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30. 11. 2022 20:59

Ucciso a Figino Vittorio Boiocchi, capo ultrà dell’Inter. La Curva abbandona San Siro

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Vittorio Boiocchi, capo ultrà dell’Inter, 69 anni, è stato ucciso dopo essere rimasto gravemente ferito in una sparatoria avvenuta a Figino, periferia Ovest di Milan. Boiocchi, pluripregiudicato, con 26 anni di carcere alle spalle, è stato raggiunto da tre colpi di arma da fuoco al torace in via Fratelli Zanzottera, non lontano dal suo domicilio. E morto poco dopo il ricovero all’ospedale San Carlo dove era arrivato in condizioni già disperate. Sull’omicidio indaga la squadra Mobile della questura guidata da Marco Calì.

Boiocchi, la morte del capo ultrà dell’Inter

L’agguato è avvenuto poco prima della partita Inter-Sampdoria allo stadio San Siro. La Curva Nord ha ritirato gli striscioni durante la partita, non ha più cantato e alla fine del primo tempo si è svuotata. Nel maggio di quest’anno la Cassazione aveva bocciato il ricorso di Boiocchi, che aveva ricevuto 5 anni di daspo dopo gli scontri che avevano preceduto Inter-Napoli del 2018, durante i quali perse la vita Dede Belardinelli. L’allora capo ultrà doveva rimanere, nei giorni in cui l’Inter giocava al Meazza, a due chilometri dallo stadio di San Siro. Il provvedimento era arrivato a metà del 2021, quando la questura aveva richiesto nei confronti di Boiocchi una misura di sorveglianza speciale per la durata di due anni e due mesi, con annesso divieto di avvicinamento a San Siro.

Boiocchi, la curva dell’Inter lascia San Siro

Dopo essere stato in galera per parecchi anni, appena tornato a piede libero, nel 2021 era stato colto sul fatto e arrestato dagli agenti della Squadra mobile, trovato in possesso di una pettorina della guardia di finanza, un taser, una pistola non immatricolata con munizioni, un coltello e manette. L’attrezzatura, questo il sospetto delle forze dell’ordine, serviva per un’estorsione. Boiocchi era stato anche indagato nell’inchiesta della Procura di Milano che aveva portato all’arresto di tre persone per tentata estorsione aggravata. I delinquenti avevano chiesto due milioni di euro a un imprenditore, titolare di una ditta che offre servizi di pulizie negli appalti sanitari. «Tu devi fare quello che ti diciamo noi, altrimenti ti ammazziamo», le minacce degli arrestati. E ancora: «Fai il bravo, conviene a tutti».

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