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17. 05. 2022 00:18

Sfitti & sfratti: a Milano sempre meno abitanti, ma il problema della casa resta una costante

Il macrotema “immobili” è uno degli impasse più criptici del post pandemia, se non altro perché strettamente connesso alla futura vivibilità della nostra città

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Partiamo da un fatto: Milano si sta spopolando. Notizia nota ormai, soprattutto se confrontata con il boom di abitanti del dopo Expo 2015. Ebbene, tra il 2019 e il 2020 i residenti sono scesi di 12mila unità, ma il calo non si è arrestato nemmeno nel 2021, quando si è passati da 1.392.502 a 1.386.285.

E se da un lato i costi degli affitti salgono (a Milano +3,2% nel 2021 rispetto al 2020), dall’altro gli appartamenti vuoti, specialmente privati, non mancano. Tutto qui? Ma no: aggiungiamoci gli sfratti, un “bubbone” sempre meno controllabile da queste parti. E il rompicapo urbano è servito. Nell’impossibilità di districarlo, non ci resta che provare a procedere per ordine, fronte per fronte.

Problema casa, il punto sulle popolari

Sul fronte degli alloggi popolari, entro la fine del primo mandato del sindaco Sala si sono recuperati 3.554 appartamenti sfitti, superando i 3mila promessi. Con lo sblocco degli sfratti stabiliti dai decreti del Governo, secondo il Sunia (Sindacato Unitario Nazionale Inquilini e Assegnatari) nei prossimi mesi 20mila famiglie milanesi saranno costrette a lasciare la loro casa.

Intanto diverse onlus e associazioni hanno ricevuto ingiunzioni di sfratto, perché in questi anni difficili hanno faticato a pagare gli affitti o perché è scaduto il contratto di locazione. In diverse hanno sede in spazi pubblici, di proprietà del Comune o della Regione. C’è chi usufruisce di immobili a titolo gratuito e chi paga un canone calmierato, ma tutti devono passare attraverso un bando. Allo scadere del contratto, anche le associazioni radicate da anni in un quartiere non possono riottenere la propria sede per “assegnazione diretta”. E non è detto che poi riescano a riaggiudicarsi il bando.

Problema casa, la battaglia delle associazioni

Dopo due anni di lotte, intanto, la Casa delle donne tira un sospiro di sollievo. Il contratto con il Comune per la sede di via Marsala era scaduto nel 2019 e le associate chiedevano la riassegnazione dello spazio. Si sono sempre appellate alla legge di bilancio del 2020 che prevede che le amministrazioni locali debbano concedere immobili pubblici in comodato d’uso gratuito ad associazioni impegnate “nella promozione della libertà femminile”. Alla fine questo aspetto ha generato un punteggio più alto nel bando e così la Casa delle donne potrà proseguire le sue attività senza spostarsi per altri sei anni.

I volontari de La Baia del Re, che opera nel quartiere Stadera, insegnano italiano agli stranieri e organizzano il doposcuola per i bambini. La sede è di proprietà di Aler, che per un contenzioso legato alla ristrutturazione dell’immobile era intenzionata a procedere allo sfratto. Alla fine, la scorsa settimana, anche quest’associazione ha ottenuto di poter rimanere ancora sei anni alle stesse condizioni di prima e di chiudere le questioni pregresse. Ma a incidere ci sono pure le spese: in tutto bisogna pagare 6.000 euro all’anno.

Problema casa, un problema in via Vivaio

Per il Comune il canone della sede della scuola media di via Vivaio (750.000 euro all’anno), ubicata presso l’Istituto dei Ciechi da più di 40 anni, era troppo elevato. Quando – alla fine del 2021 – il contratto è scaduto, ha deciso di non rinnovarlo. L’ultima delle alternative che Palazzo Marino ha proposto alla scuola è la sede di viale D’Annunzio, occupata in parte già da altri istituti. Nonostante l’edificio non sia stato ritenuto adatto dal consiglio di istituto, l’amministrazione comunale è decisa a elaborarne un progetto per il trasferimento.

Venerdì scorso le commissioni Bilancio-Patrimonio Immobiliare ed Educazioni di Palazzo Marino hanno fatto un sopralluogo proprio nella futura sede. L’hanno visitata anche le famiglie, poco convinte che i propri figli, molti dei quali portatori di disabilità, possano trasferirvisi l’anno prossimo. Sfratti e sfitti, sfitti e sfratti, con la variante degli spostamenti in nuove sedi a volte non proprio congeniali. Il macrotema “immobili” rappresenta senz’altro uno degli impasse più criptici del post pandemia, se non altro perché strettamente connesso alla futura vivibilità della nostra città.

Problema casa, la storia: Attivecomeprima è senza sede

Attive come prima è una onlus fondata all’interno dell’Istituto dei Tumori nel 1973 per sostenere le donne durante e dopo le terapie oncologiche. Dal 1983 la sua sede si trova in via Livigno 3, zona Maciachini. Fino a quando lo stabile era di proprietà comunale l’associazione non pagava l’affitto. Da molti anni è passato alla Regione, ovvero all’ATS, che nel tempo, ha aumentato l’affitto fino a 28 mila euro all’anno. Il contratto è scaduto la scorsa estate ed entro febbraio Attive come prima deve trovarsi una nuova sede. Alberto Ricciuti è medico e presidente dell’associazione.

Di cosa vi occupate?

