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06. 12. 2021 12:49

Milano, una zona gialla piena di incognite: si riparte tra dubbi e preoccupazioni

Le riaperture non convincono tutti. Tra scuole, trasporti, ristoranti ed eventi regna l’incertezza

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Si ritorna in zona gialla dopo la parentesi di febbraio (per alcuni migliore di quella di oggi), ma in città non ci sono manifestazioni di giubilo. Al contrario sembrano prevalere i malumori, si sottolineano le criticità e si trascurano i benefici del provvedimento. Gli scontenti sono di due tipi: ci sono coloro che reputano troppo blande le riaperture e, all’opposto, quelli che le considerano eccessive e pericolose. Che dire, il milanese è “mai content”, è fatto così.

Istituti. Vediamo un po’ l’elenco delle doglianze. Dopo mesi di interminabile didattica a distanza le scuole riaprono al 70%. Tutto bene? No secondo Chiara Ponzini, portavoce di Priorità alla Scuola Milano: «Saremmo potuti tornare al 100% se avessimo fatto gli investimenti sulla sicurezza sanitaria che chiediamo dall’anno scorso. Per tornare in aula non basta una circolare e nonostante gli sforzi dei singoli presidi poco è stato fatto: non sono state aumentate aule o aggiunti insegnanti, tampone e tracciamento sono una chimera, la riorganizzazione dei trasporti è stata fatta fino a un certo punto».

scuola
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Commercio. Delusione anche nel mondo del commercio che pure registra novità importanti nel settore della ristorazione: riaprono i locali sia a pranzo che a cena negli spazi all’aperto. Ma non basta, secondo una stima dell’Ufficio Studi di Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza l’apertura serale all’aperto per i pubblici esercizi non compensa i mancati ricavi delle attività di ristorazione e bar: a Milano per il 50% delle imprese non cambierà di fatto nulla.

Tant’è che secondo il segretario generale di Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza Marco Barbieri «quella che tutti chiamano ripartenza sarà, dal punto di vista economico, soltanto una mezza ripartenza».

Consumatori. Molto negativa la reazione del Codacons che con il presidente nazionale Marco Donzelli denuncia «il fallimento dell’idea del Presidente del Consiglio Mario Draghi di riaprire in condizioni tutt’altro che sotto controllo – considerato che ad oggi si contano ancora più di 13mila contagi giornalieri, più di 200 morti ogni giorno, e quasi 3mila persone ricoverate in terapia intensiva – affidandosi al buon senso dei cittadini».

Mezzi. In questo quadro un fattore di preoccupazione, beninteso legittimo arriva dal trasporto pubblico. Il servizio di Atm è al 50 per cento, in ossequio alle disposizioni anticovid, e si avvale di un nuovo potenziamento che ha portato a 200 i mezzi in più sul periodo pre-Covid, Trenord si sta muovendo al massimo delle potenzialità.

Come da previsioni molti milanesi hanno preferito il mezzo privato, facendo lievitare il volume del traffico. Anche il trasporto pubblico è stato preso d’assalto, nei prossimi giorni bisognerà adattarsi meglio alla nuova situazione adeguando i comportamenti personali.

Cultura. Ci sono, ovviamente, anche le notizie positive. Riaprono cinema, teatri, sale concerto, live club, si potrà assistere agli spettacoli sino al 50 per cento della capienza della sala. Non è poco se pensiamo al lungo periodo di chiusura di questi spazi.

Da oggi, visto che lunedì sono chiudi per regolamento, riaprono i musei e gli spazi espositivi solo su prenotazione nel fine settimana e giorni festivi, dal 15 maggio le piscine ma solo quelle all’aperto. Restano valide le regole del coprifuoco dalle 22.00 di sera fino alle 5.00 del mattino.

Naro (Federalberghi): «Per ripartire servono le fiere»

Gli alberghi sono un buon termometro per misurare la salute dell’economia. Al momento non siamo ancora usciti dalla malattia, come spiega a Mi-Tomorrow il presidente di Federalberghi Maurizio Naro, bisognerà aspettare dopo l’estate per vedere miglioramenti.

