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Milano, primavera 1979: tre ragazzi animati da una grande voglia di fare, di costruire e di rendersi autonomi rilevano una sala cinematografica da cinquecento posti in via Milazzo. Nasce così l’Anteo, uno dei più importanti cinema d’essai dei primi anni Ottanta, fucina di ricerca cinematografica e fabbrica di talenti.

Mentre molti grandi schermi iniziavano a spegnersi, qui si partiva per una nuova avventura: quarant’anni dopo, Anteo resta ancora per Milano e non solo un punto di riferimento.

Il segreto? Come in una buona ricetta, bisogna sapere quali ingredienti usare e come miscelarli a dovere. Sintetizzando, si potrebbe dire che Anteo è stato ed è tuttora poco fumo e tanto arrosto: identità precisa; sguardo costantemente proiettato al futuro ma calato nel presente e senza dimenticare il passato; un’offerta di qualità, all’inizio alternativa, quasi borderline, in un’atmosfera unica che si respira nelle sale.

Ancora: la capacità di non rimanere mai uguali a se stessi, ma cambiare, innovare, stare al passo con i tempi. Anteo ha sempre cercato di creare una “situazione”: non bastava inseguire il sogno e il mito di fare cultura; bisognava partire dal pubblico, dalla sua fidelizzazione e, fin dagli esordi, la realtà plasmata da Lionello Cerri e soci ha fatto proprio questo, stabilendo un contatto, un rapporto diretto con gli spettatori, vecchi e nuovi, da cui partire per arredare uno spazio culturale a tutto tondo.

Un traguardo importante, quello dei quarant’anni, da celebrare a dovere: lo si farà domani, nel dettaglio, con una giornata intensa fatta di oltre quaranta appuntamenti al Palazzo del Cinema tra incontri, momenti conviviali e, soprattutto – non potrebbe essere altrimenti – tanto cinema, con la proiezione di film indimenticabili (alcuni impossibili o quasi da rivedere sul grande schermo) proposti a prezzi speciali: 2,50 euro se si compra il biglietto in cassa, 3 online.

Tra i protagonisti, Maurizio Nichetti, che festeggia anche i quarant’anni del suo film d’esordio, Ratataplan, proposto all’interno della programmazione della giornata, alle 15.45 in Sala Abadan. Ha “appena” vent’anni, invece, Pane e tulipani, gioiello di Silvio Soldini, proiettato alle 16.50 in Sala Astoria: il regista milanese incontrerà il pubblico per parlare del suo cinema e del rapporto indissolubile con Anteo.

Ci sarà anche il premio Oscar Gabriele Salvatores, che introdurrà uno dei suoi film più amati da pubblico e critica, Io non ho paura, in proiezione alle 21.00 in Sala Astra. Grazie alla collaborazione con Eataly e Osteria del Cinema, poi, per gli spettatori una fetta di torta e un calice di spumante per brindare a ciò che è stato e, soprattutto, a ciò che verrà: appuntamento alle 18.30 in una via Milazzo eccezionalmente chiusa al traffico, il tutto arricchito dal dj-set di Missin Red. Tutti insieme, ancora una volta, al cinema per dire. buon compleanno, Anteo!

L’Anteo in 5 date

1979 – Lionello Cerri, Maurizio Ballabio e Raimondo Paci rilevano la sala cinematografica da cinquecento posti in via Milazzo: la chiamano MusiCineTeatro Anteo, perché non è solo un cinema, ma uno spazio polivalente

1981 – Programmazione di film d’essai in prima visione in lingua originale e sottotitolati in italiano come The Kids Are Alright, Radio On e Alice nelle città, per poi continuare con il nuovo cinema tedesco e il cinema europeo: l’Anteo prende forma

1997 – Si passa a tre schermi e, oltre alla varietà dell’offerta cinematografica, si accentua la natura di spazio polifunzionale, con la nascita, accanto alle sale, di un ristorante al posto del palcoscenico e di una libreria in luogo della sala video: Anteo diventa uno spazio da vivere a 360 gradi e la proposta si affina

2006 – Arriva il quarto schermo e nasce la Sala Cinquanta (oggi De Amicis), caratterizzata da poltrone biposto e divanetti

2017 – Viene inaugurato in piazza XXV aprile Anteo Palazzo del Cinema: le sale passano da 4 a 11 e hanno i nomi di vecchi cinema milanesi scomparsi come Astra, Arabella, Astoria. Un luogo d’incontro dal forte valore sociale aperto dalle 10.00 all’una di notte, dove accedere indipendentemente dall’offerta cinematografica, per parlare di cinema e non, leggere un libro e mangiare, vedere un film on-demand e partecipare a un corso sui mestieri del cinema

La programmazione di domani

Il compleanno di Anteo si apre domani alle 10.40 in Sala Astra con la proiezione del pluripremiato Fuocoammare di Gianfranco Rosi per chiudersi attorno alla mezzanotte, quando termineranno le ultime proiezioni delle 22.00: Fa’ la cosa giusta (De Amicis) e Cafarnao – Caos e miracoli (Abanella).

