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27. 11. 2021 14:53

Gel on the rocks: dagli alcolici ai disinfettanti, a Milano “rinascono” storici brand

Disinfetta responsabilmente. Si moltiplicano le storie di riconversioni di produzione nell’emergenza: ci hanno pensato alcuni marchi storici, che “donano” alcol a chi ne ha più bisogno.

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Già dalla fine di febbraio, ovvero da quando l’emergenza da Covid-19 ha lasciato intravedere tutta la sua gravità, è scattata la corsa ai presidi sanitari di protezione individuale, con la conseguenza di renderne evidente l’estrema penuria. Insieme alle mascherine, gli igienizzanti per le mani sono diventati uno dei beni più ricercati sul mercato, che talvolta li ha offerti con rincari indiscriminati. Premesso che lavarsi spesso ed accuratamente le mani rimane la prima regola, per aumentarne l’igiene è necessario ricorrere agli igienizzanti, purché abbiano una base alcolica superiore al 60%: l’alcol ha lo scopo di agire direttamente sulla vitalità dei microbi, neutralizzandone una buona parte.

 

 

Igienizzanti dal vino? Sì, grazie

Distillerie italiane. Il 13 marzo AssoDistil, l’Associazione Nazionale dei Distillatori di Alcoli e Acquaviti, emette una nota nella quale riferisce che le distillerie italiane si impegnano in prima linea per fornire alcol etilico per la produzione di gel disinfettanti e altri prodotti. Le aziende del settore esprimono la massima disponibilità a produrre alcol senza alcuna intenzione di applicare «manovre speculative», a causa dell’aumento della domanda di alcol per la produzione di gel disinfettanti e altri prodotti legati a tale emergenza.

Uniti. «È un piccolo gesto che speriamo possa aiutare concretamente a superare questa situazione di emergenza – sostiene il presidente AssoDistil Antonio Emaldi –, ma anche un segnale verso la comunità italiana: andrà tutto bene se resteremo uniti».

Vino. Il 26 marzo arriva la proposta concreta, in collaborazione con Alleanza Cooperative Agroalimentare: la possibilità di destinare una parte delle giacenze di vino ad una distillazione volontaria, per rifornire da subito le distillerie di alcol destinato alla produzione di igienizzanti e di limitare l’attuale ricorso all’importazione dall’estero, operazione resa ancora più difficile in questi giorni per le difficoltà dei trasporti.

22milioni di litri. I dettagli della proposta, avanzata alla ministra Teresa Bellanova, sono spiegati da Antonio Emaldi: «Si tratta di dare il via libera ad una distillazione in via temporanea per due mesi, aprile e maggio, di circa 2 milioni di ettolitri, per una produzione di circa 22 milioni di litri di alcol. Come stabilito all’art. 216 del regolamento 1308/2008, i produttori di vino per questa operazione dovrebbero ottenere un contributo da parte dello Stato, nella logica di evitare conseguenti distorsioni nei mercati di riferimento e contenere il prezzo di vendita degli igienizzanti ai consumatori finali».

Superalcolici: «Riconvertiamo la produzione»

Con gli acquisti di alcol denaturato praticamente triplicati (186%) nell’ultimo mese di emergenza (secondo Coldiretti), anche diverse imprese di superalcolici e distillerie grandi e piccole in Italia e nel mondo si sono poste in prima linea nella riconversione della produzione per far fronte alla domanda crescente di igienizzanti a base alcolica. In Lombardia ci hanno pensato alcuni marchi storici, che “donano” alcol a chi ne ha più bisogno in questo momento. E la mente corre alla Milano da bere. Oggi Milano da igienizzare. E da salvare.

BACARDI

igienizzanti bacardi
igienizzanti bacardi

«Abbiamo modificato parte della nostra produzione in tutto il mondo per produrre 1.1 milioni di litri di igienizzante per le mani, con lo scopo di aiutare i paesi colpiti dall’emergenza». È questo il messaggio di Bacardi, la più grande azienda privata di spirits al mondo, che ha coinvolto anche lo stabilimento di Martini a Pessione (To) per fornire alcol per la produzione di igienizzanti per mani da destinare alla comunità locale, alla Croce Rossa e alle organizzazioni che lavorano per fronteggiare l’emergenza. Dall’autunno scorso Martini & Rossi SpA ha aperto le porte della nuova sede dell’azienda in Italia con un nuovo spazio a Milano, al 14° piano del grattacielo di piazza Diaz, immediatamente sotto la storica Terrazza Martini.

CAMPARI

igienizzanti campari
igienizzanti campari

La Campari Group di Sesto San Giovanni e Intercos Group, azienda di sviluppo e produzione di prodotti per la cosmetica, hanno unito le proprie forze in una collaborazione per la produzione di gel igienizzanti destinata agli operatori sanitari degli ospedali lombardi. L’alcol donato da Campari Group è stato trasformato e imbottigliato dallo stabilimento di Olgiate Comasco del Gruppo Intercos per una prima produzione di 15.000 bottiglie di prodotto. «Consapevoli del continuo bisogno di gel igienizzante negli ospedali e in tutti i presidi medici, abbiamo deciso di donare una quantità di alcol puro, originariamente destinato alle nostre produzioni, in quanto materia prima essenziale per questa tipologia di prodotti», ha spiegato Bob Kunze-Concewitz, CEO di Campari Group.