Partiamo dalla situazione del settore.
«Sono aperti una cinquantina di alberghi su 450, l’80% è chiuso: diciamo che si lavora al 20-25% nei giorni feriali e si va sotto il 15% nel fine settimana».

Chi sono i clienti?
«Persone che vengono a Milano per lavoro, mancano le presenze degli eventi».

Le mostre riaprono oggi.
«Non è molto, ad ogni modo vediamo se daranno un contributo per rivitalizzare il week end. Non è sufficiente per fare ripartire il settore, servono gli eventi».

Tipo le fiere, come il Salone del Mobile.
«Credo che il Salone del Mobile debba essere un segnale della ripartenza, purtroppo oggi non è interessante per gli operatori, hanno dubbi sul ritorno economico».

Cosa prevede?
«Se interviene il Governo con qualche aiuto fa una cosa importante, i costi per gli espositori sono altissimi. Mi auguro che si faccia, assieme al Fuorisalone, perché appresenta un momento molto importante per la città».

Quando ritorneranno i turisti?
«Milano non è mai stata una città turistica in senso stretto, le presenze sono legate agli eventi. Prendiamo l’estate come esempio: a luglio si lavora perché ci sono eventi aziendali, riunioni, ma agosto è un mese piatto».

Come farli ritornare?
«Bisogna tornare alla normalità, con il completamento delle vaccinazioni».

Come vi state preparando?
«Siamo in linea con i protocolli per assicurare serenità agli ospiti: l’obiettivo è fare tornare gli stranieri che rappresentano il 50% dei turisti, dovremo essere pronti a fronteggiare le novità arrivate con la pandemia».

A cosa si riferisce?
«Sono cambiate le modalità di fruizione degli eventi, delle fiere, adesso c’è il digitale: vedremo quale sarà l’effetto una volta terminata la pandemia, quanta gente tornerà agli eventi».

Intiglietta (GeFi): «Noi strategici per rilanciare l’economia»

Il concetto è chiaro: la ripresa dell’economia passa per il rilancio delle fiere. A dirlo è Antonio Intiglietta, presidente di Ge.Fi. e organizzatore di Artigiano in Fiera a Milano, che a Mi-Tomorrow racconta le opportunità e i rischi che sta affrontando uno dei motori fondamentali della città.

Come giudica le misure del governo decise per le fiere?
«Finalmente questo Governo riconosce l’importanza strategica che le fiere svolgono nell’economia del Paese: questo è un comparto da cui può partire lo sviluppo del mercato».

Parliamo dei tempi: quando riparte il mondo fiere?
«Ripartire in estate è una cosa positiva, vediamo quali saranno i protocolli per garantire la sicurezza. Mi auguro che siano quelli già approvati lo scorso anno, poi ogni manifestazione può adottarne uno proprio, adeguandolo alle proprie specificità».

Il banco di prova sarà a settembre.
«Avremo la fiera delle macchine utensili, la Games Week, TuttoFood, Host. Per parlare poi dell’Eicma, della moda e del Salone del Mobile».

Fermiamoci su quest’ultimo: quali sono le criticità?
«C’è un conflitto in corso, da una parte ci sono gli interessi delle imprese che ritengono poco redditizio investire quando sanno che potrebbero ripresentarsi dopo sei mesi in una manifestazione che offrirebbe ben altre possibilità».

Dall’altra?
«Svolgere la manifestazione in settembre sarebbe un segnale emblematico per tutta l’economia, per cui mi auguro davvero che si svolga».

Le prospettive non sembrano buone.
«Si può intervenire con sostegni, aumentando gli incentivi già messi a disposizione».

Basteranno?
«Credo che questo sia il momento in cui occorra domandarsi come ognuno possa contribuire alla ripresa. Non mi sembra il tempo del calcolo di non quanto mi possa o meno entrare in tasca».

Cosa stiamo rischiando?
«Dev’essere chiaro che le fiere sono un traino dell’economia che altrimenti non potrebbe ripartire, un asset strategico: non possiamo permetterci di saltare per due anni il Salone del Mobile, sarebbe pericoloso per tutta Milano».

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