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22. 06. 2021 09:33

Librerie, chi ha ragione tra Governo e Regione? Dieci voci dell’editoria rispondono

L’ordinanza regionale che impone ancora la chiusura delle librerie (nonostante il via libera del Governo) divide

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Librerie aperte, anzi no. La Regione Lombardia è tra quelle istituzioni territoriali che hanno scelto di non allentare ancora la morsa dei divieti anti-coronavirus. Nonostante l’ultimo Dpcm emanato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri concedesse la possibilità di riaprire librerie e cartolerie già da martedì scorso 14 aprile, da Palazzo Lombardia è arrivata un’ordinanza che apre al commercio al dettaglio di libri solo negli ipermercati e nei supermercati.

 

 

Motivazioni. «Noi abbiamo cercato di essere più rigorosi possibile, abbiamo chiesto di poter tenere chiuso il maggior numero di negozi – ha spiegato il governatore Attilio Fontana -. Purtroppo fa parte delle nostre abitudini, quando si entra in libreria, prendere in mano tanti libri, toccarli, aprirli, sfogliarli e poi magari rimetterli al loro posto, e questo può essere sicuramente un motivo di contagio notevole».

Sostegni. «I libri sono beni di prima necessità, ma limitarne la vendita alla grande distribuzione significa infliggere un ulteriore colpo a un settore che ha già denunciato difficoltà – chiede il consigliere regionale del Pd lombardo Paola Bocci -. Si può comprendere la chiusura nelle zone più colpite per tutela della salute ma va destinato da subito un fondo alle librerie per coprire le spese di consegna a domicilio, e vanno promossi protocolli e agevolazioni con piattaforme di distribuzione, che potrebbero essere poi un sostegno permanente all’attività».

Led. In una lettera inviata al premier Giuseppe Conte, la Led (Librai Editori Distribuzione in rete) ha chiesto più attenzione e sicurezza per tutta la filiera: «Riaprire le librerie non può essere considerato un puro gesto simbolico, ma deve essere un’azione strutturata e gestita nella sua complessità, così come dovrebbe avvenire per tutte le altre attività necessarie alla vita sociale». In mancanza di garanzie, molti librai si riservano di non riaprire l’attività.

Oggi. Al momento non vi è all’orizzonte alcun nuovo provvedimento più “accomodante” per le librerie. Tutto rinviato, insomma, al 4 maggio, che ormai è la data “fatidica” per la ripartenza di gran parte delle attività, sempre che non ci accendano nuovi focolai di contagio. Ma sono tutti d’accordo con la linea del rigore sposata dalla Lombardia?

Librerie aperte: pro e contro
Librerie aperte: pro e contro

Dieci pareri dalla filiera editoriale

Le voci raccolte da Fabio Implicito e Lisa Zanirato

 

Tiffany @miss.fiction
Tiffany @miss.fiction

Tiffany @miss.fiction – Booktuber

Come riusciranno i librai a gestire ordinatamente i loro spazi nel rispetto delle norme? Come è possibile vedere questa riapertura solo da un punto di vista meramente economico? Le librerie sono spazi dove la fruizione richiede il suo tempo ed il contatto con i libri. Si può bilanciare questa realtà con il rispetto delle direttive? Io, personalmente, credo che le librerie diventeranno un altro luogo dove fare una fila dove permettersi quel tempo fuori casa che non ci è concesso. E poi, se avessimo voluto incentivare alla lettura non sarebbe stato altrettanto giusto riaprire le biblioteche in modo da non escludere i lettori che, soprattutto in questo momento, non si possono permettere l’acquisto di un libro? Sulla decisione di Piemonte e Lombardia non posso che sentirmi d’accordo.

 

Michele Foschini Bao Publishing
Michele Foschini Bao Publishing

Michele Foschini – Direttore editoriale di Bao Publishing

In questo momento di difficoltà per tutto il Paese, la vendita al dettaglio dei libri sta soffrendo particolarmente. La filiera del libro non è abituata a fermarsi, e la ripartenza sarà necessariamente lenta. Dove è sicuro farlo, per chi ci lavora e per chi ci va, la riapertura delle librerie è un bel segnale di desiderio di normalità. Noi saremo sereni, però, solo quando potranno riaprire tutte, e senza alcuna preoccupazione per la salute di chi deve e desidera frequentarle. Non vediamo l’ora, ma solo perché vorrà dire che il mondo sta gestendo più serenamente l’emergenza in corso. Nel frattempo, si sono attivati o intensificati canali alternativi per continuare a sostenere le realtà nelle quali si crede.

 

Pierluigi Spagnolo
Pierluigi Spagnolo

Pierluigi Spagnolo – Giornalista e scrittore

Io sono contrario alla riapertura anticipata delle librerie, pur frequentandole quotidianamente, prima del virus. Finché permane l’obbligo di restare in casa, con la possibilità di uscire solo per inderogabili motivi di lavoro o salute, per effettuare la spesa o l’approvvigionamento di medicine in farmacia, non si capisce che senso abbia riaprire le librerie. Chi dovrebbe andarci? Perché mettere a rischio la salute dei librai, anziché consentire anche a loro di rimanere a casa in sicurezza finché non passa l’emergenza? Il rischio è che l’andare in libreria diventi, per tanti italiani, la scusa per uscire, vanificando i sacrifici finora fatti da tutti.

