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19. 08. 2022 14:15

Accademia Ucraina di Balletto, le allieve si diplomano e avvertono: «La guerra non va in vacanza»

Dopo quattro mesi esatti, le allieve di Kiev cercano di immaginare un futuro tutto da costruire

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Questa è la storia di un’amicizia, della danza che salva. Del presente che conta più del futuro. Perché, a volte, il futuro non si può nemmeno immaginare. Ma questa è anche una storia strettamente legata agli ultimi quattro mesi: quattro mesi di una guerra dove permane nebbia fitta su tanti perché. Nebbia fitta mentre tante vite erano costrette a cambiare, a riscrivere – lì, sì – il loro futuro in tempi strettissimi. Pena la vita. Qui entra in scena, è proprio il caso di dirlo, Caterina Calvino Prina, direttrice dell’Accademia Ucraina di Balletto di Milano.

Che non ha avuto alcun dubbio: con una guerra in corso, la priorità era quella di accogliere i giovani allievi dell’Accademia Statale di Kiev per permettere loro di continuare a studiare gratuitamente. Lo hanno fatto, lo stanno facendo. Vorrebbero continuare a farlo: «A breve tenteremo di riaccendere l’attenzione sull’emergenza anche grazie ai social network. Avevo già utilizzato il mio account personale di Facebook per raccogliere aiuti ed ospitalità per queste ragazze. Lo rifaremo anche per dare respiro e cambio a chi ha già aiutato. La guerra non va in vacanza, è bene ricordarlo».

Accademia Ucraina di Balletto, intervista alla direttrice Caterina Calvino Prina

Com’è cambiata la percezione sulle vostre attività negli ultimi tempi?
«All’inizio c’era tanta curiosità, anche da parte di conoscenti. Ho percepito sicuramente maggiore attenzione sull’emergenza ucraina, anche se è normale vederla calare nel momento in cui sono passate tante settimane. La parole “fine”, su questa guerra, non si vede ancora. C’è ancora tanta incertezza, difatti Irina (Skrypnik, una delle insegnanti arrivate dall’Ucraina e la prima a chiedere aiuto a Calvino Prina, ndr) non sa ancora quale possa essere il suo futuro, ma sa che sarà difficile tornare indietro senza alcuna condizione di sicurezza. La mamma di Vasiliza Nikiforova, una delle nostre alunne, ha dovuto farlo ed è rimasta impressionata dalla totale impassibilità dimostrata dai residenti nei confronti dei missili: ormai non si ha più paura. È la “nuova” normalità».

Come vi siete organizzati con l’accoglienza in questi mesi?
«Vasiliza, Violetta Gurko, Vladislava Palashovskaia e Anastasia Bakum sono state le prime ragazze che abbiamo accolto, anche se la prima in assoluto è stata una mamma di una nostra allieva, ucraina, prelevata dalla stazione e subito portata al sicuro qui da noi. I social network sono stati fondamentali: ricevevo in continuazione , di giorno e di notte, messaggi e chiamate da parte di chi vorrebbe raggiungerci in Accademia».accademia ucraina di balletto

Ed oggi?
«Anche. Prima dell’estate tenteremo di riaccendere online l’attenzione sull’emergenza. Avevo già utilizzato la pagina Facebook dell’Accademia per raccogliere aiuti ed ospitalità per queste ragazze. Lo rifaremo anche per dare respiro e cambio alle famiglie che ci hanno già aiutato parecchio. La guerra non va in vacanza, è bene ricordarlo».

E dalle istituzioni?
«In realtà non abbiamo avuto il tempo di raggiungere tutti gli organi competenti. La nostra vita accademica è andata avanti, nonostante tutto: con quattro spettacoli al Teatro degli Arcimboldi, tanti appuntamenti in veste di ospiti nelle raccolte di fondi organizzate in poco tempo, non ci siamo mai fermati. C’è chi ci vuole aiutare sulle pratiche da sostenere, ma ci vorrebbe del personale preparato su questo. Siamo stati occupati anche con gli esami per i diplomi: far coincidere tutto non è stato semplice. Per questo abbiamo bisogno di aiuto».

Come siete riusciti a sostenere tutti gli impegni?
«Parlerei di “autosostentamento”. Molto è stato fatto attraverso la generosità di alcune famiglie, grazie alle quali abbiamo raccolto fondi per attività indispensabili: banalmente ci hanno coperto i costi dei costumi, tra body e scarpette da ballo. Il Gruppo Pellegrini, invece, ha contribuito nell’offrire tutti i pasti alle ragazze».

Cosa direbbe a potenziali contribuenti per convincerli a perorare la vostra causa?
«Queste esperienze migliorano inevitabilmente la vita dei giovani. Ho percepito molti benefici anche nei nostri iscritti italiani. Durante il discorso motivazionale che precedeva lo spettacolo agli Arcimboldi, ho detto a tutti di dimenticare ansie e preoccupazioni sul costume o sull’esibizione e di chiudere gli occhi per pochi secondi».

