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17. 05. 2022 02:24

Giorno del Ricordo, mistificare il passato non ci aiuterà a costruire il futuro

Puntualmente come ogni anno il Giorno del Ricordo è un'occasione ghiotta per movimenti revanscisti di estrema destra. Peccato che quest'anno a cadere nell'errore della mistificazione della storia sia stato addirittura il Ministero dell'Istruzione

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Oggi, giovedì 10 febbraio, si celebra il Giorno del Ricordo, la commemorazione istituita nel 2004 per ricordare le vittime delle foibe. Una ricorrenza che ormai da decenni accende il dibattito politico e dà linfa vitale al revanscismo dell’estrema destra, che puntualmente ogni anno offre un resoconto distorto di quanto realmente accadde nella delicata fase dell’esodo dalmata-istriano. Quest’anno a gettare benzina sul fuoco ci ha pensato anche la circolare del Miur inviata ai Dirigenti e ai Coordinatori didattici delle Istituzioni Scolastiche.

Giorno del Ricordo, la circolare del Miur: «Gli italiani come gli ebrei»

«Il “Giorno del Ricordo” e la conoscenza di quanto accaduto possono aiutare a comprendere che, in quel caso, la “categoria” umana che si voleva piegare e culturalmente nullificare era quella italiana – si legge nella circolare -. Poco tempo prima era accaduto, su scala europea, alla “categoria” degli ebrei. Con una atroce volontà di annientamento, mai sperimentata prima nella storia dell’umanità. Pochi decenni prima ancora era toccato alla “categoria” degli Armeni».

foibe giorno del ricordo
foibe

Il Miur effettua così un parallelismo a dir poco gravissimo: equiparare i genocidi di ebrei ed armeni alle vittime delle foibe.  Il fatto è ancor più grave proprio perché l’ente preposto all’istruzione dei nostri ragazzi attua una mistificazione grossolana della storia e fa il gioco dell’estremismo di destra volenteroso più che mai di addolcire le ombre del suo passato.

La morte dei civili durante una guerra è sempre una tragedia immane, ma la storia va letta con cognizione di causa e contestualizzata. In primis i numeri delle foibe non hanno nulla a che vedere con quelli del genocidio armeno ed ebreo. Contro queste popolazioni fu perpetuato un vero e proprio tentativo di annientamento.

Una mistificazione della storia che non fa bene al domani

Tutt’altra storia è invece quella legata alla vicende del confine dalmata-istriano. In quest’area gli italiani avevano condotto per tutto il ventennio fascista un’opera di italianizzazione forzata. Con la seconda guerra mondiale poi, le camicie nere avevano preso il controllo della Dalmazia costruendo anche numerosi campi di concentramento, dove morirono migliaia di slavi per le condizioni estreme a cui vennero sottomessi.

L’esercito jugoslavo dopo 5 anni di occupazione nazista e fascista riuscì a liberarsi autonomamente dall’ invasore (unico esercito a non aver ricevuto nè l’aiuto dei soldati alleati, nè tantomeno di quelli sovietici). Non è difficile pensare che ci siano stati atti di vendetta al termine della guerra: un sentimento, che chi più e chi meno, ha coinvolto tutti i partecipanti al conflitto mondiale.

Raccontare il Giorno del Ricordo equiparando gli italiani a delle vittime sacrificali è qualcosa di pericolosamente fuorviante. Si continua a protrarre il falso mito degli “Italiani brava gente” e si sostiene una retorica violentemente nazionalista. E che lo faccia la scuola pubblica è qualcosa di inammissibile.

 

 

 

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