discoteche milanesi
discoteche milanesi

Si è discusso parecchio, dopo i fatti di Ancona, ma quanto è accaduto di preciso è ancora da chiarire. Ciò che è certo è che venerdì scorso a Corinaldo, nella discoteca Lanterna Azzurra, sei persone hanno perso la vita. Erano in attesa di assistere al concerto di Sfera Ebbasta e, quando un ragazzo ha spruzzato lo spray al peperoncino, la folla ha iniziato ad accalcarsi verso l’uscita. Sono rimasti schiacciati, senza vita, cinque adolescenti e una madre di 39 anni. In più, decine di persone sono rimaste ferite. Da lì, è subito partita la caccia al colpevole.

C’è chi accusa gli organizzatori, chi se la prende con il rapper cinisellese e con i testi troppo espliciti delle sue canzoni. Chi parla di numeri che non tornano e di un vero e proprio rebus dei biglietti. Per ora sono otto gli indagati per omicidio preterintenzionale, tra il minorenne che avrebbe diffuso nell’aria lo spray urticante al peperoncino, i 4 proprietari dell’immobile e i tre soci che gestiscono la discoteca. Sui dati però, così come sugli effettivi responsabili della vicenda, si sta ancora indagando. Ciò che è emerso sono possibili carenze nella gestione e nel rispetto delle normative, in particolare quelle che riguardano le uscite di sicurezza. Perciò è importante capire com’è lo stato di sicurezza delle strutture che frequentiamo ogni giorno.

LA COMMISSIONE • A Milano il sistema di sicurezza per i locali di pubblico spettacolo (discoteche, sale concerto, ma anche teatri e cinema) è basato su una commissione di vigilanza comunale, per quanto riguarda le strutture con una capienza al di sotto delle 1.500 persone. Per quelle superiori, la commissione è composta invece da persone con compiti specifici. Tra loro ci sono i vigili del fuoco, l’annonaria, il tecnico del suono. Quando i locali presentano il progetto, la verifica di fattibilità passa alla commissione, sia in fase di apertura che di rinnovo. La licenza di agibilità infatti non è perenne: la commissione è tenuta a un ulteriore sopralluogo, normalmente ogni tre anni, per confermare che sussistano ancora le stesse condizioni. Proprio in questo momento, a Milano sono partite le comunicazioni da parte della commissione per dare il via alla verifica di conformità.

PROTOCOLLO • A ciò si aggiunge un protocollo di intesa sulla sicurezza firmato con la prefettura, sia a livello nazionale che con le prefetture competenti. Un protocollo a cui possono aderire i diversi locali. E all’ombra della Madonnina hanno aderito quasi tutti, circa l’80 per cento. Tra Milano e hinterland si contano 100 discoteche: è una della città con più concentrazione di locali. Ma la capienza media non è alta, compresa tra le 350 e le 600 persone, con pochi picchi (come l’Old Fashion, che arriva a 1.500). I controlli in città, in fatto di sicurezza, sono molto rigidi: periodicamente si sente di locali che vengono chiusi o a cui viene sospesa la licenza: la scorsa estate è accaduto al Fellini. Negli ultimi anni però a Milano quasi tutti i casi riguardano l’aspetto della security (risse o simili) e non della safety (normative non rispettate, come lo sforamento della capienza).

«Fabrique, Alcatraz e Time sono esempi virtuosi»
Roberto Cominardi (Silb): «Qui siamo molto attenti»

Milano, in fatto di sicurezza nei locali, è molto rigida. Un sistema che si basa su diverse leggi e, tra le più importanti, c’è il decreto ministeriale del 19 agosto 1996, che stabilisce compiti e incarichi demandati al personale del locale, che deve aver seguito corsi di formazione di medio rischio presso i vigili del fuoco. A raccontarlo a Mi-Tomorrow, dopo i fatti di Ancona, è Roberto Cominardi, presidente Silb Milano, il sindacato dei locali da ballo.

Che rapporto ha Milano con la sicurezza nei locali?

«Milano è molto attenta al tema. In particolare dal 2008, con Vallettopoli, è stata messa a punto una grossa verifica. Tanti locali sono stati chiusi e poi riaperti dopo numerosi sopralluoghi».

Cosa non deve mancare nella dotazione?

«Tutte le apparecchiature idonee in caso di deflusso veloce. I locali di pubblico spettacolo ad esempio devono avere l’arredamento ignifugo in classe 1».

In cosa consiste il protocollo di intesa con la Prefettura?

«Si basa su due branche, la security e la safety. La prima riguarda gli addetti alla clientela, i cosiddetti “buttafuori”, ed è demandata ad agenzie che formano il personale presso le prefetture. L’aspetto della safety invece riguarda le normative tecniche, come quelle sull’anti-incendio, ed è demandato al personale del locale. Ad Ancona ad esempio sono entrati in gioco entrambi gli aspetti».

Quanto conta la figura dei buttafuori per evitare disordini?