Poi?
«Ho detto loro di immaginare di non poter tornare più a casa l’indomani, come stava ormai accadendo abitualmente a 23 di loro: gli spettacoli sono stati i migliori della stagione. Si è trattata di una spinta educativa fondamentale, di una lezione di vita sana: facciamo del bene non solo a loro, ma anche a noi».

Accademia Ucraina di Balletto di Milano
Via Quadronno 23, Milano
02.58.31.63.96
accademiaucraina.it

Accademia Ucraina di Balletto, quattro alunne ucraine neodiplomate raccontano i mesi che le hanno cambiate per sempre

«Da un momento all’altro hanno sentito gli aerei volare sopra le loro teste. Erano a Kiev, a poca distanza dall’aereoporto e i missili, per poco, hanno mancato le loro case». Così Caterina Calvino Prina, traduttrice d’eccezione, racconta per noi quello che – giusto quattro mesi fa – hanno dovuto vivere l’insegnante di danza – e grande amica – Irina Skrypnik e le prime quattro alunne che – da poco maggiorenni – si sono da poco diplomate all’Accademia Ucraina di Balletto di Milano: Vasiliza Nikiforova, Violetta Gurko, Vladislava Palashovskaia, Anastasia Bakum.

«Per nascondersi – prosegue Calvino Prina –, Irina ha passato sette giorni in metropolitana, fino a quando non ha ricevuto un mio messaggio che la invitava a tornare in Italia. Dopo qualche giorno ha accettato, ma in stazione ha trovato una situazione abbastanza complicata, fra treni che non partivano o che non aprivano le porte. Per miracolo è riuscita a salire su un treno verso Ivano-Frankivs’k, città ad Occidente, per poi proseguire verso Praga, grazie all’aiuto di alcuni colleghi: il mondo della danza ti permette di avere contatti ovunque».

Una volta arrivata a Milano, Irina e Caterina si sono ritrovate: «Non succedeva da quindici anni». Poi Calvino Prina si imbarazza: «Non vorrei tradurre, perché sembra che mi faccia i complimenti da sola… Dicono di essersi sentite subito accolte in maniera straordinaria, quasi fossero delle figlie. Alcune ragazze, poi, si sono esibite a pochi giorni dal loro arrivo al Galà Danza per l’Ucraina, all’EcoTeatro lo scorso 19 marzo».

accademia ucraina di balletto

Una nuova vita
«Grazie a Suor Miranda Moltedo, l’Istituto delle Marcelline ha organizzato in sede delle utilissime lezioni di italiano per le ragazze, oggi tutte maggiorenni. Vasiliza ed Anastasia sono arrivate qui passando al confine con Lvov, Leopoli, affidate alle cure della mamma di Vasiliza. Hanno atteso al freddo per nove il pullman del viaggio verso la Polonia, per poi raggiungere l’Italia in treno. La sola preoccupazione di quei momenti di attesa erano che le si congelassero i piedi. Era fine febbraio, non si riusciva a pensare ad altro».

Per Violetta e Vladislava la strada è stata un po’ diversa: «Hanno affrontato il viaggio in macchina, impiegando più tempo del dovuto anche a causa dei tanti controlli riservati a documenti e bagagli. Dopo una sosta forzata per il coprifuoco, dove hanno potuto usufruire dell’ospitalità di una generosa famiglia che l’hanno accolte, hanno raggiunto il confine passando da Francoforte. Si sono, poi, ricongiunte con Irina, ma sono arrivate in Italia provate dallo stress di mille spostamenti. Essersi ritrovate fra compagne e con la propria insegnante è stato fondamentale per loro. Non solo sono riuscite a scappare, ma hanno mantenuto la possibilità di continuare gli studi».

Il diploma
«Lo scorso 10 giugno hanno conseguito finalmente il diploma, fondamentale per affrontare le prime tournée lavorative. Ad oggi – prosegue Calvino Prina – sono molto preoccupate perché non hanno chiaro quale sarà il loro futuro, ma al momento prevale la felicità per il traguardo raggiunto. Dopo una formazione di classico e moderno durata più di sette anni, a Milano hanno anche imparato a lavorare con maggiore intensità, avendo a disposizione più ore di studio in discipline specifiche».

Adesso la tournée: «In Olanda, insieme allo United Ukrainian Ballet, saranno impegnate fino a gennaio prossimo». E poi? «Non ci pensano: sono focalizzate su un passo alla volta, anche se la speranza è quella di riuscire a sostenere, nel frattempo, altre audizioni. Anche Irina non si pone domande sul futuro. Sa solo che non tornerà in Ucraina».

«Nessuno poteva aspettarselo»
«Per Irina non esiste un ucraino che si potesse aspettare una cosa del genere. Il sopraggiungere del conflitto ha sorpreso tutti, nonostante le tensioni già presenti sul territorio da diverso tempo. Sono stati 80 anni senza sapere cosa fosse la guerra, sono cresciute intere generazioni senza immaginarlo. Hanno vissuto sempre in pace, anche se negli ultimi tempi i mezzi d’informazione paventavano questo possibile orizzonte. Ma tutti erano lontani dal considerarlo una possibilità concreta». Quattro mesi dopo, è totalmente un’altra vita.

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