Oltre quaranta le pellicole italiane e internazionali, di ieri e di oggi, da gustarsi nel corso della giornata: tra le chicche, le anteprime di Tutti pazzi a Tel Aviv di Sameh Zoabi (19.00, Nobel Eataly) e I figli del fiume giallo di Jia Zhangke (21.15, President). Da (ri)scoprire: Fuori dal mondo di Giuseppe Piccioni (10.50, President), Il ladro di bambini di Gianni Amelio (13.00, Astoria), Alice nelle città di Wim Wenders (13.15, De Amicis), Cesare deve morire di Paolo e Vittorio Taviani (17.20, President), I cento passi di Marco Tullio Giordana (19.20, Abadan), Riff Raff – Meglio perderli che trovarli di Ken Loach (19.30, Astoria) e Radio On di Chris Petit (20.00, De Amicis).

Info utili: i biglietti per ciascuno spettacolo costano 2,50 euro, se acquistati presso le casse del cinema, 3 euro online, mentre l’accesso agli incontri con Maurizio Nichetti e Silvio Soldini è libero e gratuito, previa prenotazione sul sito spaziocinema.info, dove si può scoprire la programmazione in dettaglio.

L’accesso all’incontro con Gabriele Salvatores è, invece, possibile previo acquisto del biglietto per il film Io non ho paura. In Sala Nobel Eataly due turni cena con menu a prezzo speciale (27 euro): alle 19.00 con il film Tutti pazzi a Tel Aviv e alle 21.15 con I fratelli Sisters.

Maurizio Nichetti: «Milano è sempre uno stimolo»

A tu per tu con Maurizio Nichetti, tra i protagonisti domani della festa per i quarant’anni di Anteo, curiosamente nel giorno anche del suo compleanno, essendo nato a Milano l’8 maggio del 1948.

Attore, regista, sceneggiatore, produttore ma anche, se possibile, molto altro: laurea in Architettura al Politecnico, studi di mino al Piccolo, in carriera ha lavorato anche per Ibm Italia e girato oltre un centinaio di spot pubblicitari.

Negli anni Settanta è tra i fondatori della compagnia e scuola di teatro Quelli di Grock e lavora come sceneggiatore e regista nello studio di Bruno Bozzetto. Dieci i lungometraggi all’attivo, da Ratataplan (1979) a Honolulu Baby (2001). Spazio anche per tanto teatro e televisione. Una vita e una carriera da approfondire nel libro Autobiografia involontaria, pubblicato dalla casa editrice milanese Bietti.

Anteo celebra i suoi primi quarant’anni: quale il suo rapporto con questo vitale spazio polivalente? «Il rapporto che si ha con un amico di vecchia data: un amico che si è conosciuto da giovane e che è rimasto coerente, nel tempo, a un’idea di cinema e a un pubblico che lo ha sempre ricambiato con una fiducia totale».

In questo 2019 compie quarant’anni anche il suo lungometraggio d’esordio, Ratataplan, una poesia per immagini che mantiene una freschezza e un ritmo inalterati: come nacque il film e come lei si avvicinò al mondo del cinema?
«Interessante questa contemporaneità. Nel 1979 a Milano nascevano nuovi film, nuovi spazi aggregativi: c’era una generazione che sarebbe sopravvissuta, col proprio entusiasmo, a tutte le rivoluzioni tecnologiche che hanno cambiato irreversibilmente il mondo dello spettacolo».

Credo che il lavoro di attore, come quello di regista, chieda molto, ma restituisca anche molto a chi lo fa: è così? Cosa le hanno lasciato in eredità i suoi film?
«Più che a me, piace constatare cosa i miei film abbiano lasciato a quanti, nel corso degli anni, li hanno visti e li ricordano ancora come momenti importanti della loro maturazione di spettatori: da come un appassionato di cinema mi avvicina oggi e da quale dei miei film ricorda posso indovinare la sua età. A vent’anni le emozioni vere ti rimangono dentro per sempre».

C’è molta Milano nelle sue pellicole: quanto è stata importante la città per la sua carriera e come vede la Milano attuale?
«Senza Milano avrei fatto altri film e anche l’Anteo non avrebbe trovato un pubblico così attento e fedele nel tempo: Milano è stata sempre uno stimolo per chi ci lavora e per chi ci vive».

Di cosa si sta occupando attualmente?
«Attualmente dirigo la sede milanese del Centro sperimentale di cinematografia e tengo un laboratorio di Regia al corso di laurea magistrale in Cinema, Televisione e Nuovi media allo Iulm. Lavorare con i giovani ti sfida continuamente ad aggiornare i tuoi sistemi di comunicazione che dovrebbe essere un’esercitazione obbligatoria per ogni persona che vuole occuparsi di spettacolo».


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