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19. 05. 2022 07:52

Russi e ucraini, le comunità a Milano e le conseguenze sull’interscambio lombardo

Poco si ragiona su ucraini e russi già residenti in città. E se la comunità gialloblù rappresenta il 4% degli stranieri sotto la Madonnina, la “Grande Madre” fa i conti con gli effetti del Putinismo

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Un po’ per la loro indole – sono persone di solito riservate – un po’ perché non sono numerosi, russi e ucraini non sono mai balzati agli onori della cronaca prima di questi ultimi giorni. È più consistente la comunità ucraina che nella Città Metropolitana, per intenderci l’ex provincia di Milano, conta quasi 20mila presenze, il 4% degli stranieri presenti in città. Colpisce che ben 15mila siano donne, molte delle quali sono impegnate in attività di assistenza. I russi sono poco più di 4mila, lo 0,84 % degli stranieri: ben 3.344 sono donne.

Russi e ucraini, l’integrazione a Milano

La ragione principale di questa presenza silenziosa è dovuta all’elevato livello d’integrazione: russi e ucraini, o meglio russe e ucraine, sono in gran parte sposate con italiani, parlano bene l’italiano ed esiste già una seconda generazione che frequenta le scuole e le università e ha già iniziato a lavorare. A giudicare dalla presenza di centri che fanno riferimento alle due comunità si può dire che forse il livello d’integrazione è anche troppo avanzato: sono pochi in città i ristoranti che offrono cucina russa, inesistenti associazioni o club, o anche solo negozi, di matrice russo-ucraina. Le due comunità si mischiano nel crogiolo milanese distinguendosi solo per l’accento.

russi e ucrainiRiferimento importante in città è la chiesa ortodossa: sono oltre dieci le chiese ma, essendo gli ortodossi organizzati per chiese autocefale ovvero autonome, ognuna fa riferimento a quelle di origine. Ci sono quelle degli ortodossi greci, romeni e dei copti egiziani. Russi e ucraini frequentano le stesse messe, non sembra – quantomeno dall’esterno – che sia presente la divisione avvenuta in Ucraina dove nel 2018 si è creata la chiesa autocefala d’Ucraina che si è staccata da quella russa.

Russi e ucraini, le posizioni

Per quanto riguarda l’atteggiamento nei confronti della guerra, all’ovvia condanna degli ucraini fa riscontro un più articolato posizionamento tra i russi. Ci sono coloro che criticano in modo esplicito il governo di Putin e si riconoscono nella “Comunità dei russi liberi” di Milano. Non mancano, però, quelli più “comprensivi” verso le politiche del Cremlino o che le sostengono in modo più o meno aperto. Sono questi ultimi i più a rischio di comportamenti aggressivi o discriminatori, di cui al momento non si ha notizia.

La condanna dell’invasione russa da parte delle autorità politiche e della società civile milanese è stata netta, con il sindaco Sala che si è spinto fino a chiedere al direttore d’orchestra russo Gergiev di dissociarsi dall’aggressione russa. L’arrivo dei profughi ucraini e la presenza dei russi filo-Putin sarà un nuovo banco di prova per Milano che dovrà sapere dimostrare la tradizionale capacità di accoglienza e il rifiuto della condanna generalizzata della comunità russa.

Non solo benzina: lo scontrino russo vale in media 2.000 euro. Cosa cambia nell’interscambio lombardo con russi e ucraini

russi e ucrainiA seguito dell’invasione in Ucraina, la crescente preoccupazione sulle possibili ripercussioni per le sanzioni imposte verso la Russia trova conferma nei dati diffusi da ConfCommercio Lombardia e Milano. I legami fra la regione e Mosca sono da sempre molto stretti, in modo particolare nel settore dell’alta moda: la Russia è la seconda nazione per shopping in Italia, con il 13% di acquisti sul totale del dato nazionale, dietro solamente a Cina e davanti persino agli Stati Uniti.

La Lombardia rischia di perdere i 270mila turisti, di cui 185mila solo a Milano, che ogni anno sceglievano la regione come meta per le proprie vacanze: lo scontrino medio di un visitatore russo nei negozi milanesi è di 2.000 euro. La Lombardia è la locomotiva d’Italia anche se si ragiona in termini di esportazioni verso la Russia per l’Italia: il giro d’affari dell’intero Paese verso Mosca ammonta a 2,1 miliardi di euro, di cui quasi il 50% interamente in Lombardia (950 milioni di euro), ribadendo la centralità di Milano e della regione nei rapporti con la Russia.

Le prime immediate ricadute di questa situazione si sono già notate nel settore energetico, con stime che prevedono un raddoppio dei costi per alberghi, ristoranti, imprese del commercio alimentare e dello sport. Una situazione che rischia di ricadere interamente sui milanesi che hanno già potuto osservare da vicino l’aumento del prezzo del gasolio ben sopra i 2 euro al litro.

russi e ucraini

Anche le difficoltà dell’Ucraina potrebbero ostacolare la ripresa della Lombardia e di Milano. Il Paese, com’è noto, ha già bloccato ogni tipo di attività commerciale con l’esterno. Sempre secondo i dati diffusi da ConfCommercio Lombardia e Milano, l’interscambio commerciale fra la Lombardia e l’Ucraina nel 2019 era pari a 820 milioni di euro, di cui solo 450 milioni riferiti ai rapporti con il capoluogo.

L’import-export lombardo verso la Russia assume dimensioni più importanti: l’interscambio complessivo della Lombardia con Mosca nel 2019 era pari a 4 miliardi di euro, scesi a 3 nel 2021 a seguito della pandemia, di cui solo 1,5 miliardi di interscambio con Milano.

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