andiamo al largo
andiamo al largo

È una delle proposte più semplici e al contempo accattivanti e sfidanti brevettate negli ultimi tempi: si tratta del festival Andiamo al largo, promosso e organizzato dal Centro Culturale di Milano con il patrocinio del Comune, che torna da domani a venerdì per la sua seconda edizione.

Festival dell’incontro e del dialogo: così si presenta la rassegna ed è già indizio importante, così come significativo è anche il sottotitolo dell’edizione 2019, Milano e il suo popolo. Dopo aver riflettuto, infatti, al debutto, sul tema “L’io rinasce in un incontro”, quest’anno il punto di partenza è una citazione del poeta T.S. Eliot, “Che vita è la vostra, se non avete vita in comune”: un’affermazione e parimenti un interrogativo diretti a ciascuno e rivolti alla città, con cui si vuole riprendere e ampliare la discussione avviata all’esordio.

L’invito è sempre quello: andare al largo con una barca ideale, quella dell’incontro (fisico e per una volta non virtuale), riscoprendo maestri e volti storici, incontrando persone del presente che condividono realmente i problemi, ragionando sul futuro.

«Ci pare interessante riscoprire, insieme, quanto il legame tra le persone, il noi, sia molto importante per il singolo – sottolinea a Mi-Tomorrow Camillo Fornasieri, direttore del Centro Culturale di Milano – Quel che oggi è in crisi è proprio il rapporto di fiducia tra le persone e ci sembra uno spunto stimolante su cui riflettere, specie in una città come la nostra che sta vivendo una stagione indubbiamente interessante da tanti punti di vista ed è al centro dell’attenzione internazionale, ma dove è fondamentale ritrovare questa radice del noi che lega le persone».

Si ragionerà su questo e molto altro nei prossimi tre giorni nel cuore di Milano, tra largo Corsia dei Servi e piazza Beccaria, con un ricco cartellone di incontri, interviste, dibattiti e proposte culturali gratuite in programma dal tardo pomeriggio a sera inoltrata. Sui due palcoscenici e tutto attorno si alterneranno a ritmo serrato attori, musicisti, intellettuali, poeti, giornalisti e protagonisti di opere di carità e accoglienza, con tante storie dal sociale e sulle nuove sfide della convivenza.

Il via domani alle 18.00 sul palco di largo Corsia dei Servi con La città invisibile e in partenza, prima delle Interviste sulla Città con il giornalista Carlo Baroni, padre Mario Ghezzi direttore del Pime Milano ed esponenti della Fondazione Maddalena Grassi. Non mancheranno nella tre giorni inviti alla lettura, con libri legati al tema del festival proposti dalle principali case editrici, e un angolo dedicato allo street food.

Andiamo al largo
Festival di cultura e incontro – 2° edizione

Quando
Dal 12 al 14 giugno 2019

Orari

Dalle 18.00 a mezzanotte (venerdì 14 giugno dalle 17.30)

Dove

Largo Corsia dei Servi e piazza Beccaria

Per arrivare
M1 Duomo-San Babila, M3 Duomo

Informazioni
02.86.45.51.62, centroculturaledimilano.it

«Per capire la città bisogna partire dal basso»
Carrubba (Piccolo Teatro): «Recuperiamo la forza del Modello Milano»
«Viviamo una trasformazione epocale, che ha privato la città di un sistema di leadership riconosciuto e strutturato. Per capire Milano bisogna ripartire dal basso, ricostituendo un rapporto con le esigenze, le attese, i desideri dei cittadini, capendo come questo coacervo di sentimenti e d’interessi possano trasformarsi in una piattaforma condivisa di sviluppo della città, d’individuazione di una strategia, di costruzione di un futuro». Così a Mi-Tomorrow il giornalista e saggista Salvatore Carrubba, presidente del Piccolo Teatro.

Milano può essere un modello da questo punto di vista?
«Credo che riuscire a incanalare correttamente tutti questi processi sia stata sempre la caratteristica della Milano civile: il che non vuol dire pensarla tutti allo stesso modo, ma consentire alla più ampia fascia di cittadinanza d’intervenire, di dire la propria, dando la percezione che tutto ciò non è inutile ma che sarà recepito da qualcuno, si tratti delle istituzioni politiche o della società civile. È una caratteristica consolidata ma da riscoprire, rafforzare e difendere, perché il mondo non mi pare stia andando in questa direzione».

Quale, in questo senso, il valore di un’iniziativa come Andiamo al largo?
«Mi piace, in primis, proprio il concetto dell’andare al largo, della volontà di non accontentarsi di una dimensione localistica, tribalistica, muraglionistica della vita del mondo, ma avere la consapevolezza che per raggiungere degli obiettivi bisogna affrontare dei rischi, assumersi delle responsabilità e avere coraggio».

