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A fare da apripista alla cannabis è stata la legge 242 del 2016 che ha permesso il commercio dei derivati della marijuana con contenuto psico-attivo (thc) inferiore allo 0,2 per cento, prevedendo una soglia di tolleranza fino a 0,6 per il coltivatore.

Da quel momento è stato possibile aprire i punti vendita: a Milano, secondo quanto riporta il sito dolcevitaonline, un punto di riferimento per questo mondo, oggi se ne contano una cinquantina in gran parte specializzati in cannabis light. Ma non è necessario recarsi in uno shop per procurarsi la “canna” legale. Su internet è facile effettuare un’ordinazione, i prezzi variano da 10 a oltre 40 euro, cui bisogna aggiungere il costo di spedizione che alcune società esigono.

Nonostante la legalizzazione il tema è delicato, come dimostra quanto accaduto per la fiera di settore Hemp Fest, in cui già lo slogan «Io non sono una droga» scelto per pubblicizzare l’evento della cannabis ha suscitato polemiche e dure prese di posizione. Sono arrivate richieste di bloccare la tre giorni nei padiglioni di via Mecenate e una segnalazione dei manifesti all’Authority delle comunicazioni da parte del sindaco Giuseppe Sala.

Adesso, dopo quasi tre anni, la vita della cannabis light potrebbe essere prossima a terminare. Sul piano politico il Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, negli ultimi giorni ha concentrato i suoi attacchi contro gli shop annunciando la prossima chiusura. In realtà la direttiva emanata dal Viminale non prevede chiusure generalizzate, ma sollecita le questure a monitorare i requisiti delle rivendite sotto tutti i punti di vista.

Un attento monitoraggio degli shop, una stretta sui controlli, verificando che non siano messe in vendita le “infiorescenze in quantità significative da un punto di vista psicotropo e stupefacente”, evidenziando che l’obiettivo è la tutela della salute e dell’ordine pubblico. Ma nessuna chiusura.

Non meno insidioso l’altro confronto che si svilupperà sul piano giuridico. I negozi che vendono solo cannabis light sono legati alla decisione delle Sezioni unite penali della Suprema Corte di Cassazione, attesa per il 31 maggio. I giudici valuteranno in modo univoco se e cosa si può vendere, sciogliendo un contrasto sorto tra i pronunciamenti di due diverse sezioni.

In particolare, le sezioni riunite della Corte di Cassazione dovranno esprimersi sui sequestri effettuati dal Nas dei carabinieri e dalla polizia in negozi che vendevano questi prodotti. Se i loro ricorsi dovessero essere respinti, le saracinesche dovrebbero abbassarsi per tutti.

A fine maggio, insomma, potrebbero cambiare le sorti del settore.

I NUMERI

2.087,
I “grow shop” in Italia

50,
I negozi a Milano

40 milioni di euro,
Il giro d’affari annuo nel Paese

25-60 anni,
La fascia d’età dei clienti

-11%,
Il calo di sequestri di marijuana illegale

Mark D.
27 anni, cuciniere
Credo che i negozi dove si vende la cannabis light debbano restare aperti, sarebbe anche un modo per togliere dalla circolazione gli spacciatori. Per quanto riguarda l’uso, come per tutte le cose l’importante è non esagerare: io l’ho consumata e non ho avuto alcun problema, mi sono rilassato, posso dire di avere ottenuto un effetto benefico.

Angelo Fiamma
45 anni, verniciatore di alluminio
Se nelle sostanze non c’è il Thc va bene, si possono pure mettere in vendita, altrimenti sono contrario. Credo che sia importante combattere la droga, a Milano la situazione è degradata, c’è persino il bosco di Rogoredo che è fuori controllo: iniziare a proibire la cannabis è giusto perché di solito è il primo passo verso stupefacenti più pesanti.

Emanuele Bausiglio
22 anni, cuoco
Anche se non sono contrario all’uso io non ho mai provato la cannabis light. Sono per la liceità perché credo che non sia più dannosa di altre sostanze come l’alcol, l’importante è che il consumo sia ben controllato: non deve essere consentito ai minori o alle persone che hanno problemi specifici, inoltre è bene che sia fatta una campagna che illustri i rischi, un po’ come viene fatto con le sigarette.

Jeremy Pedreros
28 anni, impiegato
Se uno ha voglia di consumare la cannabis lo può fare facilmente rivolgendosi agli spacciatori: è meglio, perciò, che venga venduta in un posto autorizzato dove sei sicuro che il prodotto è buono mentre se ti rivolgi allo spaccio non hai nessuna garanzia. Un’altra ragione per tenere aperti gli shop è che ci sarebbe un maggiore controllo sui minorenni e si toglierebbe agli spacciatori un mercato importante.

PARERI NOTI

Non vendono margherite o centrotavola. Evidentemente un cannabis shop vende qualcosa che bene non fa.
Matteo Salvini, Ministro dell’Interno

Un’esagerazione. Quella sulla cannabis non è la battaglia delle battaglie. Sarei molto prudente a dire che questi negozi vanno chiusi.
Giuseppe Sala, Sindaco di Milano

Non bisogna dare informazioni sbagliate, perché nei canapa shop non si vende droga.
Giulia Grillo, Ministro della Salute

Nuove aree per la coltivazione
Mozione in Comune per lo scopo terapeutico
C’è un altro campo i cui si discute con passione della cannabis. E’ quello medico dove l’uso avviene per scopo terapeutico nei confronti di persone affette da cancro, sclerosi multipla, Hiv, sindrome di Gilles de la Tourette e altre malattie.

