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15. 04. 2021 06:42

Bike sharing: la Cina non pedala più

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Pare che la bolla sia scoppiata. L’euforia che aveva accompagnato l’arrivo degli operatori cinesi di bike sharing in Italia e a Milano, che aveva lasciato spazio subito dopo ai dubbi sulle modalità del servizio e sull’altissimo numero di atti vandalici contro i mezzi in condivisione, ha ceduto definitivamente il passo alla tristezza: il modello di Ofo e Mobike non funziona e le società sarebbero pronte a un ritiro.

OFO E MOBIKE • Le due società non parlano, non trapela nessuna notizia ufficiale e anche a Palazzo Marino c’è un pizzico di imbarazzo a toccare l’argomento. Come riportato anche dal sito del Touring Club, Ofo “sopravvive” e non comunica, con una pagina Facebook congelata da mesi. Mobike, la società delle bici rosse per intenderci, ha scelto lo stesso basso profilo. Delle migliaia di mezzi in sharing sparsi per le strade (e i marciapiedi) di Milano e delle città della cintura, non si sa neppure più quanti siano veramente utilizzabili dato che molti sono anche spariti dai radar delle app che sono nelle mani dei city user. Ma cosa è successo? Nulla di particolare se non che, con ogni probabilità, il modello di business cinese non si applica a Milano: servono megalopoli, con decine di milioni di abitanti. I “quasi due” della Madonnina non bastano a fare profitto.

BIKEMI • Cosa succederà alle bici di Ofo e Mobike è difficile prevederlo a questo punto. Quello che è certo è che facendo una fotografia dell’attuale network dei sistemi di bike sharing meneghini, regna il caro e vecchio BikeMi. Che nonostante gli anni regge alle sollecitazioni del mercato, oltre che a quelle degli utilizzatori. Il prossimo 3 dicembre compirà 10 anni e oggi il servizio mette a disposizione dei cittadini, come dei turisti, 3.650 biciclette, di cui 1.000 a pedalata assistita. In due lustri sono stati percorsi sulle biciclette meneghine più di 40 milioni di chilometri, per un totale di oltre 20 milioni di prelievi, per 8.000 tonnellate di CO2 risparmiata da 640.000 iscritti. Certo, non manca chi lamenta l’usura di alcuni veicoli e la mancata manutenzione. Ma le bici vivono, lottano ed è più facile vedere le rastrelliere vuote che piene.

CARGO E BITRIDE • E il futuro? Qualcuno dice che Uber, con il suo marchio Jump, abbia messo gli occhi su Milano. Di sicuro BikeMi amplierà la flotta, con l’introduzione delle cargo bike a pedalata assistita. Per il resto, si attende un nuovo bando: sicuramente vi parteciperà Zehus, la spin-off del Politecnico che ha recentemente lanciato in via sperimentale Bitride (300 bici in città fino a fine mese), definito universalmente il servizio di bike sharing ibrido, a flusso libero, più smart al mondo.

L’hinterland? È «svuotato»
Fallito il bando, il sindaco di Sesto attacca Sala: «Abbiamo rinunciato al nostro progetto singolo per poi sentirci dire di fare l’esatto opposto». Il punto.

L’arrivo delle bici a flusso libero di Ofo e Mobike aveva ingolosito anche i Comuni dell’hinterland, quella cintura meneghina che sognava un utilizzo “metropolitano”, ovvero su vasta scala, dei mezzi in condivisione. Gli operatori avevano posto alcune regole, poi era intervenuto Sala che, nelle vesti di sindaco sia di Milano che della Città Metropolitana, aveva annunciato un bando per i Comuni di provincia intenzionati a lanciare sul loro territorio un servizio di bike sharing che dialogasse con tutto il territorio. Ben 86 le amministrazioni aderenti, ma nei giorni scorsi è arrivata la notizia: il bando è fallito.

FLOP • Palazzo Isimbardi ha comunicato l’impossibilità di dare esecuzione materiale all’accordo operativo per il servizio di bike sharing nelle città che avevano fatto un passo avanti. Al bando avevano risposto quattro operatori: di questi, solamente Ofo era risultato idoneo. Ma il progetto non ha mai visto la luce: Ofo, per mettere in strada circa seimila veicoli, avrebbe dovuto versare un canone di occupazione del suolo pubblico, oltre ad una cauzione. Questi fondi non sono mai arrivati a destinazione e così a Siria Trezzi, ex sindaco di Cinisello Balsamo e consigliera con delega alla Mobilità in Città Metropolitana, non è rimasto che tirare i remi in barca: «Vista la situazione, lasciamo ai Comuni la possibilità di procedere in modo autonomo sui propri territori».

