chiusure domenicali
chiusure domenicali

«Lo facessero ad Avellino, qui a Milano non ci rompano le palle»: con questa uscita sopra le righe, alla quale seguirono le scuse alla città irpina, lo scorso novembre il sindaco Giuseppe Sala liquidò il progetto delle chiusure domenicali delle attività commerciali contenute nel programma del governo.

Adesso che il provvedimento è arrivato nella fase della sua definizione legislativa – giovedì sarà all’ordine del giorno della Commissione Attività produttive della Camera – quella sortita del primo cittadino sembra avere prodotto risultati importanti su due punti: per le 14 città metropolitane potrebbe esserci una deroga al divieto di apertura domenicale e delle consegne domenicali delle merci acquistate online.

Un esito da non intestare del tutto al primo cittadino milanese in quanto c’è stata la pressione anche degli altri sindaci delle città metropolitane, tra cui ci sarebbe anche la sindaca pentastellata di Roma, Virginia Raggi, ma che segna per Sala un punto importante in termini di autorevolezza e leadership tra i sindaci.

Al momento è in piedi l’accordo che hanno trovato M5s e Lega che stabilisce che le saracinesche devono essere alzate non più di 26 domeniche all’anno e di 4 giorni festivi lasciando comunque alla Regione il compito di definire le chiusure. E’ possibile che si finirà con la possibilità di tenere aperti i negozi di domenica nelle grandi città. Anche lo stop alla consegna nei giorni festivi delle merci acquistate online verrà approfondito e, con ogni probabilità, rivisto per le città metropolitane.

Nel testo poi è previsto che le catene di distribuzione che servono le partite Iva possano lavorare anche di domenica, per esempio quelle legate al mondo della ristorazione, e che possano restare comunque aperti alcuni esercizi commerciali, come i mobilifici. Nessun problema, invece, per i cinema, e i negozi presenti negli stadi, nei centri sportivi e nei parchi di divertimento che potranno restare aperti.

I commercianti che non rispetteranno gli obblighi rischiano delle multe molto salate: si va da 10.000 a 60.000 euro di sanzione, con la cifra che raddoppia in caso di recidiva. I proventi di queste sanzioni verranno investite per contribuire al decoro urbano e combattere l’abusivismo.

Per FederDistribuzione, si tratta di un provvedimento sbagliato: «Perché riproporre questo tema – afferma il presidente Claudio Gradara – nel momento in cui il Paese avrebbe invece bisogno di misure espansive? Siamo da sempre contrari a interventi che creino ostacoli all’attività d’impresa e alla libertà dei consumatori, e questo vale soprattutto in una fase economica nella quale questi fattori possono rappresentare un pilastro su cui costruire la ripresa dell’Italia».

All’estero
Tanti modelli “ibridi”

In Francia esiste l’obbligo di riposo domenicale per i dipendenti, motivo per cui soltanto i negozi detenuti dai proprietari possono rimanere aperti liberamente. Fanno eccezione gli alimentari, per cui il riposo domenicale è concesso a partire dalle 13.00, mentre per i dipendenti di negozi più grandi di 400 metri quadrati è prevista una remunerazione maggiorata del 30%.

Per i negozi che non si occupano della vendita di generi alimentari la possibilità di aprire la domenica viene decisa dal sindaco, con i dipendenti che, in caso di apertura, vengono pagati il doppio. In Germania restano chiusi la domenica tutti i negozi tranne panetterie, fiorai, giornalai, negozi per la casa, musei, stazioni ferroviarie, stazioni di servizio, aeroporti e luoghi di pellegrinaggio. In Spagna, invece, sono le singole Comunità autonome a stabilire il numero totale di domeniche in cui rimanere aperti.

PERCHE’ NO
1) La chiusura di negozi e centri commerciali nei giorni festivi produrrebbe un taglio di 400 milioni che vengono spesi ogni anno per pagare il lavoro straordinario di domenica
2) La proposta di legge comporterebbe la perdita di circa 40mila posti di lavoro.
3) Le domeniche sono i giorni della settimana in cui si spende di più nei supermercati e centri commerciali: gli italiani che sfruttano le aperture festive per fare shopping sono infatti circa 12 milioni.
4) La domenica e i giorni festivi rappresentano per molti acquirenti l’unica occasione per dedicarsi allo shopping e alle compere.
5) Il settore delle vendite online sarà l’unico a guadagnarci dalle chiusure domenicali dei negozi

PERCHÉ SÌ
1) Per molti esercenti i maggiori costi delle aperture domenicali portano quasi ad annullare i guadagni.
2) La spesa domenicale di solito si fa la mattina, il pomeriggio le corsie dell’ipermercato sono praticamente vuote.
3) Altre attività come quelle del dentista, del medico, delle banche, del commercialista, dell’Inps, di quasi tutte le farmacie sono chiuse nonostante la loro importanza sociale.
4) La liberalizzazione del 2011 ha causato la chiusura di migliaia di negozi che non potevano sostenere aperture 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, un ritorno alla vecchia normativa aiuterebbe non pochi commercianti.
5) Le domeniche senza lavoro contribuiscono a rafforzare le famiglie che possono avere l’unico giorno per stare tutti insieme e a ridare senso religioso alla giornata.

