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13. 07. 2024 13:05

Omicidio Giulia Tramontano, Impagnatiello: «L’ho uccisa senza motivo». Si cerca l’arma del delitto

Oggi i carabinieri del Nucleo investigativo procederanno con altri rilievi scientifici all'interno dell’appartamento di Senago, dove la coppia viveva

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«Nel momento in cui ho deciso di uccidere la mia compagna non c’era né ira, né rabbia, né desiderio di vendetta» ha detto Alessandro Impagnatiello al giudice che si sta occupando dell’omicidio Giulia Tramontano, la giovane ragazza di Senago accoltellata dal fidanzato al settimo mese di gravidanza. Ciò è quanto emerge dal verbale del suo interrogatorio. Un interrogatorio serrato, freddo e a tratti sconvolgente. Un interrogatorio durante il quale il barman 30enne ha raccontato tutti i dettagli (alcuni ancora da verificare) di come ha tolto la vita Giulia e a Thiago, il bimbo che la ragazza portava in grembo.

Omicidio Giulia Tramontano: l’interrogatorio di Impagnatiello

Al momento Impagnatiello, che la scorsa settimana ha confessato di aver ucciso la fidanzata incinta, si trova al carcere San Vittore. Davanti al gip Angela Minerva per l’interrogatorio di garanzia, il responsabile della morte di Giulia ha raccontato tutto ciò che avrebbe fatto prima e dopo il delitto. Al sul fianco c’era l’avvocato Sebastiano Sartori, il quale però proprio ieri ha deciso di rinunciare al mandato per «motivi connessi al rapporto fiduciario con l’assistito».

Impagnatiello è accusato di omicidio volontario aggravato, procurato aborto e occultamento di cadavere. «Perché ha ucciso Giulia?», gli viene chiesto durante l’interrogatorio. Fredda, anzi freddissima la risposta di Alessandro: «L’ho deciso senza motivazioni. Ci sto pensando costantemente. La situazione era per me, mi passi il termine, stressante. Questa è l’unica cosa che posso dire, ma non c’era un reale motivo».

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Omicidio Giulia Tramontano
Omicidio Giulia Tramontano

Omicidio Giulia Tramontano: l’arma del delitto è un coltello

E ancora: «Giulia non si è pugnalata, ho preso io il coltello e ho proseguito», ha confessato, dopo aver raccontato che lei, quel sabato sera, mentre preparava i pomodori per la cena, «si è tagliata inavvertitamente sul braccio destro mentre tagliava delle verdure». Il coltello però non è ancora stato trovato. Sembra che si trovi in casa. «L’ho lavato e rimesso su un ceppo posto sopra il forno della cucina» dopo averlo «lavato con acqua e sapone», ha detto Impagnatiello al giudice.

Secondo il racconto, Alessandro avrebbe ucciso la sua compagna con un coltello «piccolo con manico nero, lama in acciaio di circa 6 centimetri». Proprio oggi i carabinieri del Nucleo investigativo procederanno con i rilievi scientifici all’interno dell’appartamento di Senago, alle porte di Milano, dove Giulia e il suo compagno e carnefice vivevano in attesa di dare alla luce il piccolo Thiago. Solamente dopo queste analisi, si potrà capire se la versione dei «pomodori» raccontata dall’assassino sia vera oppure no.

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