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30. 09. 2020 08:06

Fase 2? Rincari, climatizzazioni, ghiaccio: insidie e ostacoli delle riaperture

Numerosi consumatori hanno denunciato al Codacons un sovraprezzo, mediamente dai 2 ai 4 euro, applicato da alcune attività ai propri clienti. Un balzello inserito in scontrino con la voce "Covid", e che sarebbe imposto come contributo obbligatorio per sostenere le spese degli esercenti per sanificazione e messa in sicurezza dei locali

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Era uno dei punti interrogativi più grandi in vista della Fase 2. Negozi, bar, ristoranti, professionisti aumenteranno i prezzi per recuperare un po’ le perdite accumulate durante il lockdown. Puntualmente l’allarme è già scattato in alcune zone e relativamente a specifici servizi (dal caffè al bar in qualche sporadico caso a parrucchieri ed estetisti, pizzicati anche con una dicitura sugli scontrini fiscali).

 

Fase 2? Rincari, climatizzazioni, ghiaccio: insidie e ostacoli delle riaperture

Consumatori. Le principali associazioni dei consumatori hanno già ribattezzato questa spiacevole pratica della Fase 2 come “tassa Covid”. «E’ un balzello dai 2 ai 4 euro applicato dagli esercenti ai propri clienti, e inserito direttamente come sovraprezzo nello scontrino, per finanziare i maggiori costi sostenuti dagli esercizi commerciali a causa del coronavirus», ha scritto il Codacons, che dichiara di ricevere da giorni segnalazioni circa rincari e voci di spesa originali applicati dagli esercenti. L’associazione parla di «un vero e proprio far west illegale che potrebbe configurare il reato di truffa, e contro cui verrà presentata una denuncia alla Guardia di Finanza e all’Antitrust».

Denunce. «Numerosi consumatori hanno denunciato al Codacons un sovraprezzo, mediamente dai 2 ai 4 euro, applicato in particolare da parrucchieri e centri estetici ai propri clienti – ha sottolineato il presidente Carlo Rienzi -. Un balzello inserito in scontrino con la voce “Covid”, e che sarebbe imposto come contributo obbligatorio per sostenere le spese degli esercenti per sanificazione e messa in sicurezza dei locali». «Abbiamo anche registrato – aggiunge Rienzi – casi di centri estetici che obbligano i clienti ad acquistare in loco un kit monouso costituito da kimono e ciabattine, alla modica cifra di 10 euro – aggiunge Rienzi -. Chi non versa tale “tassa” e non acquista il kit, non può sottoporsi ai trattamenti, sempre per le esigenze legate al Covid».

Replica. Prontamente si è già sollevata l’insurrezione dell’Unione Artigiani di Milano e Monza-Brianza che parla di «campagna d’odio». «Non si tratta di un fenomeno diffuso come si tende a far credere – commenta il segretario generale dell’Unione Artigiani, Marco Accornero -. Sono pochi infatti i saloni che hanno creduto opportuno e limpido aggiungere la voce relativa ai costi di sanificazione e dei dispositivi di protezione agli scontrini del servizio di acconciatura. La maggior parte, con la Fase 2, ha riaperto l’attività tra mille sacrifici e sta accogliendo la propria clientela praticando le condizioni pre-emergenza coronavirus».

Altri fronti. Per controbattere all’offensiva del Codacons, l’Unione Artigiani cita altre attività che avrebbero davvero lucrato sulla pandemia: «Ci sono stati aumenti di prezzi a discrezione, senza le reazioni scattate contro i parrucchieri. Dai supermercati, candeggina e altri disinfettanti con prezzi quintuplicati, alle farmacie dove le mascherine venivano vendute a 10/12 euro e i detergenti a prezzi schizzati a 5 /6 euro, fino alla frutta e alla verdura di oggi».

