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23. 07. 2021 21:12

Coronavirus: a volte il tempismo è (quasi) l’unica cosa che conta

Quante ne abbiamo sentite nell’ultimo mese? Giravolte e paradossi di un’emergenza senza precedenti

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«Apriamo tutto». Anzi, «chiudiamo tutto». «Milano non si ferma». No, «è il momento di fermarsi». E chissà quanti altri proclami, appelli e iniziative ci troveremo a raccontare da qui alle prossime settimane. Perché – come affermato anche ieri dall’assessore al Welfare di Regione Lombardia, Giulio Gallera – con la discesa dei casi di contagio da coronavirus, comincerà a farsi sentire il pressing di tutte quelle attività produttive (sponsorizzate poi dalla politica) che scalpiteranno per tornare alla vita di prima. Anche se – in assenza di cure e vaccini – sarà improbabile che tutto possa riproiettarci alla situazione antecedente l’inizio delle ordinanze più stringenti.

 

 

Coronavirus: punto della situazione

Politica. Di certo, la politica a 360 gradi si è contraddistinta con rovesciamenti di posizioni. Se è vero, infatti, che il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, a fine febbraio riproponeva il video dei ristoratori con l’ormai famigerato hashtag #MilanoNonSiFerma, è altrettanto evidente (e ci sono tracce sui social) che anche il centrodestra (opposizione a Palazzo Marino e a Roma) chiedeva la riapertura di tutto, quando serviva esattamente il contrario. Sono note le posizioni di Matteo Salvini in merito, così come l’aperitivo sui Navigli del segretario del Pd, Nicola Zingaretti. E che dire di Giorgia Meloni davanti al Colosseo mentre in un perfetto inglese incoraggiava i turisti a tornare a visitare Roma?

Comunicazione sbagliata. Insomma, tutti (o quasi) hanno sbagliato comunicazione. O quantomeno i tempi degli annunci, vedi le critiche piovute su Sala per aver tirato fuori gli Ambrogini a marzo e all’assessore Gallera per aver abboccato a chi già lo vede candidato sindaco alle Comunali di Milano del 2021. La lezione servirà per non ripetere gli errori nelle prossime settimane quando probabilmente ci saranno pian piano le condizioni per riaprire qualche attività.

Decalogo Confcommercio
Decalogo Confcommercio

Altri. Anche le associazioni di categoria usciranno da quest’emergenza con le ossa rotte. Gira ancora sui social il decalogo di Confcommercio che a fine febbraio invitava ad uscire al ristorante, ad andare dal parrucchiere e a concedersi altri sollazzi perché – in fondo – le ordinanze lasciavano ancora aperte molte maglie e i negozianti non potevano risentirne più di tanto. Poi è stata la stessa Federmoda, ad esempio, a chiedere la chiusura degli esercizi commerciali prima ancora che arrivasse l’ultimo decreto governativo a stabilirlo di legge. E così hanno fatto i ristoratori, che tra il 9 e il 10 marzo chiusero i battenti nonostante gli sforzi a tenere aperti i locali.

Contraddizioni. Da non dimenticare la lista infinita di dichiarazioni contraddittorie da parte degli esperti, una platea di virologi che abbiamo imparato a conoscere. A questi aggiungiamo pure qualche giornalista che nell’ultimo mese si è improvvisato primario di pneumologia, dispensando consigli e ricette al limite dell’assurdo. Ci ricordiamo e ci ricorderemo di tutto.

Sì, ci ricorderemo di tutto

3 febbraio 2020
Zingaretti: 
«Eccesso di isterismo»

Nicola Zingaretti - coronavirus
Nicola Zingaretti – coronavirus

Anche Nicola Zingaretti, segretario del Partito Democratico e presidente della Regione Lazio, si è accorto solo tardi e sulla propria pelle (è tuttora in convalescenza dopo essere risultato positivo al Covid-19) della portata dell’emergenza. All’epoca del ricovero allo Spallanzani della coppia di turisti cinesi contagiati dal coronavirus, affermò: «Vogliamo dare un segnale contro l’eccesso di allarmismo, in alcuni casi parlerei di isterismo: pur essendo una situazione complessa, sono atteggiamenti abbastanza ingiustificati».

 

23 febbraio 2020
Gismondo: 
«Scambiata un’influenza»

Maria Rita Gismondo
Maria Rita Gismondo

Maria Rita Gismondo, responsabile di Microbiologia Clinica, Virologia e Diagnostica Bioemergenze dell’Ospedale Sacco di Milano, è stata accusata nelle scorse settimane di aver “minimizzato” la gravità dell’emergenza coronavirus. Celebre il suo post su Facebook nel primo weekend dell’emergenza: «Si è scambiata un’infezione appena più seria di un’influenza per una pandemia letale». Tre settimane dopo in un’intervista a Mi-Tomorrow affermerà: «Non avevo mai vissuto un caos del genere».