Poi?
«Il secondo valore è fare tutto ciò non da soli, ma possibilmente con un’ampia gamma di condivisioni: io non sono un sostenitore delle culture collettivistiche, però certamente trovare opportunità, occasioni per condividere dei percorsi è sicuramente molto importante, soprattutto se lo si fa dal punto di vista della condivisone di valori culturali».

Una riflessione che non poteva che (ri)partire da Milano, al di là del fatto che qui, da quasi quarant’anni, ha sede il Centro Culturale di Milano: è d’accordo?
«È vero, questa sensibilità rientra in una tradizione che è molto milanese. Da questo punto di vista, recuperare la forza del cosiddetto modello Milano è molto importante e questa è la forza del modello: il fatto di saper indicare un’esperienza in cui si riescono a costruire questo tipo di percorsi. Lo si faceva con più energia in passato e ora Milano può diventare un modello: quanto poi questo modello sia gradito al resto d’Italia resta da vedere. Io ho qualche perplessità, ma ci dobbiamo porre il tema». AR

GLI APPUNTAMENTI CONSIGLIATI

· Vaclav Havel, una storia di oggi – La persona, l’amicizia, la politica
Domani alle 18.00, Auditorium Centro culturale di Milano, largo Corsia dei Servi
Il rapporto tra persona e comunità nella sfida col potere sarà al centro della riscoperta del grande europeo Vaclav Havel, filosofo e drammaturgo cecoslovacco, primo presidente della neonata Federazione Cecoslovacca. nel dicembre del 1989. All’evento, in collaborazione con il Consolato della Repubblica Ceca a Milano, interviene Michel Zantovsky, direttore della Havel Library, da sempre al fianco di Havel. Alle 21.15, poi, in piazza Beccaria, Arianna Scommegna porta in scena Lettere a Olga, lettura teatrale di una selezione degli scritti di Havel alla moglie durante la detenzione nelle carceri comuniste cecoslovacche tra il 1979 e il 1982.

· Sotto le guglie del Jazz – Performance Da confini e sobborghi: viaggio nel quotidiano
Domani alle 22.00, piazza Beccaria
Il jazz del giovane sassofonista siciliano Francesco Cafiso e del pianista Mauro Schiavone si unisce alle immagini della “vita nella comunità” del fotografo Pino Ninfa dai sobborghi delle periferie del mondo: una performance inedita e coinvolgente per un racconto forte.

La città che (non) si racconta
Giovedì alle 18.30, largo Corsia dei Servi
Un focus sui giovani: il direttore di Mi-Tomorrow, Christian Pradelli, intervista i ragazzi della redazione Il Bullone e Francesco Facchinetti.

· C’è una strada dentro il cuore degli altri. San Benedetto
Giovedì alle 19.00, piazza Beccaria
Dialogo con Padre Mauro Lepori, abate generale dei Cistercensi, sul tema del Festival “Che vita è la vostra se non avete vita in comune”. La provocazione di T.S. Eliot, tratta dai Cori de La rocca, è anche al centro della lettura teatrale, in programma alle 20.45, con l’attore Matteo Bonanni e il pianista Francesco Pasqualotto

· Fabrizio De Andrè. Una goccia di splendore, di verità – Da Genova al mondo
Giovedì alle 21.45, piazza Beccaria
A vent’anni dalla morte, omaggio al cantautore che, come nessun altro, ha svelato le ipocrisie delle regole e delle giustizie se non hanno una memoria dell’umano, del vero, ponendo scomode verità a chi non intende interrogarsi sempre sulla verità e il mistero della libertà. Sul palco Antonella Ruggiero, accompagnata da Roberto Colombo, Mark Harris e Ivan Ciccarelli, alcuni dei musicisti che hanno accompagnato Faber negli ultimi concerti.

· Giovani, dipendenze e… presenze
Venerdì alle 18.30, largo Corsia dei Servi
Per la serie Interviste sulla Città, il giornalista Sandro De Riccardis dialoga con lo psicologo Simone Feder della Casa del giovane di Pavia. Al centro dell’attenzione le dipendenze, vecchie e nuove, e un focus sul Bosco di Rogoredo: una riflessione attuale, sferzante, che parte dai dati, dal contesto per cercare un perché, una risposta, una proposta umana che sembra essere la grande assente.

· Enzo Jannacci, quando un musicista ride
Venerdì 22.15, piazza Beccaria
Nel 1998 Enzo Jannacci si presentava per la quarta e ultima volta al Festival di Sanremo con il brano Quando un musicista ride, una poesia in musica: vinse il premio della critica per il miglio testo, ma finì ultimo. L’indimenticato cantautore in scarp de’tenis viene ricordato da Walter Muto e Carlo Pastori, accompagnati da Alessandro Galassi, Luca Motta ed Ermes Angelon: una rilettura in chiave acustica delle più belle canzoni di Jannacci per sottolinearne la poetica, l’originalità e l’ironia.


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