«Tantissimo. Il personale della security si occupa di selezionare all’ingresso, di verificare con i metal detector che non si introducano strumenti di offesa. È impressionante quanti giovani girino con cavatappi e cacciaviti. Prima del 2009, i buttafuori erano figure “illegali”. Perciò nelle discoteche si entrava come in pizzeria, senza alcuna selezione: era molto pericoloso».

Perché spesso non si accettano i gruppi di soli uomini?

«Il gruppo omogeneo di uomini non è benvenuto, perché comporta maggiore tensione. Potrebbe crearsi il classico problema dei “troppi galli nel pollaio”».

Quali sono le regole che i locali dovrebbero seguire per una maggiore tranquillità?

«Uno degli elementi che seguono alcune discoteche, tra cui la mia (l’Old Fashion, ndr), è di non far accedere i minori di 18 anni. Poi ci sono una serie di elementi che, se miscelati a dovere, permettono più tranquillità, come il rispetto della capienza. Bisognerebbe riflettere inoltre sui locali “ibridi”, ristoranti o hotel che, dopo cena, vengono adibiti a sale da ballo. Ma questi locali non sono sottoposti allo stesso criterio delle discoteche, in fatto di normative sulla sicurezza».

Parlando di sicurezza, è ancora fresco il caso Bettarini, che vi ha riguardato da vicino…

«L’episodio però non era accaduto nel locale, ma a 350 metri dall’Old Fashion. E solo 4 degli 11 aggressori avevano trascorso la serata da noi. È stato un fatto che ci ha ferito, ma ci siamo rialzati. Oltretutto noi, dopo il Bataclan, sulla sicurezza siamo attentissimi».

Tre esempi virtuosi milanesi?

«Fabrique, Alcatraz e Time. Anche lì ci sono stati casi di spray al peperoncino spruzzati durante i concerti, ma tutto ha funzionato a dovere».

I NUMERI

100,
Le discoteche tra Milano e hinterland

80%,
La quota di locali che hanno aderito al protocollo di intesa sulla sicurezza

33,
Le videocamere di sicurezza posizionate all’Old Fashion

1.500,
La capienza dei locali sopra la quale alla commissione di vigilanza comunale deve subentrare una commissione composta da persone con ruoli specifici

90 secondi,
Il tempo di auto-estinzione del fuoco per la mobilia nei locali di pubblico spettacolo

75%,
La percentuale di disordini evitabili con la selezione dei buttafuori

3 anni,
La cadenza con cui viene verificato che le condizioni di agibilità dei locali continuino a sussistere

«Scongiurare l’emulazione»
La posizione di Melania Rizzoli (Regione Lombardia)

«I fatti avvenuti nelle due scuole di Pavia e Soncino sono molto gravi, più di quanto viene mostrato dalle loro semplici conseguenze materiali». Lo ha detto l’assessore regionale all’Istruzione, Formazione e Lavoro, Melania Rizzoli, commentando quanto accaduto nei giorni scorsi in due scuole della Lombardia, dove alcuni ragazzini hanno usato impropriamente lo spray al peperoncino. «Con ancora negli occhi la tragedia di Corinaldo – ha aggiunto Melania Rizzoli – il fatto che si siano verificati simili fenomeni di emulazione, è un preoccupante segnale di problematiche educative che non devono essere sottovalutate. Per questo ho incontrato la direttrice dell’Ufficio Scolastico Regionale, Delia Campanelli, per confrontarci sulle attività di prevenzione che, in Lombardia, comunque sono costanti e operative da tempo. Non basterà identificare e sanzionare i giovani che hanno spruzzato quello spray: dovremo chiederci perché i ragazzi, invece di essere responsabilizzati dalle drammatiche conseguenze di azioni tanto imprudenti, si sentano spinti a replicarle».

SECONDO NOI

Dov’è la prevenzione?

di Christian Pradelli

La posizione assunta dal ministro dell’Interno, Matteo Salvini, dopo i fatti di Corinaldo va nella direzione abituale della fermezza e della durezza nei confronti dei responsabili: «Chi abusa dello spray al peperoncino per quello che mi riguarda non va richiamato, ma va arrestato anche se minorenne». Ci mancherebbe che chi ha provocato una simile tragedia non venga punito con pene esemplari. Il problema, però, dovrebbe essere inquadrato in un’ottica più estesa, senza dover ricorrere alle maniere forti quando ci troviamo di fronte a vittime innocenti.

Un po’ come quello che accadde a Genova: siamo ancora in attesa di capire chi doveva effettuare i controlli sul ponte Morandi, chi avrebbe dovuto fare la manutenzione e perché non fosse stata fatta. Oggi, tra l’altro, non sappiamo con chiarezza cosa succederà in futuro. La stessa cosa va detta per la verifica puntuale dell’organizzazione di singoli eventi nei locali pubblici.Controllare le condizioni di agibilità ogni tre anni non è un lasso di tempo un po’ troppo ampio per scongiurare incidenti?


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