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17. 09. 2021 19:05

Grazie! Raccolti 4.000 euro per il Sacco, Galli: «Non molliamo ora»

«Guai ad abbassare la guardia» Massimo Galli: «Estate? Vacanze in Italia»

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Meno contagi, meno ricoveri in terapia intensiva, meno decessi. La curva del contagio da coronavirus continua a scendere in tutta Italia. La situazione sta migliorando anche in Lombardia dove, come ha recentemente detto anche l’assessore regionale al Welfare Giulio Gallera, «abbiamo avuto il fungo della bomba atomica». In controtendenza è solo Milano, dove comunque i numeri sono destinati a scendere. Guai, però, ad abbassare la guardia. Occorrono ancora sacrifici: dispositivi di protezione personale e distanziamento sociale saranno una realtà per molto tempo. Lo ribadisce a Mi-Tomorrow anche Massimo Galli, direttore del reparto Malattie infettive dell’ospedale Luigi Sacco, dove sono confluite le donazioni dei nostri lettori, pari a 4.317 euro.

 

 

Massimo Galli, direttore del reparto Malattie infettive dell’ospedale Luigi Sacco – l’intervista

Professore, come sta evolvendo la situazione dei contagi in Lombardia?
«Da qualche giorno la pressione è minore, specialmente per quanto riguarda i casi più gravi che arrivano al pronto soccorso. Si tratta di un primo segnale positivo dopo molto tempo».

Cosa possiamo aspettarci dopo Pasqua?
«L’evoluzione di questi giorni sarà molto importante per capire se ci sarà un ulteriore calo. Se i numeri dovessero scendere ancora si potrebbe finalmente parlare di un trend in miglioramento».

massimo galli
massimo galli

Cosa ci dice invece riguardo alle terapie intensive?
«Anche in questo caso siamo di fronte a una flessione. Questo perché occorre distinguere fra due fasi».

Quali?
«La prima è stata quella che ha preceduto l’11 marzo e i decreti, caratterizzata dall’arrivo in ospedale di moltissime persone colpite dal virus quando ancora non erano in vigore le misure relative al distanziamento sociale. Molti di quei pazienti sono peggiorati moltissimo o sono deceduti».

E la seconda?
«E’ quella in cui si si contagia di meno perché gli italiani sono chiusi in casa. Il boom dei decessi è stato dovuto proprio a quella prima fase epidemica priva di misure ad hoc».

Una fase forse sottovalutata?
«Probabilmente sì. Molti di noi, medici, hanno insistito sulla necessità di assumere provvedimenti drastici fin da subito. Ero molto preoccupato per ogni minuto che passava senza misure adeguate. Ma è anche vero che l’Italia è stata più veloce rispetto ad altri Paesi, adesso in grande difficoltà».

Le misure decise in Italia sono sufficienti?
«Quelle cinesi sono state più drastiche. Da noi finora hanno avuto un discreto successo anche perché adesso la gente sta in casa perché ha paura».

Quando potremo tornare a una vita normale?
«Per tornare alla vita di prima ci vorrà molto tempo. Se parliamo invece di una parziale riapertura possiamo essere più ottimisti. Ma andrà programmata e sarà graduale. Dovremo abituarci a usare le mascherine e a mantenere le distanze».

Potremo vivere un’estate come le altre?
«E’ normale che la gente pensi all’estate, ma ritengo che nei prossimi mesi sarà necessario rimboccarsi le maniche per ripartire e non ci sarà tempo per le vacanze. Anche se naturalmente bisogna pensare anche all’industria del turismo che pesa tantissimo sul Pil. Difficilmente si potrà viaggiare».

Niente vacanze?
«Gli italiani dovranno passare le ferie in Italia, perché andare all’estero sarà sconsigliato visto che molti Paesi sono in gravissima difficoltà».

Con settembre potremo ripartire su tutti i fronti?
«Ce lo auguriamo tutti, perché se così non fosse vorrebbe dire che siamo in un guaio dal quale non riusciamo a tirarci fuori».

Quanto dovremo aspettare per avere un vaccino?
«Il vaccino è fondamentale perché è lo strumento che ci consentirà di tornare alla normalità. Ma i tempi saranno necessariamente lunghi. Prima di tutto bisogna scoprirne uno, poi occorrerà sperimentarne l’efficacia. Successivamente arriverà il momento di produrlo nei quantitativi sufficienti per affrontare la richiesta da ogni parte del mondo, infine distribuirlo. E su questo tema i diversi Stati non potranno che scontrarsi».

Pensare di avere il vaccino in autunno è quindi impensabile?
«Si tratta di un’ipotesi molto difficile».

Con l’estate il virus potrebbe scomparire?
«Siamo di fronte a un virus nuovo, quindi questa certezza non esiste assolutamente, anche perché ha colpito tutto il mondo. Il freddo aiuta le infezioni respiratorie, così come fanno i luoghi affollati. Ma questo non significa che con l’estate il problema si risolverà. Perché gli assembramenti e i luoghi affollati esistono anche quando fa caldo. Non dimentichiamo che il virus della Spagnola del 1918 si presentò in primavera, così come l’H1N1 del 2009».

Perché a Milano i contagi sono più alti della media regionale?
«A Milano l’emergenza è esplosa dopo, rispetto alle aree rosse della Lombardia. Inoltre molte persone si sono chiuse in casa dopo l’11 marzo quando erano già contagiate, e quindi non sono andate in ospedale. In tutta la regione i contagi reali sono almeno dieci volte più numerosi rispetto a quelli ufficiali».

Il nostro contributo

di Christian Pradelli e Piermaurizio Di Rienzo

Non ci aspettavamo una risposta del genere che, seppur piccola, è comunque straordinaria se rapportata alla giovane realtà di Mi-Tomorrow. Dal lancio della nostra campagna a favore del Sacco (12 marzo) a ieri abbiamo raccolto 62 donazioni per un importo di 4.317 euro che abbiamo prontamente versato sul conto corrente dell’ASST Fatebenefratelli-Sacco di Milano, come testimoniato dalla disposizione del bonifico qui riportata. In tanti tra voi lettori avete voluto donare un contributo, da 2 a 500 euro, per aiutare “chi non sta a casa”: medici, infermieri e personale sanitario in prima linea in uno dei presidi d’eccellenza della nostra città, mai come in queste settimane sottoposto ad una pressione senza precedenti. Ci auguriamo che questi fondi vengano destinati all’acquisto di protezioni per tutti coloro i quali sono in prima linea, accanto a chi ha bisogno di cure. In un momento di estrema difficoltà per tutti, compresa per la nostra società editoriale, non potevamo non provarci. Siamo orgogliosi di rendervi partecipi tutti di questo gesto.

Ecco la vostra donazione per il Sacco
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