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21. 04. 2021 06:45

Il teatro a Milano: Menotti e dintorni, giù la maschera

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Le due facce del teatro a Milano, capitale del genere eppure alle prese con situazioni poco chiare: dalla sala in zona Porta Venezia al Ringhiera, passando per il Lirico.

Del Corno: «È un mondo solidale»

L’assessore sul Ringhiera: «Comporterà un investimento pubblico importante»

Milano capitale del teatro, ma non per forza sintomo di benessere totale. A creare scompiglio in questa convinzione, infatti, è arrivata proprio la notizia che paventa la chiusura dello storico Menotti. «Eppure qui c’è un eccellente stato di salute complessivo del sistema teatrale cittadino» rassicura Filippo Del Corno, assessore alla Cultura.

Quale crede sia ora il ruolo di Milano in ambito teatrale?

«Un ruolo di primo piano, che viene riconosciuto anche fuori dalla città. Per due fattori. Il primo è la presenza molto radicata del Piccolo Teatro che, con il riconoscimento di Teatro d’Europa, ha un ruolo chiave. Gli altri teatri continuano a vivere un rapporto di dialogo con il Piccolo: tra loro non c’è competizione, ma collaborazione. Il secondo fattore è il sistema delle convenzioni teatrali, che il Comune di Milano ha realizzato oltre vent’anni fa».

Parlava di una filosofia di collaborazione tra teatri. Ovvero?

«Esiste una grande solidarietà reciproca. Lo conferma il progetto Invito a Teatro, che ha una storia gloriosa e che ora è stato rilanciato dal Comune. Si tratta di un abbonamento trasversale che permette di assistere a spettacoli in diversi teatri. Ognuno con i suoi spazi e le sue proposte, ma con un unico grande palcoscenico cittadino. Invito a Teatro, che è sostenuto da Comune di Milano, Regione Lombardia, Camera di Commercio e Fondazione Cariplo, fa in modo che i soggetti coinvolti sentano concretamente di far parte di un’unica proposta cittadina».

Veniamo, invece, alle criticità…

«I maggiori punti critici sono rappresentati da luoghi e spazi teatrali, che però vanno considerati in un’ottica complessiva. Il Comune di Milano è in Italia il maggior proprietario di teatri. Dal Puccini al Ringhiera, dall’Out Off al Franco Parenti. Il Comune storicamente ha sempre garantito la massima autonomia progettuale ai soggetti che gestivano i teatri. Il saldo complessivo, tra teatri aperti e chiusi negli ultimi dieci anni, è attivo. In questo momento le situazioni critiche sono soprattutto due».

Una è quella del Menotti…

«Che è un palcoscenico importantissimo. È un teatro privato, quindi l’amministrazione non ha strumenti “coercitivi” per venire in aiuto. Abbiamo accompagnato in tutti i modi il Menotti nella costruzione di una proposta di acquisto, sottolineando la necessità che quello rimanga uno spazio teatrale. Siamo confidenti che la proprietà ne capisca il valore sociale».

Mentre la seconda situazione critica?

«Il Ringhiera, di proprietà pubblica. Un anno e mezzo fa, quando è terminata la concessione all’Atir, si è dovuto procedere con la chiusura momentanea per ragioni di sicurezza. C’è in atto un processo di restituzione a funzione pubblica che impegnerà un investimento importante. Il Ringhiera ha svolto una funzione sociale in un territorio difficile. Confido che questo percorso amministrativo porterà alla riapertura».

E come stanno le altre strutture che, negli ultimi anni, hanno subìto una riorganizzazione?

«Abbiamo accompagnato la riapertura del Gerolamo, che ora è attivo. Il Lirico è in una fase di restauro molto complessa, che stiamo tenendo monitorata. Il Teatro Metropolitano ha riaperto e gode di buona salute. Mentre il Teatro dell’Infanzia, aperto da poco, rappresenta un esperimento riuscito alla perfezione».

IL CASO

«Ce lo compriamo noi»

Il punto con Enza Pineda, presidentessa del Teatro Menotti: «La proprietà vuole farci un garage»

«Il Teatro Menotti dovrà affrontare a breve una situazione difficile perché la proprietà, nel piano di ristrutturazione dell’intero stabile, è intenzionata vendere anche la nostra sala, ovviamente con una proposta di acquisto a noi indirizzata. L’impegno per l’acquisto è alquanto gravoso, ma noi intendiamo fare la nostra parte anche per evitare che un luogo di cultura così amato dai cittadini milanesi possa cambiare destinazione d’uso e trasformarsi in un parcheggio o altro. Da soli non ce la facciamo e quindi chiederemo il sostegno delle istituzioni e di investitori privati». È il testo che, negli ultimi giorni, gli aficionados del teatro Menotti si sono visti recapitare insieme nella newsletter. Un annuncio amaro, in cui si precisa anche che è stata lanciata sul sito change.org una petizione per salvare il teatro, rivolta al sindaco Sala. Enza Pineda, presidente del Teatro Menotti, racconta a Mi-Tomorrow che cosa sta succedendo.

