma non succede quasi mai. Anche perché in molti cercano il confronto con l’obiettivo di mettere alla prova le loro convinzioni. In privato a volte si “sciolgono”. E si fa largo in me la sensazione che qualcosa di quello che dico alla fine resti».

Un anno fa, nel pieno di una prolungata zona rossa e senza vaccini, la figlia di una tua follower ti definì «tranquillologa».
«Ci siamo incontrati di persona! Una delle cose che mi dispiace maggiormente è che in questi mesi sono stata meno tranquillologa, poi non mi piace rassicurare a tutti i costi. Voglio che le persone decidano autonomamente, non che obbediscano agli ordini. Anche perché altrimenti non sviluppano gli strumenti per prendere decisioni autonome in seguito. A volte nelle story faccio dei quiz…».

Ovvero?
«In base alle notizie che arrivano, provo a metterli un po’ alla prova per capire se attecchisce quello che spiego».

Giusto l’obbligo vaccinale per gli over 50?
«Adesso non di sicuro. Ci troviamo a fronteggiare un’ondata che non può essere in qualche modo modificata dagli over 50 che ora si vaccineranno. E poi l’obbligo, appunto, rischia di diventare un passo indietro nel percorso di consapevolezza delle singole persone. Cittadini e pazienti devono essere sempre incentivati a prendere decisioni consapevoli e libere».

C’è un Paese migliore nella gestione della pandemia?
«Non c’è un esempio perfetto. I buoni esempi lo sono anche in circostanze completamente diverse dalle nostre. La Nuova Zelanda, ad esempio, parte da una stato di coesione che altrove non c’è. Loro hanno seguito la strategia zero Covid, come in Giappone, ma non è un modello facilmente applicabile da noi, sia per la struttura sociale che per la situazione demografica. E poi c’è un’inevitabile questione economica: la Cina può farlo, l’Italia no».

E tra i Paesi europei?
«Un paese modello in Europa è il Portogallo. Ha cominciato a regolarizzare gli irregolari così da avere il tracciamento, poi ha distribuito test a tutti, ha vaccinato quasi il 100% degli aventi diritto e ora sta tenendo sotto controllo una nuova ondata. Certo, è piccolo. Il Regno Unito ha fatto bene a fare i test gratuitamente. La Norvegia ha avuto poche vittime, ma faccio fatica a confrontarla con noi. Poi conta molto la comunicazione: Angela Merkel ha sempre comunicato in maniera onesta, scientifica. È anche empatica. Però, vedi, anche la Germania ricca e organizzata, con più terapie intensive, non ha certo vissuto una passeggiata».

Dopo due anni cosa ti lascia più tranquilla e più in agitazione?
«Io sono abbastanza fiduciosa. Sono tranquilla su quello che agita tutti: non credo che un potere anti-vax sia così forte. Non credo siano nemmeno i responsabili di questa situazione. Certamente c’è il problema del carico degli ospedali, ma è ricoverata anche una percentuale di vaccinati. Questo continuo stigma non aiuta la gente a cambiare idea. E non mi preoccupa neanche il calo d’efficacia dei vaccini: sono fiduciosa che arriveranno vaccini più efficaci».

Un vaccino pan-coronavirus?
«Ci credo».

E come funzionerebbe?
«Invece di stimolare una molecola molto specifica del virus, cerca di andare a puntare la risposta contro parti più “conservate” di Covid».

Ciò che ti lascia più in agitazione, invece?
«La stanchezza che abbiamo, indubbia. Sta spingendo tutti a dire che Omicron sia come un raffreddore, il classico comportamento che favorisce la diffusione del virus. Con la stanchezza lasciamo troppo circolare. Più circola, più ci sono varianti».

Più contagiose di Omicron?
«Non più contagiose, ma magari tornano a insistere maggiormente sui polmoni. Tutto può essere, davvero. Per di più noi non abbiamo ancora molto chiari i danni che fa al di fuori dei polmoni. Adesso si sta riscontrando un aumento di rischio di diabete nei bimbi, per non parlare dei “long Covid”. E la stessa Omicron, comunque, colpisce meno i polmoni e va negli altri tessuti».

La domanda che oggi ti fanno di più?
«Sempre quella: “Quando finisce?”. Anche se oggi si riveste di altre forme: mi chiedono quando il Covid diventerà endemico, ad esempio. I virus non diventano più buoni per definizione».

Quindi se è più contagioso non vuol dire che si sta adattando “meglio” al nostro organismo?
«No. Il virus si moltiplica a caso. Ogni tanto esce una combinazione con un significato che lo rende meno adatto a stare nell’ambiente e sparisce, ma può anche renderlo più competitivo: così si diffonde, finché prende il sopravvento sulle altre varianti. Però al virus non interessa quanto sia grave la sua presenza per l’uomo: il virus vuole solo replicarsi».

Andremo avanti a vaccinarci senza sosta, dunque.
«No. Non si può pensare di vaccinare tutti ogni tre-quattro mesi, anche per il sistema immunitario che tende a perdere la tenuta. Per questo si lavora senza sosta a vaccini sempre più efficaci».

Due anni di pandemia in Lombardia: il tuo giudizio?
«Siamo ancora al punto di partenza. I medici di famiglia sono disperati perché per loro non è cambiato niente e i casi si sono moltiplicati, poi non riescono a seguire gli altri pazienti cronici. Il problema della sanità lombarda non è stato minimamente affrontato. L’unico aspetto positivo che mi sento di riconoscere riguarda la campagna vaccinale: al netto di come era partita, ora non credo ci sia molto da dire».

Come vedi il domani?
«Pare che ci sia il sole, una battuta ma non troppo. Capisco quanto sia difficile vivere alla giornata, ma penso si debba mantenere un altissimo livello di flessibilità. Ed è quello che ci ha insegnato Omicron: l’evoluzione ci insegna che sopravvive chi è più adatto alle circostanze. Non escluderei che per qualche anno debbano rimanere mascherine e distanziamenti. A questo punto dobbiamo un po’ riadattare il nostro modo di vivere trovando soluzioni alternative che consentano di recuperare le nostre attività sociali, ma senza tornare al mondo di prima. Dobbiamo fare il possibile perché anche il “dopo” abbia i suoi aspetti positivi».

E il domani di Milano come sarà?
«Sarebbe bello che proprio a Milano, un germoglio incessante di idee, nascessero nuovi modelli di intrattenimento serale. Non è che Milano abbia perso la sua attrattiva, ma riuscirà a mantenerla se non negherà la realtà. Mettere la testa sotto la sabbia diventa il modo migliore per farsela tagliar via».

Milanese dell’anno, vince Roberta Villa: la classifica

  1. Roberta Villa
 39.56%
  2. Milanobelladadio 
19.78%
  3. Mattia Villardita
 19.32%
  4. Lorenzo Citterio, Alcatraz
 8.62%
  5. Mutuo Soccorso Milano
 5.37%
  6. Emergency, nel ricordo di Gino Strada
 2.79%
  7. Giorgio Armani
 2.25%
  8. Donnexstrada
 1.20%
  9. Filippo Tortu
 0.77%
  10. Stefano Boeri 
0.33%

Fonte: 11.676 preferenze totali raccolte su mitomorrow.it

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