giuseppe sala contro matteo salvini
giuseppe sala contro matteo salvini

Giuseppe Sala contro Matteo Salvini. Matteo Salvini contro Giuseppe Sala. E’ il ritornello al quale sarà bene abituarsi per un bel po’ di tempo. Almeno fino al 2021, quando a Milano si tornerà a votare per il Sindaco di Milano e c’è da scommettere che la Lega punterà tutto pur di tornare a governare a Palazzo Marino.

Insomma, una sorta di “effetto nostalgia”, se pensiamo che il Carroccio riuscì nell’impresa di vincere le Comunali del 1993 eleggendo Marco Formentini primo cittadino. Poi rimase comunque in maggioranza nel secondo mandato di Gabriele Albertini (2001-2006) e nell’unico di Letizia Moratti (2006-2011).

Ora il vicepresidente del Consiglio suona la carica, forte di essere il partito di maggioranza relativa all’interno della coalizione di centrodestra che, ad oggi, governa serenamente in Lombardia così come in Veneto e in Friuli Venezia Giulia.

Dall’altra parte, Sala è rimasto in trincea, nell’avamposto più pesante rimasto nelle mani del Partito Democratico (di cui il Sindaco non ha la tessera). La poltrona di Palazzo Marino pesa parecchio, ma oggi è il solo carisma del primo cittadino, sondaggi alla mano, a tenere botta, visto che il Pd a Milano città ha perso quasi venti punti percentuali in cinque anni.

E così Sala si ritrova a lavorare per Milano, con la consapevolezza di avere alle spalle un partito oggi a pezzi e domani in lenta ricostruzione.

Ad ogni modo, la campagna elettorale per le elezioni che si terranno tra due anni è già iniziata. I terreni di scontro non sono mancati nei mesi scorsi su temi di carattere nazionale, ma negli ultimi tempi la disputa si è calata di più in chiave locale. Non è un caso che Salvini si sia presentato dieci giorni fa in piazza Oberdan promettendo un nuovo sindaco leghista per Milano: non sarà lui a scendere in campo e già il compito di trovare la personalità più idonea non sarà impresa semplice.

E non è un caso che Sala gli abbia replicato invitandolo a fare il ministro, anzi a cambiare il responsabile del Viminale. Non è nemmeno casuale che la lite si sia accesa sul tema del rincaro del biglietto Atm a 2 euro, questione sulla quale il leader leghista può contare sulla sponda istituzionale della Regione che non autorizza – per ora – l’aumento richiesto dal Comune di Milano.

Con chi stanno i cittadini? A leggere i sondaggi pubblicati sui social da Mi-Tomorrow la propensione dei milanesi a schierarsi con il Sindaco è in netta ascesa: dal 33% di giugno scorso sulla questione migranti al 58% della scorsa settimana sul tema ticket Atm.

Nei giorni scorsi c’è stata anche la prima visita ufficiale di Giuseppe Conte a Milano. E’ stato un segnale d’attenzione, seppur tardivo, nei confronti della città che genera il 10 per cento del Prodotto Interno Lordo nazionale. La sensazione è stata quella di un premier consapevole di non scaldare la platea milanese sfoggiando i temi cari ai Cinque Stelle, che qui in città non sfondano, ma anche conscio che Milano resta un terreno sul quale Salvini ha lanciato da anni un’Opa, ponendo così dei paletti.

Di certo, una visita a Milano a più di sei mesi dall’insediamento a Palazzo Chigi è apparsa quantomeno tardiva, anche e soprattutto agli occhi del mondo imprenditoriale.

I nodi verranno presto al pettine. La battaglia sul biglietto Atm potrà forse segnare un punto a vantaggio della Regione (Lega), mettendo Sala in condizione di non attuare le nuove tariffe. Il Sindaco si troverà costretto ad accusare Salvini di bloccare gli investimenti sulle nuove metropolitane, dopo aver già ascritto alle giunte di centrodestra la responsabilità dei progetti, ereditati.

Ma presto arriverà anche la decisione sulla candidatura di Milano-Cortina per le Olimpiadi invernali del 2026. Per Sala, in caso di vittoria, sarà una medaglia più che spendibile in campagna elettorale. Ma pur sempre una medaglia “condivisa” con la Regione Lombardia e senza il cappello finanziario del Governo, che col premier Conte ha ribadito una volta di più che da Roma per i Giochi non arriverà un euro. Pronti?

LA CRESCITA DEL SINDACO NEI NOSTRI SONDAGGI

– 26 giugno 2018
Sala: «Io sono l’anti Salvini. Il modello migranti a Milano funziona». E tu da che parti stai?

Sala 33%
Salvini 67%

(1.067 voti complessivi)

– 10 gennaio 2019
È sempre Sala vs. Salvini «Essere una città aperta e internazionale significa anche accogliere chi scappa dal proprio Paese (…) o decide di costruire qui un futuro migliore per sé e la propria famiglia. (…) Dobbiamo avere la consapevolezza che senza immigrati la città si ferma», le parole del sindaco. Chi ha ragione?