 

23 febbraio
Pregliasco: 
«Malattia banale»

Fabrizio Pregliasco - coronavirus
Fabrizio Pregliasco – coronavirus

Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università degli Studi di Milano, è uno dei massimi esperti in epidemie. E’ uno dei volti più noti sui media quando c’è da parlare di influenza e acciacchi stagionali. Poco più di un mese fa si lasciava andare ad una previsione ottimistica se confrontata con l’oggi: «La malattia provocata dal nuovo coronavirus, rispetto ad altre, è banale e non è contagiosissima, piuttosto comparabile all’influenza».

 

25 febbraio 2020
Fontana: 
«Poco più di una normale influenza»

Attilio Fontana
Attilio Fontana

Travolto letteralmente dall’emergenza, il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, si era lasciato andare a qualche dichiarazione più rassicurante rispetto alla reale portata della pandemia: «Questa è una situazione senza dubbio difficile, ma non così tanto pericolosa. È poco più di una normale influenza», riferì, precisando di aver usato le parole dei “tecnici”. Giorno dopo giorno il presidente della Regione diventerà il primo sostenitore di misure drastiche per fermare il contagio e la pressione sugli ospedali.

 

25 febbraio 2020
Scanzi: 
«Non è mortale, porca t…a»

Andrea Scanzi - coronavirus
Andrea Scanzi – coronavirus

Anche Andrea Scanzi, noto giornalista de Il Fatto Quotidiano, è bersagliato per alcune affermazioni minimizzanti risalenti al 25 febbraio scorso quando, in un video, bollò come «deficienti» che si preoccupavano per il coronavirus e «ridicoli» quelli che indossavano la mascherina. «Non va sottovalutato il coronavirus, ma è una normale influenza, che non uccide più di una influenza. Quanto deve andare avanti questo delirio collettivo? – si domandava -. Non è una malattia mortale porca t…a ladra».

 

25 febbraio 2020
Conte: 
«Coi tamponi abbiamo esagerato»

Giuseppe Conte
Giuseppe Conte

Scoppiato l’incendio, con la scoperta dei primi casi in Lombardia e in Veneto, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, invita tutti a collaborare per affrontare l’emergenza coronavirus. «Un’emergenza – precisava -, non una catastrofe. La prova tampone va fatta solo in alcuni casi circostanziati. Il fatto che negli ultimi giorni si sia esagerato con la prova tampone non corrisponde alle prescrizioni della comunità scientifica». Oggi proprio medici e scienziati sollecitano tamponi anche agli asintomatici per isolare potenziali untori.

 

27 febbraio 2020
Salvini: 
«Aprire tutto quello che si può»

Matteo Salvini - coronavirus
Matteo Salvini – coronavirus

Nell’elenco delle dichiarazioni da non dimenticare ecco il leader della Lega, Matteo Salvini. Ricevuto al Quirinale da Sergio Mattarella il 27 febbraio affermava: «Ho trovato nel Presidente della Repubblica un interlocutore attento sul fatto che il Paese debba riaprire tutto al più presto. L’appello che ho chiesto per chi è al governo è di aprire tutto quello che si può: fabbriche, centri commerciali, teatri, bar». Parole che oggi suonano a dir poco improvvide.

 

27 febbraio 2020
Sgarbi: 
«Procurato allarme»

Vittorio Sgarbi
Vittorio Sgarbi

Vittorio Sgarbi è stato il più grande condottiero di una crociata contro l’emergenza coronavirus. Il critico d’arte, che ha sempre sminuito la pandemia e criticato le misure drastiche, annunciava su Facebook un’iniziativa legale: «Ribadendo sull’epidemia le posizioni espresse da numerosi virologi ed epidemiologi, presenterò una denuncia penale per procurato allarme contro la fantomatica Associazione Patto Trasversale per la Scienza. Si ingenera solo paura tra i cittadini».

 

27 febbraio 2020
Sala: 
«Riapriamo Milano»

Giuseppe Sala - coronavirus
Giuseppe Sala – coronavirus

Un mese fa il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, postava su Instagram un messaggio chiaro: «Milano a luci spente non piace nessuno, che sia una città riaperta al più presto. Ho parlato con il ministro Franceschini: ripartiamo dalla cultura, riapriamo qualcosa, possiamo cominciare dai musei o da qualcosa altro, ma la cultura è vita». In quei giorni il sindaco condivideva anche il video #MilanoNonSiFerma e si faceva fotografare con magliette con riportato lo stesso hashatag. Domenica scorsa ha ammesso l’errore.

 

29 febbraio 2020
Meloni: 
«Vi aspettiamo in Italia»

Giorgia Meloni
Giorgia Meloni

Giorgia Meloni fece anche più di un tweet e di qualche dichiarazione di circostanza. Si fece riprendere in un video davanti al Colosseo, sfoggiando un inglese perfetto, per rivolgere un appello a tutti gli stranieri, invogliandoli a tornare presto in Italia e rassicurandoli sul fatto che non c’era alcun rischio per la salute: «Le immagini e le notizie che vi arrivano della nostra nazione non raccontano il vero». Da lì a pochi giorni davanti al Colosseo ci sarà il deserto.

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