«Decidiamo se siamo o meno una città turistica»
Barbieri (ConfCommercio): «La proposta in discussione non va bene»

Milano ha bisogno della liberalizzazione, ma con qualche paletto. E’ il pensiero di Marco Barbieri, segretario generale della ConfCommercio Milano Monza Brianza, che auspica una revisione del provvedimento del governo ma non rimpiange il decreto “Salva Italia” che ha aperto il commercio alla deregulation.

Giovedì la commissione Attività produttive della Camera esamina il piano delle chiusure domenicali dei negozi: che cosa si aspetta?
«La proposta come è stata concepita non va bene perché va a colpire le domeniche: va bene la richiesta avanzata dai 14 sindaci, Milano è una città aperta, siamo nel 2020 non nel 2010 o nel 1980».

Liberalizzazione totale?
«No, vanno riconosciute le festività civili e religiose. Sono complessivamente dodici, sei stabilite a livello nazionale allettante sei a livello regionale: è giusto che ci sia una regolamentazione minima ma bloccare una domenica su due è sbagliato».

La deregulation dovrebbe riguardare in particolare il centro città.
«Io penso che il principio per cui ognuno fa quello che vuole è sbagliato, non va bene neppure per il centro di Milano perché oggi comprende la Cerchia dei Bastioni e i Navigli: sono tagliati fuori corso Buenos Aires e corso Vercelli, è una cosa incettabile, bisogna decidere una volta per tutte se vogliamo fare Milano città turistica oppure no».

Dovrebbe essere rivisto il divieto domenicale dell’e-commerce: cosa ne pensa?
«E’ un falso problema, l’e-commerce è già liberalizzato. Anche se vengono bloccate le consegne io posso lo stesso smanettare la domenica e farmi consegnare tutto il lunedì, per cui non cambia niente. Il problema vero da affrontare è un altro».

Quale?
«La pressione fiscale, la cosiddetta web tax».

Quali risultati ha prodotto la liberalizzazione introdotta dal decreto Monti?
«Abbiamo sempre sostenuto che affidare tutto al mercato è un errore. Dopo Expo, tuttavia, le cose sono cambiate perché la città è cresciuta molto in termini di attrattività per cui le imprese hanno dovuto adeguarsi, non è possibile pensare alle chiusure domenicali o addirittura, come è stato sostenuto da qualcuno, a quelle infrasettimanali».

Diversi commercianti intervistati da Mi-Tomorrow sono contrari ai negozi aperti di domenica.
«Per chi lavora in periferia o nei piccoli centri le aperture domenicali sono antieconomiche. Aprono solo quando è utile, ad esempio in concomitanza di eventi». GS

Antonella Calcaterra
Commerciante, 46 anni
«Da una parte sono a favore perché la domenica si può stare a casa con i ragazzi, dall’altra sono contro perché è sempre una possibilità. In passato ho provato a tenere aperto la domenica ma ho lasciato perdere, non rendeva: sto studiando invece il progetto di prolungare l’attività di sera, magari con l’arrivo del bel tempo».

Nello Muzio
Commerciante, 50 anni
«Meglio chiudere, il riposo domenicale fa bene alla famiglia e alla salute delle persone. Non ho mai pensato di aprire la domenica, già lavoro 12 ore al giorno dal lunedì al sabato, inoltre sono convinto che un’altra giornata di apertura non aggiungerebbe molto alla attività che ho svolto nel resto della settimana».

Paolo Pasini
Tecnico ortopedico, 43 anni
«La domenica è il tempo da dedicare alla famiglia, ai musei, alla cultura, è il giorno in cu si va a messa, i negozi dovrebbero restare chiusi. La spesa? Si può fare negli altri giorni, se poi il tema è il rilancio del commercio allora ci vuole altro, bisogna iniettare soldi nel sistema e sostenere la manifattura che si trova in grande crisi».

Arnaldo Marsili
Sarto su misura, 82 anni
«Sono sempre stato contrario ai negozi aperti la domenica, la trovo una cosa disumana, non l’accetto. Il discorso cambia se parliamo del centro, ha una natura diversa dal resto della città, è bene che le attività siano aperte per rispondere alle esigenze di una clientela che ormai sta diventando sempre più internazionale».

Dino Sernagiotto
Commerciante, 42 anni
«La domenica è un giorno per stare con la famiglia, non per lavorare, io ho fatto la scelta di non lavorare. Devo dire però che non mi piacerebbe trovare una città con tutte le saracinesche abbassate, qualcosa è bene che resti aperto, il centro ad esempio è importante che possa offrire il meglio a coloro che si recano anche di domenica».

Antonino Marchese
Commerciante, 60 anni
«Chiudere è un errore, deve restare un libera scelta se aprire oppure no. A me non piacciono gli obblighi, ognuno deve potere decidere se stare in famiglia o andare a lavorare: per quanto mi riguarda credo che si possano fare entrambe le cose. Ad ogni modo non mi sembra un grande problema, il vero tema da affrontare è la tassazione».


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