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Era uno degli angoli più gradevoli di corso Buenos Aires, con i negozi, le fontane, la piazzetta. Anche il traffico e il caos della via sembravano cancellati o quantomeno tenuti distanti. Poi la chiusura avvenuta 15 anni fa e l’oblio. Adesso per le Corti di Baires, posizionate sul lato sinistro del viale guardando piazzale Loreto (tra piazza Lima e piazza Argentina) è iniziata la rinascita con un nuovo operatore, il fondo londinese Meyer Bergam, che ha annunciato per l’estate 2020 la fine lavori.

Ai nostalgici bisogna subito precisare che non ritornerà quella realtà fatta di tante boutique aperte, com’è avvenuto tra il 1995 e il 2004. Il progetto, infatti, lascia al commercio solo 5-6 grandi spazi, 8mila metriquadrati su un’area da 25mila mentre il resto del complesso sarà riservato al residenziale con la creazione di 160 alloggi di nuova costruzione.

Nostalgie a parte l’operazione va salutata in modo positivo perché riscatta una zona abbandonata per tanto tempo e conferma l’attrattività internazionale di Milano. Corso Buenos Aires con i suoi 250 negozi e 12,5 milione di persone che l’attraversano ogni anno resta una delle arterie più frequentate della città. Non mancano comunque le criticità, ci sono negozi anche importanti che hanno dovuto chiudere e che fanno fatica ad essere rimpiazzati.

È il caso di Puma Store, all’angolo con via Casati, negozio monomarca per il celebre brand Puma dove si vendeva abbigliamento, calzature e accessori per uomo, donna e bambino, compresa una vasta gamma di sneakers. Al momento è occupato da un temporary store, un destino che accomuna anche la Prenatal, negozio di articoli per mamme e bambini situato sull’altro versante di Corso Buenos Aires, che lo scorso anno ha avviato la procedura di riduzione del personale per 45 lavoratori addetti a causa della flessione delle vendite decidendo poi chiusura.

Situazione difficile anche nelle due gallerie dove molti negozi sono ormai da tempo con la saracinesca abbassata: in non pochi casi si tratta di esercizi con l’apertura anche su corso Buenos Aires che hanno preferito chiudere quella interna.

I NUMERI DEL PROGETTO

25.000
l’area delle Corti di Baires in metri quadri, chiusa da 15 anni

6
gli spazi destinati al commercio

160
gli alloggi di nuova costruzione

A TU PER TU CON…

«Noi in salute, ma c’è da migliorare»
Gabriel Meghnagi, AscoBaires: «Esiste un turn-over, si chiude ma poi si riapre»

Presidente di AscoBaires, l’associazione dei commercianti di Corso Buenos Aires, commerciante, polemista senza sconti per nessuno, Gabriel Meghnagi illustra a Mi-Tomorrow la situazione dell’arteria commerciale più lunga del mondo.

Com’è lo stato di salute di corso Buenos Aires a inizio 2019?
«Di vitalità, siamo la via commerciale con la più alta redditività in città e con la maggiore diversificazione merceologica, qui si trova ancora il calzolaio, il ferramenta, la lavanderia, l’ottica».

In corso Vittorio Emanuele la redditività è superiore.
«Sì, ma lì gli affitti sono sei volte superiori».

Corso Vercelli è più comparabile?
«No, perché lì manca la diversificazione che noi possediamo».

Corso Buenos Aires, insomma, è un unicum?
«Sì, lo è».

Com’è cambiata la clientela negli ultimi anni?
«Fino a due tre anni fa non si vedevano gli stranieri, ora ci sono svizzeri, cinesi: è un turista medio, non ci sono gli arabi e i russi che vanno in centro, ma gente che arriva dalle ex repubbliche sovietiche, dall’est Europa».

Ci sono negozi chiusi e altri in difficoltà: come lo spiega?
«Esiste un turn-over, si chiude ma poi si riapre».

Chi incontra le maggiori difficoltà?
«I negozi a conduzione familiare che fanno fatica a pagare i canoni: soprattutto quelli di piccole dimensioni sono in difficoltà».

Come reagiscono?
«Spostandosi nelle vie limitrofe».

Un altro problema è la scarsa offerta della ristorazione.
«E’ dovuto al fatto che non c’è la possibilità di mettere i dehors, molti locali inoltre non dispongono della canna fumaria: per mangiare bisogna recarsi nelle via limitrofe. Manca la via del food, come in centro del resto: solo in via Dante esiste ancora».

Le Corti di Baires sono state una ferita: è d’accordo?
«È stato senza dubbio un caso eclatante di uno spazio che per anni si è ridotto a dormitorio».