Libertà. «Aumentare il costo delle prestazioni o aggiungere in modo trasparente la voce Covid-19 agli scontrini – conclude Accornero – non raffigura peraltro alcuna illegittimità, essendo le tariffe libere come libera è la scelta dei clienti di avvalersi di un servizio. Sollecitare in modo inappropriato l’intervento della Guardia di Finanza è solo un vergognoso accanimento che rischia di innescare una guerra fra poveri».

tassa covid
tassa covid

«Si evitino speculazioni»


Antonelli (Unione Nazionale Consumatori): «Aumenti ci sono, ma siano contenuti»

di Giovanni Seu

Nessun aumento selvaggio dei prezzi ma è bene tenere alta l’attenzione in questa Fase 2. Lo spiega a Mi-Tomorrow Mauro Antonelli, responsabile dell’ufficio studi dell’Unione Nazionale Consumatori, che fa appello al Governo affinché si eviti il caroprezzi.

antonelli unione consumatori
antonelli unione consumatori

Avete avuto segnalazioni di aumento dei prezzi?
«I consumatori ci hanno segnalato aumenti in centri estetici, parrucchieri, dentisti dove è stato addossato loro il prezzo di mascherine, gel».

Un’operazione poco simpatica.
«Non solo, è una cosa dubbia anche dal punto di vista legale perché il consumatore deve pagare per il servizio mentre il “servizio Covid” non è previsto».

Cosa dovrebbero fare i commercianti?
«Gli sconsigliamo di fare queste operazioni, quantomeno dovrebbero inserire questi costi nel listino, come si fa con il coperto nei ristoranti: è un problema di trasparenza, un taglio di capelli di 20 euro non può diventare di 25».

Gli aumenti sono di questa portata?
«Circa 4 o 5 euro, è quella che noi abbiamo chiamato Covid Tax».

Quali informazioni possedete sui negozi di abbigliamento?
«Non abbiamo molte segnalazioni, questo è un settore in cui è più difficile valutare l’entità dei prezzi».

Passiamo a gas, luce e benzina.
«Per quanto riguarda la benzina siamo in attesa dei dati del ministro dello Sviluppo Economico, ad ogni modo il prezzo del petrolio è ai minimi termini, il rischio è che ci sia un rialzo. Per luce e gas i prezzi sono bassi ma per il prossimo trimestre temo una stangata per la luce».

Durante la quarantena c’è stato un forte aumento di domanda dei servizi informatici: come sono i prezzi adesso in Fase 2?
«C’è stata una difficoltà di reperimento dei computer portatili legato alla diffusione dello smart working ma non ci sono state speculazioni».

E il servizio dei tecnici informatici?
«Non ci sono stati problemi, spesso avviene da remoto: il problema semmai è quando si rompe un pezzo».

Il ritorno degli aperitivi ha fatto lievitare i prezzi?
«Non abbiamo segnalazioni precise, le abbiamo invece per quanto riguarda i bar dove brioche, cappuccino e caffè hanno subito aumenti».

I commercianti sono reduci da un periodo molto difficile.
«Comprendiamo che hanno avuto molti problemi e che adesso si trovano con pochi clienti, inoltre sono stati anche trascurati dal Governo. Detto questo, se aumenti i prezzi scoraggi i clienti».

Cosa suggerite?
«Faccio un esempio: abbiamo segnalazioni di ristoranti che hanno abbassato i prezzi».

Come si può combattere il caro prezzi?
«Il Governo dovrebbe fare di più, eliminare l’Iva sulla mascherina non basta, ci vuole il credito d’imposta, si può pensare ai saldi a carico dello Stato eliminando l’Iva».

C’è il rischio di una crescita dei prezzi come con l’avvento dell’euro?
«No, la situazione è diversa, allora sfruttando la conversione dalla lira i prezzi vennero raddoppiati, ora c’è la traslazione sul consumatore finale dei mancati ricavi: come ho detto, è una cosa che non conviene ai commercianti».


Anche l’aria condizionata ostruisce le aperture

Negozi, bar e ristoranti alle prese con l’impossibile annullamento del ricircolo

C’è chi vorrebbe aprire, ma non può ancora farlo. A mettersi di mezzo c’è il problema dell’aria condizionata. Già, perché l’ordinanza di Regione Lombardia, in vigore fino a domenica prossima, 31 maggio, impone la disattivazione totale della funzione di ricircolo dell’aria. Un obbligo che, però, in alcuni casi sembra impossibile da assicurare per come sono strutturati gli impianti.

