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Milano
07. 12. 2021 10:33

Camici in Lombardia: indagato Attilio Fontana

Fontana il 7 giugno aveva affermato: «Dalla Regione non è stato eseguito nessun pagamento per quei camici e l’intera fornitura è stata erogata dall’azienda a titolo gratuito. Non sapevo nulla della procedura attivata e non sono mai intervenuto in alcun modo. Durante il periodo di crisi, appurato che da Roma non sarebbero mai arrivati in tempo gli aiuti, Regione Lombardia è stata costretta ad incaricare la propria centrale acquisti, ARIA spa, per assicurare l’approvvigionamento di forniture e servizi per fronteggiare l’emergenza ricorrendo all’istituto della procedura negoziata ex art. 53 d.lgs. 50/2016 Codice degli appalti». Cosa è cambiato?

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Il governatore della Lombardia Attilio Fontana risulta indagato dalla Procura di Milano nell’inchiesta sulla fornitura da mezzo milione di euro di camici e altri dispositivi di protezione da parte della società Dama SpA gestita dal cognato Andrea Dini.

Camici in Lombardia: indagato il governatore Attilio Fontana

Roberta Dini, moglie del presidente della Lombardia, detiene una quota della società del fratello pari al 10%. L’iscrizione nel registro degli indagati è arrivata nella giornata in cui è stato interrogato Filippo Bongiovanni, il dg dimissionario di Aria SpA (la centrale acquisti regionale) indagato per turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente, assieme allo stesso Andrea Dini.

Bongiovanni avrebbe fornito la sua versione dei fatti affermando che Regione Lombardia e Aria SpA, in piena emergenza, hanno operato in uno stato quotidiano di necessità. L’ormai ex dg, ha anche messo a verbale dettagli concreti sugli sforzi fatti, a suo parere, dalle strutture regionali nell’emergenza.

Secondo le indagini, quell’affidamento diretto senza gara della fornitura, che risale al 16 aprile, sarebbe avvenuto in conflitto di interessi e l’ordine sarebbe poi stato trasformato in donazione solo il 20 maggio, dopo che la trasmissione Report iniziò ad indagare sulla vicenda.

Di conseguenza, Dama avrebbe voluto guadagnare provando a vendere 25mila camici (dei 75mila totali e di cui 50mila donati) anche a fine maggio con un prezzo di 9 euro a camice (al posto di 6 euro, prezzo proposto ad Aria).

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