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Milano
24. 05. 2022 17:29

Vento a Milano, tutto normale? Il punto di vista dell’esperto

Il vento a Milano ha colto impreparata la città: nonostante l'intensità dell'evento atmosferico, è tutto normale? Il punto di vista del presidente della Società meteorologica italiana, Luca Mercalli

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Nella giornata di ieri il vento a Milano ha causato numerosi danni e feriti: il tetto della Stazione Centrale è stato scoperchiato, anche il Castello Sforzesco è stato danneggiato e soprattutto alcune persone sono ricoverate in gravi condizioni in ospedale. Il presidente della società meteorologica italiana, Luca Mercalli, ha spiegato in un’intervista al Corriere i motivi di questo fenomeno improvviso.

Vento a Milano, Mercalli: «La presenza di Favonio non è un evento eccezionale»

L’arrivo del foehn, o favonio che dir si voglia, non è un evento eccezionale. «In questo periodo dell’anno è normale possa soffiare dalle Alpi e raggiungere la Pianura Padana – ha dichiarato Luca Mercalli -. Si tratta di un episodio che può verificarsi anche più volte durante l’inverno ed è piuttosto ordinario per un climatologo, anche se l’evento di ieri è stato di grande intensità. E con un forte impatto emotivo sulle persone per i danni che ha provocato a persone e cose».

vento a milano

Oltre il vento a Milano, fanno riflettere anche le temperature anomale dell’ultima settima. «Le statistiche sulle temperature hanno ormai due secoli di storia – ha aggiunto il climatologo -: è accaduto spesso in questo periodo dell’anno, sempre per effetto del vento che arriva dalle Alpi».

Tuttavia i pericolosi segnali del cambiamento climatico sono comunque ben presenti. «L’esempio è quello delle temperature – ha chiarito Mercalli -: prima del 2003 non si sono mai superati i 40 gradi in Pianura Padana mentre nel futuro prossimo ci dovremmo abituare a picchi di questo genere ogni estate fino ad arrivare ai fatidici 50 gradi a fine secolo. Questa è la degenerazione del clima che ci dovrebbe allarmare».

Gli effetti del riscaldamento li possiamo ormai già osservare. «Oltre all’innalzamento delle temperature medie, la siccità sempre più frequente – ha sottolineato l’esperto -: questa è la “febbre” che sta colpendo l’Italia come qualsiasi altro angolo del pianeta. E il suo contraltare: le alluvioni che sui territori cementificati diventano devastanti».

Sorge spontaneo chiedersi quale sia la soluzione per invertire la tendenza e purtroppo la risposta è per certi versi utipistica. «Parlando solo di Pianura Padana la soluzione è semplice – ha concluso Mercalli -: basterebbe non costruire un metro quadro di cemento in più ma purtroppo la tendenza è all’opposto»

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