DISARONNO

igienizzanti disaronno
igienizzanti disaronno

Ben 100.000 bottigliette da 50 ml del brand Disaronno sono state trasformate in confezioni tascabili di gel igienizzante, donate alla Fondazione Banco Farmaceutico onlus e distribuite a nove enti assistenziali: Caritas di Milano, Roma, Firenze e Palermo; Opera San Francesco per i poveri, Fondazione Progetto Arca e Fratelli San Francesco di Milano; Centro Astalli di Roma e di Palermo; Banco Farmaceutico Cosenza. Verranno anche distribuite al Comune di Saronno, ai comuni limitrofi e ai dipendenti Ilva Saronno. «Il Banco Farmaceutico è il partner giusto per rendere concreto il nostro contributo – spiega Aldino Marzorati, ad del Gruppo Illva Saronno – per poter supportare attivamente le persone che in questo momento di estrema difficoltà sono costrette a rinunciare a un bene necessario per la loro prevenzione sanitaria».

RAMAZZOTTI

igienizzanti ramazzotti
igienizzanti ramazzotti

«Sin dai primi giorni di incertezza, avevamo bisogno di igienizzante per i nostri dipendenti degli uffici di Milano e dello stabilimento di Canelli, così abbiamo cominciato a fare le prime prove con la ricetta fornita dall’OMS – spiega Alejandro Mazza, Global Ambassador del brand –. Ma le richieste aumentavano intorno a noi, quindi abbiamo imbottigliato un primo lotto di produzione da destinare alla Croce Rossa Italiana, alla Protezione Civile, ai Vigili del Fuoco e alla Municipale di Canelli. Ma siamo già alla seconda produzione». Così fa la propria parte anche Amaro Ramazzotti, il marchio che negli anni ’80 ha creato il claim della “Milano da bere” e che oggi fa parte del Gruppo Pernod Ricard, fra i primi a riconvertire parte della produzione di alcuni dei suoi marchi, come Absolut Vodka in Svezia o le aziende di whisky americane.

Il caso Freeshape

di Katia Del Savio

Edoardo Francioso e Andrea Gasparotto sono due 24enni intraprendenti. Laureati alla Iulm in Relazioni pubbliche e Comunicazione di impresa, un anno fa hanno aperto la loro startup Freeshape per produrre e commercializzare profumi. Avevano presentato le prime due fragranze Freeshape Milano durante la Fashion Week dello scorso autunno. Alla fine dell’anno erano diventate sei. Quando in Italia è scoppiata l’emergenza coronavirus, Edoardo e Andrea erano appena tornati dal Medio Oriente dove avevano cominciato ad esportare i loro prodotti. Visto che il mercato si è fermato, in pochissimi giorni sono riusciti a riconvertire la produzione di profumi in gel igienizzanti per le mani. Francioso racconta come.

Freeshape
Freeshape

Come è nata FreeShape?
«Andrea ed io ci siamo conosciuti alla Iulm, entrambi siamo appassionati di lusso e abbiamo pensato che il mercato dei profumi poteva essere una buona strada, così ci siamo buttati sullo sviluppo di Freeshape Milano. Per il design e per la parte web ci siamo affidati ad altri giovani come noi. Poi abbiamo trovato i fornitori delle bottiglie, del marmo che utilizziamo per i tappi e per quanto riguarda la produzione dei profumi ci siamo affidati a un’azienda di Crema».

Come avete fatto in nove giorni a realizzare l’idea della riconversione?
«Non so ancora come, ma ci ci siamo riusciti. Tornato dal Qatar, ero a Boston. Da lì ho cominciato a vedere cosa stava succedendo in Italia. Dato che per sia per produrre profumi che gel disinfettanti si usa l’alcol, ho proposto ad Andrea di provare a trasformare rapidamente la nostra attività. Abbiamo chiamato il produttore di bottigliette in PET Lario Plast, che ha creduto in noi fin da subito. Siamo passati da chi poteva realizzare le etichette in tempi record e da chi si occupa di packaging. Lo scoglio più grande è stato trovare i produttori di profumi disposti a seguirci».

Com’è andata?
«La ditta con cui lavoravamo per i nostri profumi non aveva i macchinari giusti per l’imbottigliamento rapido del gel e quindi ci siamo rivolti ad un’altra impresa, di Parma. Visto che questa azienda stava perdendo il 30-40% degli ordini, aveva macchinari liberi che facevano al caso nostro. Inoltre, senza la nostra produzione, la ditta avrebbe lasciato diverse persone a casa in cassa integrazione. Abbiamo subito incontrato l’imprenditore parmense e, nel giro di nove giorni, è iniziata la produzione di 600mila bottigliette che abbiamo chiamato FreeHands. In un mese contiamo di arrivare a 2 milioni».

Dove le vendete?
«I nostri primi clienti sono le società che lavorano a stretto contatto con il pubblico, come gli operatori della telefonia, dell’energia, dell’acqua, i manutentori delle autostrade e gli addetti alle consegne a domicilio. Per raggiungere i supermercati ci siamo affidati a BMFood Italia, azienda specializzata nella distribuzione di alimenti vegetali alternativi alla carne, che ora fa arrivare le nostre bottigliette, vendute a prezzi concorrenziali, in quasi tutta Italia. Le vendiamo anche online».

Qual è l’azione benefica che state portando avanti?
«Per ogni flacone che vendiamo a 3,99 euro, 1 euro viene devoluto agli ospedali italiani più colpiti dall’emergenza coronavirus. Per pubblicizzare l’iniziativa ci siamo affidati anche ad alcuni influencer che si sono impegnati a promuovere la vendita di FreeHands. Il 20% del ricavato proveniente da questi canali è stato donato all’Ospedale Spallanzani di Roma».

Avete riconvertito tutta la vostra produzione?
«Per il momento sì, ma appena sarà possibile contiamo di riprendere con la nostra attività principale, che è la nostra passione».

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