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31. 07. 2021 21:37

Domani, ore 12.00: l’ora del silenzio. Un segno di lutto per le vittime del coronavirus

Il 31 marzo è la giornata di lutto per le vittime del coronavirus

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Domani l’Italia si fermerà. Stavolta lo farà per davvero. Al cento per cento. Senza deroghe. Con una circolare firmata dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Riccardo Fraccaro, infatti, tutti gli edifici pubblici sono stati invitati ad esporre la bandiera italiana a mezz’asta in segno di lutto per le vittime del coronavirus, di vicinanza ai familiari delle vittime, di partecipazione nazionale al cordoglio delle comunità più colpite.

 

 

Domani, 31 marzo 2020, giornata di lutto per le vittime del coronavirus

Comuni. Già i sindaci italiani avevano stabilito, per rendere omaggio a tutte le vittime del Covid-19, di fermarsi un minuto, alle 12.00 di domani. I primi cittadini di tutta Italia, con indosso la fascia tricolore, saranno davanti ai propri municipi in silenzio e con le bandiere esposte a mezz’asta “in segno di lutto” e in “segno di solidarietà con tutte le per comunità che stanno pagando il prezzo più alto”. I sindaci hanno organizzato questa cerimonia a distanza che non infrangerà le regole del distanziamento sociale. A proporla per primo è stato il presidente del Provincia di Bergamo e sindaco di Calcinate, Gianfranco Gafforelli, che si trova in una delle zone dove si contano più morti.

Domani, bandiere mezzasta Palazzo Marino
Domani, bandiere mezzasta Palazzo Marino

La lettera. Anche il presidente dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani (Anci), Antonio De Caro, ha fatto sua la proposta ed ha inviato una lettera a tutti i sindaci per chiedere la condivisione dell’iniziativa. «Tutti abbiamo negli occhi – ha scritto Decaro – le immagini della tragedia che sta colpendo così duramente molte città del Nord e che sta sottoponendo a dura prova tutte le comunità che amministriamo. Come sempre succede nelle grandi emergenze, noi Sindaci, che siamo i rappresentanti istituzionali più prossimi ai cittadini, diventiamo destinatari e custodi delle loro legittime preoccupazioni e delle loro comprensibili angosce. Insomma, siamo la prima linea, sottoposti come siamo alla forte pressione del carico di responsabilità di una comunità intera». «Una pressione che – sottolinea Decaro rivolto ai colleghi sindaci – non deve schiacciarci. Lo sconforto, che pure tanti tra noi avvertono, non può prevalere anzi dobbiamo reagire con maggiore forza e determinazione per trasmettere fiducia e speranza». All’appello hanno risposto con la loro adesione anche l’Unione delle Province Italiane (Upi) e l’Ali-Autonomie Locali Italiane.

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