12 dicembre 1969, alle 16.37 una bomba esplode all’interno della Banca Nazionale dell’Agricoltura in piazza Fontana. La filiale era piena di clienti ed il bilancio è tremendo, 17 vittime, 13 sul posto e 4 nei giorni seguenti, a cui si aggiungono 88 feriti. Una strage che, a distanza di 50 anni, è ancora presente nella mente di chi l’ha vissuta e l’ha raccontata a figli e nipoti. Una strage che Milano non vuole e non deve dimenticare.

 

Lo ha ribadito nei giorni scorsi l’arcivescovo Mario Enrico Delpini. Lo affermano con forza le associazioni che ogni anno organizzano manifestazioni, eventi e mostre per tenere viva la memoria della città.

Quest’anno le iniziative proseguiranno fino al 16 dicembre. Il momento centrale sarà domani con il corteo organizzato da Milano Antifascista Meticcia e Solidale insieme a Collettivi Studenteschi, Associazioni, Movimenti e Organizzazioni politiche. La partenza è prevista per le 15.45 da Piazza Cavour, il corteo poi attraverserà la città per arrivare ovviamente in piazza Fontana. Sarà un cinquantennale

Speciale, alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in Consiglio Comunale a partire dalle 14.30. Mostre, spettacoli e proiezioni andranno avanti ancora. Sabato prossimo, 14 dicembre, alle 10.30 l’Anteo Spazio Cinema di Piazza XXV aprile proietterà il video dello spettacolo Morte di Dario Fo, mentre il giorno dopo alle 19.30 l’Arci Corvetto ospiterà Piazza Fontana – Una storia di tutti, uno spettacolo emotivamente coinvolgente diviso tra musica, prosa e immagini in grado di restituire elementi di cronaca e dati storici intrecciati al vissuto di alcuni dei protagonisti.

In entrambe le occasioni saranno presenti Silvia e Claudia Pinelli figlie di Giuseppe, considerato la 18esima vittima della strage. Inoltre, al Teatro della Cooperativa proseguirà, sempre fino a domenica 15, Il rumore del silenzio interpretato da Renato Sarti e Laura Curino.

Un numero ridondante che potrebbe portare a facile retorica. Chi, invece, si impegna ogni anno a tenere viva la memoria della strage vuole evidenziare come il ricordo sia molto più di una semplice ritualità. Lo spiega Valter Boscarello di Memoria Antifascista: «Riteniamo che ricordare Piazza Fontana non sia una ritualità e nemmeno un anniversario. Vogliamo ricordare ciò che è successo in quel dicembre del 1969, un contesto storico particolare in anni in cui si erano sviluppate moltissime lotte dei lavoratori e degli studenti. Abbiamo il compito di raccontare questa cosa alle nuove generazioni. Nel 2005 c’è stata una sentenza che ha confermato lo stampo fascista della strage che ha portato a un periodo di tensione proseguito fino al 1984». Il programma di tutte le iniziative è disponibile sul sito comune.milano.it.

GLI APPUNTAMENTI CLOU DI DOMANI
14.30
Consiglio comunale straordinario alla presenza del Presidente della Repubblica

15.45
Corteo da piazza della Scala a piazza Fontana

La mostra alla Casa della Memoria
La mostra alla Casa della Memoria

17 Graffi alla Casa della Memoria
La mostra aperta fino al 20 dicembre

Serena Scandolo

Si sente tutta l’intensità della vita di ogni singola persona, immortalata in uno scatto, percorrendo la mostra 17 Graffi. Piazza Fontana 50°, visitabile fino al 20 dicembre alla Casa della Memoria. Diciassette fotografie in bianco e nero e altrettante poesie in ricordo di ognuna delle diciassette vittime della strage di piazza Fontana del 12 dicembre 1969.

Nel 50esimo anniversario di quella che fu una delle pagine più drammatiche della storia della Repubblica Italiana, la mostra è inserita all’interno del programma “Piazza Fontana 1969-2019. Racconti di una strage” che Casa della Memoria dedica quest’anno alla strage del 12 dicembre. Promossa dall’Associazione Piazza Fontana 12 dicembre 1969 e da Casa della Memoria, ideata da Stefano Porfirio, realizzata da photoSHOWall, la mostra presenta 18 fotografie, ognuna corredata da una poesia appositamente composta per onorare le vittime e ricordare che i parenti non hanno smesso di contare i 18.262 giorni trascorsi da quel tragico pomeriggio.

La diciottesima immagine, realizzata da Stefano Porfirio e anch’essa accompagnata da una poesia, è stata concepita come immagine simbolica dell’intero percorso espositivo: ritrae la maniglia della porta della Banca Nazionale dell’Agricoltura, un simbolo, perché «Su di essa posero le mani i nostri morti, ma anche quel vigliacco che mise la bomba».

Casa della Memoria
Via Confalonieri 14, Milano
Da lunedì a venerdì, 9.00-12.30, 13.30-17.00
Sabato e domenica 10.00-18.00

Le formelle in piazza Fontana
Le formelle in piazza Fontana

Finalmente le formelle

Diciassette formelle con i nomi delle vittime dell’attentato alla Banca Nazionale dell’Agricoltura sono state poste in piazza Fontana, a in vista del cinquantesimo anniversario della strage da cui ebbe inizio la strategia della tensione. A queste pietre ne è stata aggiunta una diciottesima, più grande, che sotto la data in cui esplose la bomba – 12 dicembre 1969 – e lo stemma del Comune di Milano riporta la scritta “ordigno collocato dal gruppo terroristico di estrema destra Ordine Nuovo”. L’idea iniziale era di mettere delle piante, ma il verde non era permesso. Ma così – come sottolineato dai familiari delle vittime – si possono leggere bene i nomi dei morti di quel tragico giorno.

E non fu fatta giustizia

Piermaurizio Di Rienzo

Diciassette morti e oltre ottanta feriti nella Banca nazionale dell’Agricoltura in piazza Fontana a Milano. La nebbia fitta di quel 12 dicembre di cinquant’anni fa ha avvolto tutti e sette i processi che si sono celebrati (tre le inchieste) e che non hanno portato all’accertamento della responsabilità personale di esecutori, mandanti e depistatori.

Nel 2005 la Cassazione chiuse tutto con un’assoluzione generalizzata degli imputati presi in esame dall’indagine scaturita negli anni ’90 dal lavoro sulle “Trame nere” dell’allora giudice istruttore Guido Salvini che ha anche pubblicato il libro La maledizione di Piazza Fontana. La svolta sembrò arrivare nel 2000 con l’ergastolo per l’ordinovista Delfo Zorzi, il medico veneziano Carlo Maria Maggi, e il capo milanese del gruppo La Fenice, Giancarlo Rognoni.

Tre anni dopo la doccia fredda per i famigliari delle vittime. In appello fioccano le assoluzioni. Il 3 maggio del 2005 di nuovo la parola fine. Gli imputati sono assolti definitivamente anche se i giudici della Suprema Corte, nelle motivazioni, confermano il quadro emerso dalle indagini e come gli attentati fossero opera di Ordine nuovo. Di più: la beffa del pagamento delle spese processuali a carico dei parenti delle vittime. Decisione poi “sanata” dalla Presidenza del Consiglio che si era costituita parte civile e aveva provveduto al pagamento. Una storia tragica. E per certi versi poi tragicomica.


www.mitomorrow.it