«Noi supportiamo psicologicamente i pazienti oncologici perché, come diceva Umberto Veronesi, “il cancro è più difficile da estirpare dalla mente che dal corpo”. Nel nostro staff ci sono anche medici di medicina generale che aiutano i malati a gestire gli effetti collaterali della chemioterapia. Inoltre organizziamo sedute di danza e arte terapia, corsi per medici oncologi e infermieri e offriamo un supporto anche i parenti dei malati. Colmiamo quel vuoto che c’è fra l’ospedale e la casa dei pazienti».

Come mai dovete andarvene?

«Allo scadere del contratto, a giugno 2021 ATS ha aperto un bando al quale non ha partecipato nessuno, noi compresi, perché le pretese economiche erano troppo elevate: 30.700 euro all’anno e una fideiussione di 6 anni di anticipo. Alla fine ATS ha deciso di utilizzare l’immobile per realizzare dei propri uffici con i soldi del PNRR, in vista del nuovo piano regionale sulla sanità».

Cosa farete?

«ATS ci ha proposto altre soluzioni non adeguate per noi: sono troppo piccole o situate al primo piano senza ascensore, cosa per noi inaccettabile, dato che ci occupiamo di persone malate. Chiediamo alle istituzioni di aiutarci a trovare una sede adeguata alle nostre caratteristiche, in comodato d’uso gratuito, tenendo conto anche che Attive come prima offre tutti i suoi servizi gratuitamente».

Problema casa, a rischio lo Spazio Baluardo

Situato nel parco Scheibler, a Quarto Oggiaro, Spazio Baluardo è un centro aggregativo nato da un gruppo di giovani, che negli anni ha organizzato attività per tutte le fasce della popolazione del quartiere. Dal 2020 lo spazio si è trasformato anche nella sede della Brigata Volontaria Mario Vargas per distribuire pacchi alimentari, attività che prosegue ancora oggi. Il contratto con il Comune scade alla fine di quest’anno, ma lo scorso autunno l’associazione ha ricevuto un’ingiunzione di sfratto. Aaron Paradiso è il responsabile educativo di Spazio Baluardo.

Quando siete nati?

«Siamo qui dal 2005, grazie a un bando lanciato dalla giunta Moratti. Con l’entrata in vigore della legge anticorruzione dopo i primi sei anni non c’è più la possibilità di proseguire attraverso il tacito assenso. Non discutiamo il principio della trasparenza, però così non si tiene conto della continuità del servizio educativo. Il centro funge anche da ente per la “presa in carico” di minorenni e di adulti che, a seguito di reati commessi, devono svolgere lavori di pubblica utilità. In questo momento abbiamo tredici affidamenti di persone del quartiere».

Perché, se il contratto scadrà a fine anno, l’avviso di sfratto è arrivato già a settembre 2021?

«Perché in questi due anni di pandemia non siamo riusciti a pagare l’affitto. I costi di gestione arrivano a 6.000 euro all’anno».

Negli anni passati come vi finanziavate?

«Attraverso eventi e il tesseramento dei soci. In passato abbiamo usufruito anche del fondo “Attività continuative” erogato dal Comune per associazioni come la nostra in seguito alla presentazione di un progetto, fondo che è stato tagliato a partire dalla giunta Pisapia. Pensiamo che chi decide i punteggi dei bandi molto spesso non conosca bene le realtà che vi partecipano».

Cosa farete?

«Abbiamo chiesto più volte un tavolo di mediazione con Palazzo Marino, ma da settembre non abbiamo più notizie. Da una parte vogliamo andare avanti, dall’altra ci sentiamo abbandonati».

Problema casa, l’intervista a Federico Bottelli: «Un bando può privilegiare chi ha già operato nel quartiere»

Presidente, cosa prevede il piano casa che avete appena approvato?

«Il piano annuale dell’offerta abitativa serve a definire gli alloggi disponibili da mettere a bando nel corso dell’anno, la quota degli indigenti, l’eventuale rilevanza sociale e tutte le iniziative che riguardano l’housing sociale. Nel 2022 destineremo 2.200 case popolari».

Come si stabilisce se un’associazione può utilizzare un immobile in forma gratuita o no?

«Se il Comune ritiene che l’attività svolta dall’associazione sia di interesse pubblico si può prevedere uno sconto sul canone, o addirittura darlo in comodato d’uso gratuito. Le altre realtà pagano un affitto commerciale, ma dipende da caso a caso. A San Siro con Aler abbiamo lanciato un bando per l’utilizzo di cinque spazi vuoti per permettere ad associazioni e negozi di mantenere vivo il tessuto sociale e commerciale, offrendo loro un affitto agevolato».

Ci sono associazioni, come ad esempio lo Spazio Baluardo, che pur svolgendo un’attività che ha un chiaro interesse pubblico, hanno ricevuto l’avviso di sfratto perché durante la pandemia non ce l’hanno fatta a pagare l’affitto e lamentano di non riuscire ad avere un dialogo con il Comune.

«Sono a disposizione a fare da tramite con l’assessore al Bilancio. È chiaro che in generale si può strutturare un bando in modo da privilegiare chi ha già operato nel quartiere».

Il Comune non prevede l’erogazione di altri fondi?

«Innanzitutto si tratta di mappare i propri spazi abbandonati per poterli dare a un canone agevolato, cosa che abbiamo già fatto. Le associazioni possono partecipare a bandi incentrati su progetti specifici – su questo il decentramento dei Municipi svolge un ruolo fondamentale -, dando finanziamenti in pochissimo tempo in modo diretto. Se un’associazione è costretta a rivolgersi al mercato privato, si potrebbero attivare forme di agevolazione per gli affitti».

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