mercati comunali
mercati comunali

Fino a qualche anno fa i mercati comunali coperti rappresentavano uno dei tanti posti dove rifornirsi di prodotti alimentari. Visti da fuori avevano un aspetto un po’ grigio, essendo dei prefabbricati piuttosto somiglianti a enormi scatoloni.

All’interno, invece, tutto era abbastanza prevedibile con i banchi e quel po’ di vivacità tipico dei mercati di quartiere. Le cose stanno cambiando, il Comune negli ultimi anni ha varato politiche per rinnovare i mercati, renderli più moderni e appetibili e, al tempo stesso, soddisfare le esigenze di associazioni che vogliono utilizzarne gli spazi.

Sono due le linee su cui si sta muovendo Palazzo Marino. Dal punto di vista giuridico si sta procedendo con la concessione dei mercati a privati tramite bandi, già tre indossano questa nuova veste: si tratta di Santa Maria del Suffragio, Lorenteggio e Darsena, che è stato riqualificato nell’ambito del piano di rilancio della città in vista di Expo 2015.

A questi se ne aggiungeranno altri tre nei prossimi mesi: Wagner, Morsenchio e Zara. L’Amministrazione ha deciso di affidare per vent’anni i tre immobili a differenti concessionari, siano essi un soggetto singolo, un’impresa, un consorzio o un raggruppamento temporaneo d’imprese. Non sarà possibile per lo stesso soggetto aggiudicarsi più di un mercato.

Inoltre, per favorire la differenziazione delle imprese che opereranno all’interno dei mercati, nelle strutture di Wagner e Morsenchio ogni singola azienda non potrà disporre di oltre un quinto della superficie di vendita del mercato e lo stesso prodotto non potrà essere venduto su oltre un quinto della superficie di vendita. Nel mercato Zara le limitazioni sono fissate nella misura di un terzo.

L’altra linea riguarda le azioni di animazione culturale e sociale all’interno e all’esterno dei vari mercati coperti, in primo luogo nei mercati collocati nelle aree periferiche della città che potranno fare affidamento su un finanziamento di massimo 20.000 euro a progetto per uno stanziamento complessivo di 120.000 euro.

Potranno presentare progetti le associazioni senza scopo di lucro, onlus, cooperative sociali e fondazioni con finalità sociali, che siano già attivi nell’ambito dell’animazione sociale e culturale e che si impegnino a promuovere e sviluppare azioni di capaci di rendere il mercato coperto un luogo inclusivo. L’obiettivo è favorire attività culturali e aggregative coinvolgendo anche la rete degli attori locali e dei commercianti già presenti.

Un progetto di animazione sociale e culturale è già partito in piazzale Ferrara: è realizzato dall’Associazione “La strada”, soggetto capofila, in collaborazione con altre realtà del quartiere e con il sostegno economico della Fondazione Cariplo. Il progetto ha previsto che quattro stalli all’interno del mercato, che erano privi di titolare, venissero sistemati, riqualificati e attrezzati per diventare vero punto di riferimento della vita sociale del quartiere.

Due stalli ospitano la portineria di quartiere, il book crossing, la bacheca di quartiere per piccoli annunci e altri servizi di vicinato oltre a numerosi appuntamenti cultuali come la presentazione di libri o mostre d’arte e fotografiche realizzate dagli stessi abitanti. Gli altri due stalli sono invece dedicati al tema degli stili di vita sostenibili e ospitano laboratori, corsi e seminari rivolti agli adulti e ai bambini sulla promozione di una sana e corretta alimentazione, la trasformazione del cibo, la lotta agli sprechi e il riuso.

Nuovi luoghi di socialità

Ma ci sono ancora “buchi neri”

Dei 23 esistenti sono 19 i mercati comunali coperti in attività e accolgono oltre 200 operatori. Ad oggi sono 25 gli stalli vuoti, mentre resta da stabilire cosa fare per quelli abbandonati: il mercato di Gorla è inserito nel bando internazionale di vendita “Reinventing cities”, il centro di viale Umbria attende da tempo la demolizione, mentre per il mercato di via Rombon si penserà una nuova vita dopo il trasloco dell’unico attuale commerciante.

Nati negli anni ’50, i mercati coperti sono oggi oggetto di un piano per modernizzare strutture diventate obsolete e poco attrattive. Il piano del Comune è di farli diventare dei luoghi di socialità e di presidio sociale, sul modello dei food market delle grandi città europee. In questo senso sono andate le prime riforme con l’apertura alla ristorazione, ai bar, alla musica.

Un’operazione che sta producendo i suoi risultati con l’aumento dei frequentatori e l’interesse degli operatori per gli stalli che ancora restano vuoti. Il modello da seguire è Santa Maria del Suffragio, dove si trovano anche cibi di qualità, che ha indicato per gli altri mercati la strada da seguire.

