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01. 08. 2021 10:12

Milano, l’indice Rt cresce: primi segnali di sofferenza dagli ospedali

I dati diffusi dall'Ats generano apprensione: l'attuale situazione a Milano

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Nell’ultimo report elaborato dagli epidemiologici dell’Ats l’indice Rt è schizzato a quota 2,1. Tradotto significa che ogni positivo con sintomi o meno è in grado di contagiare altre due persone.

Preoccupazione. La situazione desta particolare apprensione per la città di Milano dove negli ultimi giorni si è concentrato il 55% dei casi di tutta la Lombardia, che solo nel capoluogo meneghino sono più alti dei positivi riscontrati in intere regioni come la Liguria e l’Emilia Romagna.

Il dato preoccupa ancora di più se si tiene in considerazione che l’elaborazione si ferma al 10 ottobre, quando i positivi nell’area metropolitana erano 587. Ieri si è toccato un dato simile solo all’interno dei confini della città: questo significa che l’indice Rt potrebbe essere ancora ulteriormente aumentato.

Nella giornata di ieri il sindaco Beppe Sala si è incontrato in Prefettura con medici, virologi ed epidemiologi. Per i tecnici «l’R(t) va abbassato con azioni immediate, perché se l’epidemia ricomincia a “galoppare” senza incontrare ostacoli le conseguenze saranno drammatiche».

Ospedali in pressione. Continuano ad aumentare i posti occupati all’interno degli ospedali, anche se le terapia intensive al momento sono sotto controllo. Ieri è arrivato il primo segnale di sofferenza dal Sacco, che ha deciso di chiudere l’accettazione al 118 per i malati di pneumologia e dirottarli su altri ospedali milanesi. Da oggi, invece, scatterà lo stop temporaneo all’accettazione di alcuni ambiti chirurgici per riorganizzare le degenze, con trasferimento in altri istituti clinici dei malati urgenti non Covid con altre patologie internistiche.

«Sulla base di quanto richiesto dalle linee regionali – ha spiegato la direttrice sanitaria Lucia Castellani – dobbiamo accogliere i pazienti Covid, e per questo dobbiamo chiudere l’accettazione dei malati urgenti di pneumologia, e quella per i pazienti gravi non Covid di altre specialità internistiche».

 

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