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01. 10. 2022 03:56

Davvero le telecamere di Facebook e Instagram ci spiano?

Cosa sono le videocamere apparse in un comune della Brianza, c'è da preoccuparsi?

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In un comune della Brianza, più precisamente a Triuggio, sono apparse delle telecamere di Facebook e Instagram. A prima vista sembrano dei normali apparecchi per fare riprese, di quelli che se ne vedono installati a bizzeffe in Lombardia e in tutto il mondo: per monitorare il traffico, i furbetti che vogliono passare con il rosso e così via. Ma no, in questo caso non siamo di fronte a delle videocamere che devono riprendere il traffico, ma rimane il fatto che tutto d’un tratto nel piccolo paese di Triuggio, borgo di circa ottomila abitanti, sono apparse delle telecamere di Facebook e Instagram.

Perché a Triuggio ci sono le telecamere di Facebook e Instagram

E dunque la domanda sorge spontanea: perché a Truggio ci sono le telecamere di Facebook e Instagram? Oltretutto su un palo della luce, quasi a mettere soggezione alle persone: non è che Meta, azienda di Mark Zuckerberg proprietaria dei due social network, ci spia? Perché se è vero che sembrano due normali telecamere di sorveglianza o di controllo del traffico automobilistico, è altrettanto vero che esternamente, sulla loro scocca, figurano i loghi dei due già citati social… 

Le telecamere di Facebook e Instagram
Le telecamere di Facebook e Instagram

Ecco a cosa servono le telecamere di Facebook e Instagram 

La verità è che le telecamere di Facebook e Instagram non servono a nulla. O meglio, non per quello a cui tutti pensano, vale a dire riprendere immagini, controllare il traffico e affini. E nessun legame, oltretutto, è riconducibile all’azienda di Mark Zuckerberg, che di fatto non c’entra nulla con questa trovata. Anche se le due telecamere appese a un palo a Triuggio, in provincia di Monza e Brianza, hanno aperto subito il dibattito. 

L’opera d’arte di Michele Penna 

In realtà le due telecamere di Facebook e Instagram sono un’installazione dell’artista Michele Penna. Non riprendono nulla (e quindi nessuna preoccupazione per violazione della privacy e affini) ma il loro scopo, come spesso accade quando ci troviamo di fronte a opere d’arte, è quello di far riflettere. Mettere la pulce nell’orecchio (nell’occhio, verrebbe quasi da dire in questo caso…) alle persone riguardo l’utilizzo smodato dei social network e come questo possa esporre a svariati rischi la privacy. 

L’ennesima provocazione di Michele Penna

L’opera d’arte di Michele Penna si chiama «Watch Me».  L’artista, però, in passato aveva già prodotto opere irriverenti o comunque che facevano parlare: nel Bosco del Chignolo sugli alberi sono presenti dei pulsanti per invitare la popolazione a riflettere sul rapporto fra l’uomo e la natura. E l’anno scorso, a Milano in piazza Argentina, comparve un cellulare gigante alto due metri, lungo uno e mezzo e profondo 10 centimetri. Anche in quel caso l’opera «The prison?», realizzata assieme a Riccardo Gaffuri, voleva stimolare una riflessione, su un mezzo che durante la pandemia ci ha consentito di restare in contatto con tanta gente ma del quale abbiamo anche abusato.

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