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23. 07. 2021 23:16

Addio Milano da bere: in un solo anno persi oltre 500 bar

La ricerca del Centro Studi di Confcommercio mostra una vera e propria ecatacombe di bar e simili nel 2020

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Sono dati preoccupanti quelli che emergono dall’ultima relazione del Centro Studi Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi) di Confcommerco: nel solo 2020 a Milano e provincia si sono registrate 567 cessazioni di bar o altri esercizi simili senza cucina.

I dati.  Le chiusure non sono bilanciate da nuove aperture. Infatti complice la pandemia sono state appena 166 le nuove imprese fondate nell’ultimo anno.

«Il settore, tra i più colpiti durante la pandemia dai provvedimenti, è in difficoltà – spiega Carlo Squeri, segretario di Epam Confcommercio -. C’è stata soprattutto una riduzione delle nuove iscrizioni perché prevale cautela nell’aprire locali. Sul fronte delle cessazioni il fenomeno è più accentuato a Milano che in provincia: a fronte di ristori insufficienti, ha inciso la voce di costi fissi, in primis gli affitti molto alti. I proprietari immobiliari, soprattutto per le location in centro sempre appetibili, non sono propensi ad abbassare il canone mentre nell’hinterland sono più suscettibili a venire incontro al gestore in crisi, correndo altrimenti il rischio di tenere lo spazio vuoto a lungo».

Ancora molte nubi si stagliano all’orizzone e la ripresa sembra essere un miraggio. «Non se ne parla prima del 2023 – dichiara invece Giuseppe Gissi, vicepresidente Epam -. Prima di allora credo che dovremo fare ancora i conti con mascherine, distanziamento, riduzione forte del turismo. Passerà ancora un po’ di tempo prima di riabbracciare la quotidianità perduta. Ma solo recuperando il nostro lifestyle sarà possibile progettare una ripartenza duratura».

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