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15. 08. 2022 21:16

Silvia Romano torna in pubblico: «Ho sognato il nome Aisha sulla mia tessera Atm»

La cooperante liberata Silvia Romano ha rilasciato un'intervista raccontando la sua conversione all'Islam

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Silvia Romano, dopo circa due mesi dalla liberazione, torna a parlare pubblicamente. Lo fa rilasciando un’intervista a Davide Piccardo, direttore del giornale online “La Luce”, già portavoce del coordinamento delle moschee di Milano e della Brianza.

Le dichiarazioni. Nella lunga intervista Silvia Romano racconta il suo avvicinamento alla fede. «Prima del rapimento ero completamente indifferente a Dio, anzi potevo definirmi una persona non credente – ha raccontato la cooperante -; spesso, quando leggevo o ascoltavo le notizie sulle innumerevoli tragedie che colpiscono il mondo, dicevo a mia madre: vedi, se Dio esistesse non potrebbe esistere tutto questo male: quindi Dio non esiste, altrimenti eviterebbe tutto questo dolore. Mi ponevo queste domande rarissime volte, solo quando mi confrontavo con i grandi mali del mondo. Nel resto della mia vita ero indifferente, vivevo inseguendo i miei desideri, i miei sogni e i miei piaceri».

La giovane cooperante spiega anche la sua scelta di portare il velo, tanto criticato al momento del suo ritorno in Italia. «Il concetto di libertà è soggettivo e per questo è relativo – ha aggiunto Silvia Romano -. Per molti la libertà per la donna è sinonimo di mostrare le forme che ha; nemmeno di vestirsi come vuole, ma come qualcuno desidera. Io pensavo di essere libera prima, ma subivo un’imposizione da parte della società e questo si è rivelato nel momento in cui sono apparsa vestita diversamente e sono stata fatta oggetto di attacchi ed offese molto pesanti. C’è qualcosa di molto sbagliato se l’unico ambito di libertà della donna sta nello scoprire il proprio corpo. Per me il mio velo è un simbolo di libertà, perché sento dentro che Dio mi chiede di indossare il velo per elevare la mia dignità e il mio onore, perché coprendo il mio corpo so che una persona potrà vedere la mia anima. Per me la libertà è non venire mercificata, non venire considerata un oggetto sessuale».

Odio social. Sui tanti insulti ricevuti via social, Silvia Romano non si dichiara particolarmente preoccupata:«Mi sento gli occhi della gente addosso: non so se mi riconoscono o se mi guardano semplicemente per il velo; in metro o in autobus credo colpisca il fatto che sono italiana e vestita così. Ma non mi dà particolarmente fastidio. Sento la mia anima libera e protetta da Dio».

C’è anche spazio per raccontare la scelta del nome Aisha. «Ho sognato di trovarmi in Italia – ha concluso la cooperante -, passavo ai tornelli della metropolitana e sulla mia tessera dell’Atm c’era scritto Aisha e poi è un nome che significa “viva”».

 

 

 

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