RABBIA • Tra i Comuni a bocca asciutta, c’è Sesto San Giovanni. Il sindaco Roberto Di Stefano ha puntato il dito contro la Trezzi e l’ex Provincia: il dente avvelenato del primo cittadino sestese è dovuto al fatto che l’amministrazione aveva provato a muoversi in modo autonomo, cercando una società interessata a portare il servizio di bike sharing sul suolo sestese. Ma, sotto le pressioni della Grande Milano, Di Stefano aveva dovuto lasciare da parte il progetto cittadino aderendo al bando metropolitano: «È il fallimento delle politiche di mobilità della Città Metropolitana. Prima ci era stato chiesto di rinunciare al nostro progetto singolo per un progetto collettivo condiviso, adesso ci viene detto esattamente l’opposto. Sala ha completamente svuotato di valore questo ente».

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«Milano perfetta per il bike sharing»
Niccolò Panozzo dall’European Cyclist’s Federation

Qualche spunto per comprendere quali potrebbero essere gli scenari futuri del bike sharing a Milano ci viene offerto da Niccolò Panozzo, milanese che ora vive a Bruxelles e che coordina l’ufficio di sviluppo di Ecf, l’European Cyclist’s Federation. Un esperto che conosce molto bene il quadro meneghino, così come quello di altre metropoli in tutto il mondo.

Panozzo, come giudica il servizio per i milanesi?
«Credo siano loro a dover giudicare il servizio di Milano. I numeri parlano chiaro: BikeMi funzionava bene e l’integrazione con altri sistemi ha solo favorito l’uso della bici in città. Se inizialmente tutti erano spaventati dalle conseguenze dell’espansione degli operatori free-floating, ad ora i benefici portati sono chiari a tutti».

Milano è una città adatta al bike sharing?
«È perfetta. Il trasporto pubblico funziona molto bene, ma non è capillare o esteso come dovrebbe e questo è il contesto in cui le bici condivise possono dare il loro meglio. Il bike sharing estende l’area operativa del trasporto pubblico urbano e interurbano. Tra l’altro, la città è piana ed è diventata la capitale europea della sharing economy: se non qui, dove potrebbe fiorire?».

Per quale motivo gli operatori cinesi free flow stanno fallendo?
«Fin dall’inizio dell’espansione asiatica, mi è personalmente parso evidente che si trattasse di una bolla destinata a scoppiare. Una crescita così rapida ed esponenziale non poteva essere sostenibile, neanche con le montagne di capitali a supporto delle operazioni. Naturalmente i problemi di vandalismo hanno aggravato la situazione, ma sarei cauto nel definire quello che sta accadendo come “fallimento”: come è stato detto in lungo e in largo, lo scopo di queste compagnie non era quello di offrire servizi di mobilità, ma raccogliere dati sulle abitudini delle persone. E questo obiettivo è stato raggiunto alla grande».

Come sarà la Milano di domani? Ci saranno più o meno bici in sharing?
«Naturalmente la speranza è che ce ne siano di più. Ma credo che il numero continuerà effettivamente ad aumentare. Un altro fenomeno che arriverà presto anche in Italia riguarda l’e-scooter sharing (i monopattini elettrici condivisi, ndr) che sta già dilagando altrove. E dopo i monopattini ci saranno i monowheeler. E dopo quelli gli e-skateboard. Insomma, il mondo della micromobilità condivisa continuerà a crescere e diversificarsi e si integrerà sempre più con il trasporto pubblico, riflettendo le politiche urbane».

NUMERI

15-20%
proiezione di coloro che giornalmente sfruttano la bicicletta in una città europea con dimensioni simili a Milano

6-8%
proiezione di coloro che giornalmente sfruttano la bicicletta a Milano

Fonte: Amat

*Nel numero di giovedì 25 ottobre, pubblicheremo una rettifica del gruppo Mobike*

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