Sala 51%
Salvini 49%

(201 voti complessivi)

– 26 gennaio 2019

Biglietto Atm a 2 euro. Salvini: «Cambiamo Milano cambiando anche il sindaco». Sala: «L’Italia ha bisogno di un altro Ministro dell’Interno». Chi ha ragione?

Sala 58%
Salvini 42%

(418 voti complessivi)

«Milano è una questione nazionale»

Giulio Sapelli racconta i “suoi” Sala&Salvini

Giovanni Seu

«Ha sbagliato persona, lasciamo stare, io non mi occupo di queste cose». L’intervista sarebbe finita prima ancora di cominciare poi, di fronte all’insistenza, Giulio Sapelli si concede. A modo suo ovviamente, da fine intellettuale con il gusto della provocazione cita autori, libri, ricordi personali attingendo dalla sua erudizione e da una vita densa di esperienze. Questo è il ritratto che il “quasi premier incaricato di sette mesi fa” offre a Mi-Tomorrow di Sala e Salvini.

Professore, conosce personalmente Matteo Salvini?

«Certamente, è stato un mio studente».

Che tipo di studente era?

«Bravissimo, brillantissimo, all’esame gli ho dato 30, aveva anche chiesto la tesi di laurea su Adriano Olivetti, ma poi non l’ha finita».

Aveva proposto lei il tema della tesi?

«No, io educo alla libertà».

Avete conservato un rapporto post-universitario?

«Ho avuto tantissimi studenti, con lui ho mantenuto un rapporto di tipo telefonico, nel senso che ha continuato a cercarmi al telefono per chiedermi un parere sui libri da leggere».

Che genere di libri legge Salvini?

«Filosofia, economia mondiale, etica d’impresa e di lavoro, il rapporto tra leggi e mercato».

Qualche autore?

«Tra i tanti Max Weber».

Insomma, è una persona di buone letture?

«Sì, è una persona colta».

Questo ricordo contrasta con l’immagine del politico con la felpa che tiene duro sugli immigrati.

«Guardi, io di Salvini ho un ricordo bellissimo, di una persona molto attenta».

Aveva intuito già da allora il suo talento politico?

«No, l’unico contatto diretto che un docente universitario ha con uno studente si concretizza al momento della tesi, ma lui non l’ha fatta. Ho capito dopo che era una persona colta con la stoffa del politico».

Quanto ha contribuito la sua influenza intellettuale sulla carriera di Salvini?

«Non sono presuntuoso, io gli ho solo dato qualche consiglio».

Qual è il suo giudizio politico sul ministro degli Interni?

«Sono un uomo della “Prima Repubblica”, credo che un compito nobile per un politico sia lavorare per un partito, per un’idea: Salvini ha sempre militato nella Lega. Vorrei comunque precisare che io non sono un politico, tra cattedra e politica c’è un muro, io apprezzo quando c’è un impegno etico nei politici».

Passiamo a Sala, lo conosce personalmente?

«Certo, tanti anni fa, quando era direttore generale alla Pirelli, mentre io ero consulente aziendale di quella azienda».

Un ruolo ben diverso da quello odierno.

«Basti pensare che allora il suo antagonista era Sergio Cofferati che stava nella Cgil e che resisteva ai piani di ristrutturazione che l’azienda voleva attuare».

La prima impressione di Sala?

«Un uomo ben vestito, con belle cravatte, di buone maniere».

Come sindaco come lo giudica?

«A me non piace quando un manager diventa sindaco, credo che la politica abbia bisogno di politici di professione: glielo detto, sono un uomo della prima repubblica».

E’ un uomo che ha avuto successo sia come manager che come politico.

«Auguro a Sala tanti altri successi però intendiamoci su una cosa: il successo in politica è cosa diversa dal successo come manager, in politica si ottiene nella misura in cui si realizza il bene comune».

Qualche mese fa Sala si è definito l’anti-Salvini: cosa ne pensa?

«Non ne so nulla, io non leggo i giornali italiani».

Cosa legge?

«Le Monde, il Financial Times».

Non parlano di Sala e Salvini?

«No».

Come si informa di ciò che succede in Italia?

«Se devo sapere qualcosa prendo la Stampa o il Manifesto».

Il Corriere della Sera?

«Meglio il Frankfurter Allgemeine, io conosco il tedesco».

Tra due anni si vota Milano: potrebbe esserci un duello Sala-Salvini?

«Come detto non è che seguo molto queste cose, ma è certo che quale sarà il prossimo sindaco di Milano è una questione generale, nazionale, molto importante: spetterà ai cittadini scegliere il migliore».

Potrebbe essere il suo ex allievo?

«Auguro a Salvini ogni bene, saranno i milanesi a decidere il proprio futuro».


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