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12. 08. 2022 02:49

Rinvio degli esami, praticanti avvocati protestano davanti al Palazzo di Giustizia

I praticanti avvocati chiedono la possibilità di sostenere i propri esami: la protesta

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La procedura per diventare avvocato è già di per sé lunga e macchinosa. A complicare le cose quest’anno ci si è messa anche la pandemia. Gli esami scritti annuali dei praticanti (20 mila candidati in tutta Italia, circa 3 mila solo a Milano) avrebbero dovuto svolgersi il 15, il 16 e il 17 dicembre.

Rinvio. Ai primi di novembre «attraverso un post su Facebook, il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha comunicato che sarebbero stati rimandati a data da destinarsi», dice a Mi-Tomorrow Francesco Giannattasio del Comitato per l’Esame d’Avvocato. Il 18 dicembre il ministro dovrebbe indicare le nuove date, presumibilmente in primavera, ma i praticanti non ci stanno e in questi giorni hanno organizzato dei sit-in a livello nazionale.

Protesta avvocati milano
Francesco Giannattasio

A Milano gli aspiranti avvocati si troveranno domani (16 dicembre) alle 13.30 davanti al tribunale. Secondo Giannattasio questo slittamento porterà a una sorta di corto circuito: «se faremo l’esame ad aprile-maggio, i risultati arriveranno non prima di ottobre-novembre. Chi passerà lo scritto non potrà quindi sostenere gli orali prima dell’inizio del 2022».

A quel punto il praticante si troverebbe di fronte a un paradosso: «Non sapendo se supererà l’orale si vedrà costretto a sostenere di nuovo lo scritto a fine 2021».

Questo potrebbe accadere perché chi non passa l’orale deve rifare anche l’esame scritto. «Fra le nostre richieste c’è proprio quella di eliminare questo meccanismo, tenendo buona la prova scritta, una volta superata. Inoltre, per questo anno particolare, chiediamo che l’orale diventi “abilitante”: per altre professioni, come i commercialisti e gli architetti, si è scelta questa opzione, saltando gli scritti. Capiamo che si tratterebbe di una soluzione di compromesso, ma dipende dalla situazione straordinaria in cui ci troviamo. Si sta parlando di un’eventuale terza ondata della pandemia – conclude Francesco Giannattasio – e temiamo che salteranno anche le date primaverili, visto che tenere migliaia di ragazzi chiusi in un palazzetto per tre giorni sarebbe pericoloso».

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