Stand-by. E’ una problematica che sta mettendo in stand-by negozi, bar e ristoranti di Milano. La soluzione, in caso contrario, è solo una: tenere spento il climatizzatore. Cosa sopportabile magari per qualche giorno, ma alla prima ondata di calore sarà impossibile da mantenere, soprattutto in locali pubblici dove il tempo di permanenza dei clienti è prolungato (negozi di abbigliamento, ristoranti, bistrot).

Le posizioni. «Le linee di indirizzo sottoscritte dalla Conferenza della Regioni stanno mettendo in difficoltà tanti esercizi commerciali, perché dicono chiaramente di favorire il ricambio d’aria negli ambienti interni ed escludere totalmente, per gli impianti di condizionamento, la funzione di ricircolo dell’aria», ha spiegato il segretario di Federmoda Milano, Massimo Torti.

Analogie. Confcommercio ha scritto al Governo e alla Conferenza delle Regioni per chiedere se, per analogia, possano essere applicate al commercio al dettaglio le medesime prescrizioni contenute nello stesso documento, nella scheda relativa alle Strutture Ricettive, dove è previsto quanto segue: «Relativamente agli impianti di riscaldamento /raffrescamento che fanno uso di pompe di calore, fancoil, o termoconvettori, qualora non sia possibile garantire la corretta climatizzazione degli ambienti tenendo fermi gli impianti, pulire in base alle indicazione fornite dal produttore, ad impianto fermo, i filtri dell’aria di ricircolo per mantenere i livelli di filtrazione/rimozione adeguati».

Posizione. Dalla Regione Lombardia ancora non c’è una posizione chiara in materia, ma – interpellato sulla questione – l’assessore al Welfare, Giulio Gallera, ha fatto notare come l’ordinanza in vigore sarà rivista da lunedì 1 giugno alla luce dei dati sulla diffusione dell’epidemia. Tradotto: è possibile che ci sarà un ammorbidimento delle disposizioni anche in materia di climatizzazione.

macchine ghiaccio
macchine ghiaccio

E pure il ghiaccio…

Non solo l’aria condizionata. Bar e ristoranti, per non incappare in sanzioni amministrative e penali, devono prestare attenzione anche alle macchine che producono il ghiaccio. A tal proposito, l’Istituto Nazionale Ghiaccio Alimentare (INGA), ha messo in evidenza il grosso rischio che si annida in questi macchinari presenti negli esercizi e inevitabilmente rimasti fermi per un lungo periodo. Se non viene effettuata una corretta manutenzione preliminare, accompagnata da una completa pulizia e sanificazione di tutte le parti che entrano in contatto diretto con il ghiaccio, è possibile mettere a rischio la salute del consumatore.

Vademecum. INGA, in collaborazione con il Ministero della Salute, ha elaborato il primo manuale di corretta prassi igienica per l’autoproduzione di ghiaccio alimentare, disponibile gratuitamente sul sito ghiaccioalimentare.it ed è corredato da un check list che fornisce indicazioni sulle modalità di ripristino della macchina di autoproduzione del ghiaccio presente nei locali.

Consiglio. In questa fase complessa sotto molteplici aspetti, tra le soluzioni INGA suggerisce anche l’ipotesi di approvvigionamento presso aziende certificate produttrici di ghiaccio alimentare, in grado di assicurare il massimo livello di qualità ed igiene. «Abbassare la guardia adesso, dopo i mesi trascorsi, e trascurare questi aspetti igienici e sanitari è un’eventualità che non possiamo permetterci – ha dichiarato Carlo Stucchi, Presidente INGA -. Quando si parla di ghiaccio alimentare, si tende spesso a sottovalutare il rischio legato al mancato rispetto delle prassi igieniche. In questo momento è necessario che sia i consumatori che i gestori di bar e ristoranti siano ben informati sui rischi e pericoli e agiscano di conseguenza».

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