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27. 01. 2022 00:56

Discoteche aperte al 35% della capienza: “Vogliamo l’80%, così non possiamo lavorare”

Il Cts dice sì, ma i gestori non ci stanno: «I costi saranno insostenibili»

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Il Comitato Tecnico Scientifico ha detto sì alle discoteche aperte al 35% della capienza totale, ma le aziende non ci stanno e minacciano di non riaprire proprio se non verrà loro concessa una riapertura all’80% della capienza. Non c’è pace, dunque, per uno dei settori economici maggiormente colpiti dalla pandemia, quello delle ludoteche. 

Discoteche aperte al 35% della capienza, scatta subito il caos

Attori in campo, in questo caso, il Cts da una parte e le aziende che gestiscono le discoteche dall’altra. Il primo ha detto sì discoteche aperte al 35% della capienza totale. Le seconde, però, dicono no: serve almeno l’80%, altrimenti riaprire sarebbe controproducente e inutile dal punto di vista economico. E pensare che ormai si parla di un settore fermo da marzo 2020, ultimo periodo in cui si potè danzare al chiuso. Per ora si aspetta l’ufficializzazione dell’inserimento di tale proposta nel prossimo decreto, che amplierà le percentuali di capienza di teatri, cinema, stadi. Ma ad alzare più di un sopracciglio sono i rappresentanti delle piccole imprese della notte. 

Il mondo degli eventi notturni non ci sta 

Il promo ad alzare la voce è Roberto Capobianco, presidente di Conflavoro Pmi: «Il mondo degli eventi notturni non esiste più, spazzato via anche perché, purtroppo, gli aiuti a sostegno dei gestori delle discoteche non sono lontanamente sufficienti a evitare le tante chiusure già definitive di queste attività. Parzialmente positiva, ora, la notizia delle riaperture, perché se scendiamo nel dettaglio, scopriamo facilmente che molte realtà continueranno, per forza di cose, a restare chiuse o si vedranno costrette ad aumentare a dismisura i prezzi dei propri servizi o a ridurre drasticamente il personale. Il motivo è lampante: a queste condizioni i costi per i gestori saranno insostenibili ». 

Scende in campo anche la Siae

Scetticismo permane anche da parte della Siae, la società italiana autori ed editori: «Le condizioni poste dal Cts per la riapertura delle discoteche la rendono di fatto impossibile, e suonano surreali le dichiarazioni entusiaste sul “primo passo”, dato che nella sostanza non c’è nessun passo – si legge nella nota diffusa – i costi di gestione di un locale sono troppo ingenti per poter riaprire con gli introiti di un 35% di capienza. In alternativa, i gestori sarebbero obbligati a praticare prezzi inaccessibili ai più. Sarebbe stato più onesto dire ‘non ci sono le condizioni, non si può riaprire’, ma con i dati sule vaccinazioni sarebbe stato difficile da motivare».

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