L’unico stabilimento farmaceutico autorizzato a produrre questi medicinali, ovvero quello militare di Firenze, non è attualmente in grado di fare fronte alla richiesta, tanto che di recente il Ministero della Salute ha rafforzato l’import dall’Olanda.

Una situazione che ha spinto Alessandro De Chirico, consigliere di Forza Italia, a presentare lo scorso settembre una mozione a Palazzo Marino per chiedere che vengano individuate, nel territorio cittadino, alcune aree agricole per la coltivazione della cannabis a scopo terapeutico.

L’obiettivo, insomma, è rompere il monopolio pubblico per fare fronte alla domanda: «Sono stato a Firenze – spiega – un centro che nel 2019 è in grado di produrre 300 chili a fronte di un fabbisogno di una tonnellata. Le conseguenze di questa situazione sono negative: si deve importare dall’estero oppure si fa ricorso al mercato nero».

Anche la Regione ha approvato una mozione identica a quella proposta dall’esponente azzurro: «Adesso c’è un tavolo con la Regione – conclude De Chirico -, inoltre ho scritto al ministro della Salute Grillo. L’assessore regionale al Welfare Gallera è pronto ad andare a Roma presso la Commissione interassessorile per sostenere la richiesta». GS

«La cannabis light non è droga»
Moretti (JustMary): «Bene chiudere chi è fuori legge»
Cosa significa fare impresa con la cannabis light? Lo spiega a Mi-Tomorrow Matteo Moretti, fondatore di JustMary, uno dei primi servizi di delivery di canapa legale ad aprire in città.

Partiamo dall’inizio: Com’è nata questa idea?
«Nel giugno del 2018 assieme ad un socio avvocato e ad un ragazzo che si occupa delle consegne. Il primo mese lo abbiamo passato vagliando il mercato, abbiamo fatto un test, dopo abbiamo creato l’app».

Poi siete partiti?
«Abbiamo avuto problemi da subito, Google e Apple ci hanno bannato l’app, siamo in causa con loro».

Per quale motivo?
«Non volevano avere niente a che fare con chi commercia cannabis. Il 18 giugno ci sarà la sentenza».

Nel frattempo come avete fatto?
«Abbiamo creato un’altra app».

Quale attività svolgeva prima di occuparmi di cannabis?
«La stessa che continuo a svolgere adesso: sono un broker finanziario».

Come si fa a passare dalla finanza alla cannabis?
«Guardi che è proprio perché mi occupo di finanza che capisco il valore del mercato: mi sono accorto che c’era lo spazio per lavorare bene e che questo spazio non poteva essere lasciato ai ragazzini».

Quanti anni ha?
«Trentanove, ho una famiglia con un bambina».

Ha mai provato la bontà dei suoi prodotti?
«No, ho un collega che fa i test, verifica se produce l’effetto calmante e rilassante proprio della cannabis light».

Siamo sicuri che non produca altri effetti?
«Sì».

Eppure si tratta di una droga, seppure leggera.
«Su questo punto è bene fare chiarezza: la cannabis light non è una droga, perché non ha un principio psicotropo, droga è invece la marjuana. Basti pensare che l’olio estratto dalla cannabis è usato come antinfiammatorio».

Le perplessità sono forti in modo particolare sull’uso della cannabis da parte dei minori: cosa ne pensa?
«Se stiamo parlando di vietare la droga ai minorenni sono d’accordo ma, ripeto, la cannabis non lo è».

Si può vendere la cannabis ai minorenni?
«La legge non lo vieta, ma con i colleghi siamo d’accordo per non venderla lo stesso».

Come fate?
«Chiediamo i documenti di chi vuole acquistarla, si paga con carta di credito, inoltre c’è il prezzo medio piuttosto alto che limita l’accesso ai ragazzi. Abbiamo 2.400 utenti registrati, nessuno è sotto i 25 anni».

Qual è il prezzo medio?
«Circa 35 euro».

Qual è l’identikit dei vostri clienti?
«Sono di tutte le estrazioni sociali, si va dai 25-26 anni ai 60 anni. E’ gente che lavora, come tutti noi, e magari vuole passare un fine giornata rilassati e tranquilli. Le racconto un aneddoto per fare capire che si tratta di gente normale».

Prego.
«Una volta una signora ci ha chiesto di non suonare il citofono al momento della consegna perché i figli erano già a letto».

Ogni quanto si fanno le ordinazioni?
«Nessuno le fa tutte le sere, ci sono quelli che le fanno due volte la settimana».

Se si esagera nell’uso cosa succede?
«Non lo so, è come esagerare con le sigarette. Mi preme, però, ricordare che stiamo parlando di un prodotto naturale: si tratta di una pianta che viene fatta essiccare e poi venduta senza che venga mai trattata chimicamente».

Il ministro Salvini vuole chiudere gli shop della cannabis. Cosa ne pensa?
«Sono d’accordo nel chiudere quegli shop che non rispettano le regole in quanto vendono marjuana».

A fine mese la Corte di Cassazione dirà una parola definitiva sulla possibilità di vendere legalmente la cannabis. Cosa si aspetta?
«Lo scorso febbraio la Cassazione ha stabilito che la cannabis si può fumare. Mi auguro che vengano fissate regole precise, ad esempio che non si possono collocare gli shop vicino a chiese o scuole».


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