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24. 07. 2024 05:36

Milano Pride, diritti in technicolor: l’Arco si tinge di arcobaleno (anche) per l’approvazione del DDL Zan

Domani il clou del Pride 2021 all’Arco della Pace. Obiettivo, forte e chiaro: approvare il ddl Zan

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Dopo lo stop dello scorso anno dovuto al Covid, il Milano Pride avrà il suo momento clou domani pomeriggio. Appuntamento alle 16.00 all’Arco della Pace, in presenza, con le misure di sicurezza del caso come distanziamento e mascherine, con il tema “Ripartiamo dai diritti”.

Tutti insieme per il DDL Zan

Primo obiettivo, forte e chiaro: sostenere l’approvazione del ddl Zan, contro l’omotransfobia. «È un’edizione in cui ci impegneremo alla divulgazione onesta e puntuale di quanto questa legge sia necessaria», ha sottolineato Tiziana Fisichella, coordinatrice del Milano Pride. Dal palco si leveranno le voci delle associazioni del Coordinamento Arcobaleno, il coordinamento delle associazioni LGBTQIA+ di Milano e Città metropolitana.

Ci saranno anche rappresentanti delle istituzioni e momenti di intrattenimento, con i presentatori Annie Mazzola, Dario Spada e Daniele Gattano e la presenza di numerosi ospiti fra cui Alessandro Zan. Anche quest’anno Angelo Cruciani ispirerà un flash mob, per ribadire l’urgenza dell’approvazione del ddl Zan.

L’appello della comunità LGBTQIA+

Nel documento programmatico del Pride Milano si rimarca come quest’anno la comunità LGBTQIA+ italiana festeggi il 50esimo anniversario dalla prima manifestazione pubblica e dalla nascita del movimento di rivendicazione dei diritti LGBTQIA in Italia.

«È tempo di andare avanti con determinazione perché le famiglie omogenitoriali, le coppie same-sex, le persone transgender, non binarie e gender non conformi, le persone della comunità LGBTQIA+ tutte, attendono ancora risposte, a livello istituzionale nazionale e locale, per tutte le volte in cui i diritti sono ancora disattesi, nella propria vita familiare, sul lavoro, nella vita pubblica, a scuola, per la propria salute – si legge nel manifesto –. Se il Paese deve ripartire, se Milano deve ripartire, ripartiamo tuttə insieme». Strigliata dura nei confronti del Comune che, dicono i promotori, «solo in un primo momento ha voluto vederci e rispettarci con coraggio».

Da qui l’appello: «Chiediamo di ritrovare quel coraggio e continuare a trascrivere sui certificati di nascita dei nostri bambini i nomi dei loro genitori. Di entrambi i genitori. Che si tratti di un uomo e una donna, di due donne o di due uomini».

E ancora: «In Lombardia, a Milano, i servizi sanitari dedicati alle persone che devono affrontare un percorso di transizione di genere sono assolutamente carenti. Il sistema è così complesso da non riuscire ad adattarsi alle esigenze della realtà locale e a dare risposte efficaci».

Palazzo Marino si tinge di arcobaleno

Intanto, nonostante le parole dure delle associazioni, Palazzo Marino si accende con i colori dell’arcobaleno. Per la prima volta l’illuminazione durerà fino a domani: dal tramonto fino all’alba la facciata della sede istituzionale del Comune, in piazza della Scala, si tinge dei sei colori della bandiera arcobaleno, come segno di vicinanza e sostegno dell’amministrazione alla comunità LGBTIQA+ milanese.

L’iniziativa è resa possibile grazie al supporto di cinque aziende del tech, Ebay, Facebook, Google, Spotify, Tik Tok, che promuovono e sostengono anche le attività di Casa Arcobaleno, ambiente protetto che accoglie i giovani discriminati dalle famiglie di origine per il loro orientamento sessuale, l’identità di genere o per il percorso di transizione avviato.

5 domande all’avvocato Marco Loche: «Garantire l’uguaglianza:è questo lo spirito del ddl Zan»

«Fermate la legge, viola il Concordato» è ciò che in sintesi ha voluto dire monsignor Paul Richard Gallager – di fatto il ministro degli Esteri del Vaticano – presentando una nota verbale all’ambasciatore italiano presso la Santa Sede.

La richiesta è un unicum nella storia dei rapporti tra lo Stato e la Chiesa e ha sollevato un prevedibile polverone. L’avvocato milanese Marco Loche prova a fare chiarezza su cosa realmente cambierà a livello giuridico con l’approvazione del ddl Zan. E su quanto di fondato ci sia nel “chiacchiericcio” intorno al testo di legge.

Partiamo dalla questione Vaticano-ddl Zan. Perché la Chiesa ha deciso di intervenire?
«I dubbi della Santa Sede sul ddl Zan si muovono intorno a due aspetti. Il primo è l’istituzione di una giornata nazionale contro l’omotransfobia. Il testo di legge prevede che, in tale occasione, anche le scuole svolgano alcune iniziative legate al tema dell’inclusione sociale. Tuttavia, il decreto non fa distinzione tra scuole pubbliche e paritarie. Di conseguenza si teme che la celebrazione delle giornate venga imposta anche negli istituti gestiti da religiosi».

E il secondo aspetto?
«In alcuni passaggi le Sacre Scritture trattano l’omosessualità con un’accezione negativa. Sono ovviamente testi che non possono essere contestualizzati alla realtà attuale, ciò nonostante la Chiesa teme che in qualche modo venga limitata la libertà di pensiero dei ministri di culto».

Quanto sono fondate certe preoccupazioni?
«Direi per nulla. Il ddl Zan non è né una legge liberticida, né orientata verso la censura. Semplicemente colma un vuoto normativo».

In che senso?
«La legge Mancino del 1993 ha introdotto la circostanza aggravante per i reati di odio razziale, etnico e religioso, ovvero crimini non semplicemente rivolti al singolo, ma ad un’intera categoria. Il ddl aggiunge nuovi elementi circostanziali che fanno riferimento al sesso, al genere, all’orientamento sessuale, all’identità di genere e alla disabilità, la “grande dimenticata” del dibattito sulla legge».

Quindi perché secondo lei andrebbe approvata?
«Il ddl va a modificare gli articoli 604 bis e ter che rientrano nella sezione “Dei delitti contro l’uguaglianza” del Codice Penale. E proprio in questo titolo emerge lo spirito del decreto, ovvero garantire l’uguaglianza. Non si possono trattare tutti i delitti allo stesso modo, anche se la condotta del reato è la stessa. Mi spiego meglio: picchiare una persona per un diverbio non è come picchiare una persona in quanto gay. In quest’ultimo caso la pervasività di certe azioni può istigare all’odio contro una categoria e accrescere l’allarme sociale. Per tale motivo è necessaria una pena più severa».

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