È stata un’operazione sbagliata fin dall’inizio?
«All’inizio funzionava, poi i negozi hanno cominciato a chiudere, non reggevano. Il crollo c’è stato dodici anni fa mandando via anche gli inquilini: l’area è diventata un deserto senza che ci fosse un piano di rilancio».

Come giudica il piano della nuova proprietà?
«Di commerciale resteranno solo 5-6 spazi, dal secondo piano in su sarà tutto riservato al residenziale: sarà una cosa diversa rispetto alla Corti di Bayres che abbiamo conosciuto. Nel merito del progetto ho una perplessità».

Quale?
«I 18 mesi annunciati per lo svolgimento dei lavori mi sembrano pochi».

L’ultimo intervento importante su corso Buenos Aires risale alla giunta Moratti: cosa servirebbe adesso?
«Intervennero su pavimentazione e illuminazione: è quello che bisognerebbe fare nelle vie limitrofe dove si svolge la vita notturna, sono buie e con i marciapiedi disastrati».

C’è qualche progetto in discussione?
«No, ce n’è invece un altro importante per agevolare la clientela dei portatori di handicap, ci saranno interventi e anche corsi per i negozianti, sarà il primo progetto di questo tipo per un distretto urbano programmato da Regione e Comune».

Quanto partirà?
«A settembre, la conclusione è fissata per dicembre».

Le criticità del corso

IL CASO PUMA
Puma Store, all’angolo con via Casati, un tempo negozio monomarca per il celebre brand Puma dove si vendeva abbigliamento, calzature e accessori per uomo, donna e bambino, compresa una vasta gamma di sneakers. Al momento è occupato da un temporary store in attesa che arrivi un marchio importante che rilevi gli spazi

IL CASO PRENATAL
Prenatal, storico negozio di articoli per mamme e bambini situato in Corso Buenos Aires angolo via Redi. Lo scorso anno ha avviato la procedura di riduzione del personale per 45 lavoratori addetti a causa della flessione delle vendite “per la concorrenza delle catene low cost e del significativo incremento dell’e-commerce”. Subito dopo è arrivata la chiusura, ora c’è un temporary store

IL CASO GALLERIA
Nelle due gallerie lato est della via la situazione è difficile: molti negozi sono ormai da tempo con la saracinesca abbassata, in non pochi casi si tratta di esercizi con l’apertura anche su corso Buenos Aires che hanno preferito chiudere quella interna. Da segnalare l’imminente chiusura della Bpm che dovrebbe lasciare gli spazi a negozi

AMARCORD

«Ripartire da negozi specifici»
Patrizia Cressoni, tre anni alle Corti prima della chiusura: «Un mondo a parte, c’era solidarietà tra negozianti»

di Christian Pradelli

Patrizia Cressoni, nel settore calzaturiero da un vita, ha lavorato alle Corti di Baires dal 1998 al 2001: «Tre anni belli, importanti. Un centro unico con negozi di un certo livello. Bei parrucchieri e una gelateria nella piazza centrale. Era molto chic».

Che tipo di clientela girava alle Corti?
«Consideriamo che noi avevamo un negozio che affacciava anche sul corso, quindi c’era anche un passaggio diretto dalla strada. Ma chi sceglieva le Corti forse voleva un po’ differenziarsi dal corso. Era una piccola cittadina a sé. A sensazione, la gente era anche portata a spendere qualcosa di più, ma stiamo anche parlando di anni in cui si poteva spendere più di ora e in cui il commercio era ben diverso».

Dove lavorava?
«Nello storico Calzaturificio di Parabiago, che oggi non esiste più».

Sarebbe sostenibile ora un concept come quello delle Corti?
«Rispetto ad anni fa, il ritorno può essere positivo perché il corso ha bisogno di essere rivalutato. Negli ultimi anni si è abbastanza declassato. Ed è una via sempre importante a livello commerciale per la città. Sulla formula, penso che chi studierà il progetto cercherà di capire cosa poter garantire di diverso ai milanesi, considerando che ora che ci sono molti centri commerciali si rischia di emulare senza dare nuova linfa».

L’errore più facile da commettere?
«Rimettere i soliti negozi che trovi in ogni angolo del corso, mentre l’aspetto più interessante potrebbe essere cercare di dare qualcosa che si fa fatica a trovare altrove. Penso, ad esempio, ad un bel negozio di sole calzature per bambini che si è veramente perso. Servono negozi più specifici che rendano accattivante le Corti».

Un ricordo delle Corti?
«Erano momenti più belli del commercio, si lavorava di più e tutti più uniti. Oggi siamo in una gabbia di leoni e ci si sbrana a vicenda».


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