24.6 C
Milano
18. 05. 2022 22:23

Da Milano alla Romania per aiutare i profughi ucraini: prosegue il viaggio del consigliere comunale Giungi

Il racconto del consigliere milanese Alessandro Giungi volato in Romania per aiutare i profughi ucraini tra le tende allestite dal progetto Arca

Più letti

Riportiamo qui di seguito il racconto spedito dal consigliere di Milano, Alessandro Giungi, attualmente in Romania con il progetto Arca per fornire aiuto umanitario ai profughi ucraini che scappano dal confine.

Una trasferta di solidarietà

La giornata prosegue con tanto entusiasmo tra il montaggio di una maxi tenda e l’aiuto nell’organizzazione della vita del campo. Arriva poi la sera e si cena tutti assieme prima di andare a dormire negli spogliatoio del campo da calcetto che si trova nel campo. Si riposa su materassi a terra o su brandine, con la bandiera della pace che ho appeso ad una parete e che è l’ultima cosa che vedo prima di addormentarmi.

Questa mattina sveglia all’alba perché dobbiamo andare con la Onlus Remar al campo profughi aperto dalla protezione civile rumena a Syrat. Il campo, presidiato dalla polizia e in cui si può accedere solo se autorizzati, ci accoglie con tante tende blu allineate le une alle altre, sono riscaldate e possono contenere fino a 400 ospiti. Al momento ci sono una cinquantina di donne e bambini ucraini ma il turn over è continuo: dopo l’identificazione si riparte subito per i vari Paesi dell’Unione Europea. Il vero problema è il freddo terribile: sotto zero, nevica e tira un vento siberiano. Ci impegniamo nel montaggio di una struttura che servirà per la primissima accoglienza con la distribuzione di thè, caffè e generi alimentari.

Dopo un paio di ore si avvicina una responsabile della protezione civile rumena che ci chiede se possiamo accompagnare una famiglia di 7 persone al campo di Milisauti (mamma, nonna, zia e 4 bambini dai 3 ai 10 anni), quello dove abbiamo la nostra base. Ovviamente rispondiamo di sì e i visi provati ma bellissimi di questa famiglia si aprono in un grande sorriso. In memo di 20 minuti organizziamo il trasporto. La mamma ci racconta che sono tutti diretti a Benevento, perchè lì hanno dei parenti. Non aggiunge altro. È veramente provata e stanca.

Mentre Simone accompagna la famiglia a Milisauti io resto con Silvio e Samuele a finire di montare il tendone, anche se la logistica non è esattamente il mio forte…Abbiamo finito il nostro lavoro e ce ne andiamo portando con noi gli occhi stanchi e le facce stravolte dei tanti bambini che abbiamo visto passare vicino a noi. Nessuno piangeva. Sono finite anche le lacrime a questi bambini, che da un giorno all’altro si sono visti portare via tutto: amici, scuola, casa, spesso i genitori.

Nel frattempo al campo di Milisauti c’è una piccola emergenza: è saltata una consegna di cibo e allora la decisione è presto presa: ci fermiamo in una pizzeria sul posto e ordiniamo 100 tranci di pizza. All’ordinazione il pizzaiolo strabuzza gli occhi e se lo fa ripetere 3 volte…Arriviamo e subito la pizza si dimostra graditissima, soprattutto dai più piccoli! Dopo pranzo sento delle urla provenire dal campo di calcetto: sono due bambini ucraini che stanno giocando a calcio e allora basta un’occhiata con Nicolas, operatore di Progetto Arca, per lanciare subito una sfida.

Ma la partita prende subito una brutta piega e perdiamo 3 a 0…del resto l’Ucraina è la patria di uno dei più grandi attaccanti di tutti i tempi: Andriy Shevchenko! Nell’uscire dal campetto vedo una signora e così iniziamo a parlare in inglese: si chiama Alina e i due ragazzini sono suo figlio e suo nipote. Alina è fuggita dall’Ucraina con loro due e un altro nipotino di 8 anni, con la mamma, la nonna e due sorelle.

La sua città è a solo un’ora di viaggio dal confine romeno ma è stata bombardata più volte e nessuno più sopportava di vivere con l’angoscia di morire sotto le macerie. Per fortuna il suo ex marito vive a Valencia e si è detto disponibile a ospitarli tutti. Ma il pensiero va a suo padre che ha 69 anni e che ha rifiutato di lasciare l’Ucraina, con la motivazione che vuole morire per e nel suo Paese. Alina è veramente angosciata per quello che potrà succedere a suo padre ma sollevata di aver messo al sicuro tutto il resto della famiglia. Ci salutiamo con un abbraccio.

In breve

Milano, al Giambellino arrivano i lampioni smart contro rifiuti e soste irregolari

Una nuova ed impensabile nuova arma per contrastare i furbetti dei rifiuti: a Milano, per la precisione al Giambellino,...