I NUMERI

23,
I mercati comunali esistenti

19,
Le location coperte in attività

200,
Gli operatori attivi

20,
Gli anni di concessione degli spazi

I PROGETTI PILOTA

SANTA MARIA DEL SUFFRAGIO (ATTIVO)

Piazza Santa del Suffragio

LORENTEGGIO (ATTIVO)
Via Lorenteggio 177

DARSENA (ATTIVO)
Piazza XXIV Maggio 14

WAGNER (DI PROSSIMA REALIZZAZIONE)

Piazza Wagner 15

MORSENCHIO (DI PROSSIMA REALIZZAZIONE)

Via Guerrieri Gonzaga Anselmo 1

ZARA (DI PROSSIMA REALIZZAZIONE)

Piazzale Lagosta 7

L’INTERVISTA

«Salvaguardare le specificità dei quartieri»
L’assessore Cristina Tajani: «No a privatizzazioni»

Dare un nuovo volto ai mercati comunali coperti è un obiettivo cui Cristina Tajani sta lavorando dall’inizio del mandato. A Mi-Tomorrow l’assessore alle Attività produttive e Commercio spiega quali sono le politiche per rivitalizzare un settore in cerca di rilancio.

Lo scorso 22 gennaio si è svolta la seduta per assegnare la concessione del mercato di Zara. Com’è andata?

«E’ in fase di valutazione mentre i bandi per i mercati di Wagner e Morsenchio sono ancora aperti».

Chi auspicate possa diventare concessionario?

«E’ desiderabile che siano operatori all’interno del mercato, com’è accaduto per Lorenteggio dove è stato costituito un consorzio: vedremo se ci sono le capacità di aggregazione anche per gli altri mercati».

Con l’affidamento in concessione chi è titolare di uno stallo ha la possibilità di diventare gestore dell’intero mercato.

«Gli operatori hanno l’opportunità di mettersi insieme, sarebbe una bella notizia se ci riuscissero».

Avrebbero, però, l’onere della ristrutturazione…

«Sì, ma spalmato su un lungo periodo che gli consentirebbe l’ammortamento».

Com’è la situazione nei mercati già dati in concessione?

«Ne abbiano tre, stanno andando bene. Lorenteggio è un modello ibrido, insieme commerciale e sociale, Santa Maria del Suffragio è più commerciale, mentre la Darsena ha una storia diversa in quanto la riqualificazione è stata realizzata dal Comune in modo radicale».

Sta migliorando anche l’offerta di beni?

«C’è un miglioramento grazie anche alla nostra iniziativa sui mercati animati: nove associazioni svolgono attività sociali, di intrattenimento, slow food in altrettanti mercati di periferia. I mercati stanno cambiando pelle e si stanno muovendo verso una dimensione internazionale».

Avremo anche in città un mercato come quello delle Ramblas di Barcellona dove si cena e si fa l’aperitivo?

«In parte c’è già, a Santa Maria del Suffragio e Lorenteggio si può cenare: prima in questi spazi la somministrazione era proibita, ora molti si stanno trasformando in ristorante».

A quale tipo di frequentatore puntate per i nuovi mercati?

«L’obiettivo è un mix sociale di anziani e giovani, studenti e professionisti».

Si potrebbero creare spazi anche per attività non solo legate all’alimentare come l’artigianato o l’abbigliamento?

«Ci stiamo ragionando, qualcosa c’è già».

Il mercato, insomma, potrebbe offrire tipologie di merce svariate?

«E’ una cosa possibile».

Ci sono associazioni no profit escluse dai mercati perché non in grado di pagare i canoni.

«Abbiamo già varato alcune iniziative per venire incontro alle associazioni, come quella del mercato di piazzale Ferrara dove abbiamo dato in concessione d’uso temporaneo di quattro posteggi ad associazioni, onlus e soggetti privati per lo sviluppo di progetti e attività con finalità sociali, culturali, ricreative».

Rientra tra le politiche di rilancio la privatizzazione di uno o più mercati?

«Non è un nostro modello perché vogliamo preservare il carattere identitario. Il Comune è il proprietario, noi diamo l’indirizzo: vogliamo salvaguardare la specificità dei singoli quartieri, non vogliamo che ci sia un unico grande gestore».

Ci sono privati che hanno manifestato interesse per alcuni mercati?

«Ogni tanto qualcuno si presenta, io rispondo che il nostro modello è il bando».

Qual è la risposta dei milanesi a queste novità?

«Entusiastica, amano molto questi spazi, l’idea che si possano realizzare iniziative vivaci incontra un grande apprezzamento».