Perché avete lanciato la petizione?

«La proprietà degli spazi che abbiamo in affitto (che è privata, ndr) intende trasformare quei locali in garage, chiudendo un teatro attivo da quarant’anni. Così abbiamo avanzato una proposta di acquisto, che speriamo vada in porto. Poi, in quel caso, dovremo iniziare a reperire fondi. L’obiettivo della petizione era cercare di capire l’importanza che il nostro teatro riveste per la città. Per ora sta procedendo molto bene, in pochi giorni abbiamo raggiunto le 4.200 firme».

Come si sono dimostrati i milanesi rispetto a questa situazione?

«Ci hanno dimostrato massimo affetto. Abbiamo ricevuto mail in cui le persone si mettono a disposizione per lavorare gratuitamente, per dare una mano concreta. Ci hanno inviato commenti splendidi: i nostri spettatori qui hanno riso, pianto, si sono emozionati. In tanti ci hanno detto che un luogo di questo tipo non si può cancellare così. Tutto ciò ci spinge a portare avanti la nostra operazione».

Qual è la funzione sociale del Menotti?

«Il teatro sorge in una zona lontana dalla movida, perciò è una luce che si apre in un quartiere. L’eventualità della chiusura ha creato grande preoccupazione da parte di tutti coloro che frequentano la zona».

Quali potrebbero essere le soluzioni?

«Molti colleghi utilizzano spazi comunali, ma al momento non mi risulta che ci sia disponibilità di sale comunali. Quella eventualmente potrebbe essere una soluzione B, ma noi auspichiamo una soluzione A, l’acquisto del teatro».

L’ALTRA FACCIA

L’illegale culturale di LUMe

Un caso particolare, di cui abbiamo già avuto modo di parlare, è quello di LUMe Teatro, il tavolo teatro di LUMe Laboratorio Universitario Metropolitano. Il collettivo milanese è composto da artisti che si sono formati nelle principali scuole d’arte meneghine: Accademia dei Filodrammatici, Civica Paolo Grassi e Piccolo Teatro Luca Ronconi. Il collettivo di LUMe Laboratorio Universitario Metropolitano occupa attualmente l’ex Magazzino del Verde Pubblico di proprietà comunale, in viale Vittorio Veneto. «Uno spazio non convenzionale – spiega Marica Mastromarino, portavoce di Lume Teatro –. Una cripta molto stretta con varie criticità. Abbiamo problemi legati all’umidità e filtra acqua all’interno perché bisognerebbe procedere con un lavoro di coibentazione, che non siamo autorizzati a fare». Nel tempo anche il pubblico è cambiato. Se prima il target era composto prevalentemente da universitari, ora tra il pubblico di LUMe spiccano anche tante famiglie.

UMANITÀ • Il collettivo prova ad affrontare anche diversi temi di natura “umana”: «Lo spazio di viale Vittorio Veneto è situato in una zona difficile, vicino alla stazione Centrale. Spesso diventa casa di molti senzatetto. Per questo vorremmo affrontare anche un tema legato all’integrazione». Fino all’anno scorso, LUMe occupava un’ex osteria in vicolo Santa Caterina, di cui aveva “riqualificato” i locali. Dopo essere stati sgomberati, gli artisti si sono trasferiti per dieci giorni al cinema Orchidea e infine hanno occupato i locali di via Vittorio Veneto. «Per i giovani artisti emergenti è molto difficile trovare uno spazio. E LUMe cerca di consentire questo. A Milano, non mancano gli spazi comunali abbandonati. Noi non abbiamo problemi a rimboccarci le maniche per ristrutturarli, come abbiamo già fatto e stiamo facendo, per offrire un valore aggiunto alla cittadinanza», conclude Mastromarino.

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E qui come va?

Teatro Gerolamo

A conduzione privata, ha riaperto a fine 2016, e oggi è perfettamente attivo. La “casa delle marionette” di piazza Beccaria, uno spazio culturale amatissimo dai cittadini, era rimasta chiusa per 33 anni a causa di problemi strutturali

Teatro Lirico

È in una complessa fase di restauro, i cantieri di via Larga hanno subìto ritardi e rallentamenti. Il consiglio di Stato andrà in sentenza a marzo, poi verrà avviata la procedura sul soggetto che lo gestirà. Ma al momento non si conoscono tempistiche più precise sulla riapertura

Teatro per l’Infanzia e l’Adolescenza 

La sala di via Bovio, progettata dall’architetto Italo Rota e realizzato da Generali Real Estate, ha aperto i battenti un anno fa. Dopo alcuni problemi di avviamento, oggi funziona perfettamente

Teatro Metropolitano 

Lo spazio di via Dini, della compagnia teatrale Pacta, ha riaperto tre anni fa. Dalla forte connotazione sia geografica che culturale, ora gode di buona salute. «È un esempio dell’ottima gestione di Pacta», ha sottolineato Del Corno

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