 

Paolo Roversi
Paolo Roversi

Paolo Roversi – Accademia del Giallo di Milano

«Non mi trovo in disaccordo con il provvedimento della Regione di prolungare la chiusura delle librerie. I librai indipendenti stanno continuando ad offrire un ottimo servizio a domicilio permettendo a tutti di godere della lettura anche durante l’emergenza. Credo che abbia senso riaprire le librerie quando ci sarà finalmente di nuovo la gente per strada. L’obbiettivo delle attività non è semplicemente vendere il libro: ci si reca nelle librerie per godere di un’atmosfera unica, per perdersi tra le pagine. Si prende un libro, lo si sfoglia, si scoprono nuovi autori: la libreria è anche un punto di incontro sociale. Senza la possibilità di lasciarsi andare a tutto ciò la libreria, intesa come luogo d’incontro culturale, perde parte del suo significato».

 

Tullio Solenghi
Tullio Solenghi

Tullio Solenghi – Attore e scrittore

«Credo che sia difficile entrare nel merito della questione sulla proroga della chiusura delle librerie. In questo momento il riferimento all’emergenza ammutolisce ogni altra forma di discorso. Tuttavia in tutta questa riorganizzazione che si sta verificando in questo periodo così delicato vorrei che si ponesse maggiore attenzione alla cultura. C’è bisogno di maggiori fondi per teatri e cinema: in quanto luoghi di assembramento saranno gli ultimi a riaprire, ma senza aiuti rischiamo di scomparire. Viviamo in una fase in cui emergono tante contraddizioni e purtroppo dobbiamo constatare la presenza di una percentuale di dilettanti allo sbaraglio nella gestione dell’emergenza. Dalla loro hanno però la scusante di affrontare una situazione senza precedenti».

 

giangilberto monti
giangilberto monti

Giangilberto Monti – Cantautore e scrittore

«Mi dispiace molto che forse une delle poche scelte in favore della cultura in questo periodo sia già stata disattesa.  Si perde una delle rare occasioni per non farci ripiombare nella stupidità totale che spesso regna in televisione: l’informazione ruota ovviamente intorno al coronavirus, mentre il livello dei programmi trasmessi… beh. lasciamo perdere! L’industria dell’intrattenimento, partendo dai libri passando al cinema e al teatro è uno dei mezzi più efficaci per diffondere la cultura in generale, ma i vari decreti non la stanno tutelando. Non parlo di persone come me, di quelli che si possono definire “band leader”, ma soprattutto di quell’entourage fatto di fonici, autori e tecnici che al momento sono sprovvisti di qualunque tutela».

 

Luca Doninelli
Luca Doninelli

Luca Doninelli – Giornalista e scrittore

«Devo ammettere di trovarmi in accordo con le decisioni della Regione. Stiamo parlando di una malattia terribile di cui non sappiamo nulla e che ci troviamo per la prima volta ad affrontare senza un bagaglio esperienziale pregresso. È doveroso prestare la massima cautela in un momento delicato come questo: certamente dispiace veder ferme le librerie e tante altre attività culturali. Tuttavia la salute è la priorità di tutti. Sono convinto che gran parte dei lettori – direi il 100%- possieda nella propria abitazione molti libri ancora non letti: è il momento di riscoprirli. Forse in questo periodo di lockdown, ovvero di coprifuoco, è il caso di avere pazienza ed attendere con calma che tutto questo finisca».

 

Luca Bianchini
Luca Bianchini

Luca Bianchini – Scrittore e conduttore radiofonico

«In merito alla decisione della Regione sono un po’ combattuto. Da un lato scrivendo romanzi sono contento che il libro venga considerato come un bene primario. Tutto ciò mi rende felice e rappresenta un attestato di stima anche per tutti i miei amici librai. Dall’altro devo ammettere che molti librai sono perplessi: vorrebbero ovviamente poter vendere in sicurezza, ma va anche detto che i libri vengono toccati da tutti. Quindi non mi resta che attenermi alla legge e sinceramente non saprei indicare cosa sia meglio. L’unico consiglio che mi sento di offrire è quello di continuare a leggere: la lettura è uno dei modi migliori per “sopravvivere” durante l’emergenza. Inoltre, le case sono piene di libri che nessuno tocca più. Non resta che rispolverarli e soprattutto rileggerli».

 

Roberto Venturini
Roberto Venturini

Roberto Venturini – Autore e sceneggiatore

Io sono molto d’accordo con tutte quelle librerie che, in autonomia, hanno scelto di non riaprire e, soprattutto, sono a favore della decisione da parte della regione Lombardia e del Piemonte, per esempio, di non seguire la linea guida data dal governo e, quindi, di tenere chiuse le proprie librerie. Le librerie infatti, soprattutto quelle indipendenti, si alimentano per la partecipazione della comunità dei lettori, allora, mettere a rischio questa comunità, i librai, esporre queste persone al virus in questo momento in cui si sta cercando di contenere ed uscire dall’emergenza, credo sia decisamente fuori luogo.

 

Elia Munao'
Elia Munao’

Elia Munaò – Ufficio stampa casa editrice Kleiner Flug

La riapertura delle librerie è sicuramente una buona cosa, purché avvenga in totale sicurezza. A dirla tutta forse non avrebbero mai dovuto chiudere, come è stato per le edicole che sono rimaste aperte e se la sono cavata, ottenendo una sorta di riqualificazione esistenziale dopo anni in sofferenza. Riaprire ora le librerie è più un mero gesto simbolico, una visione strumentale della cultura che, invece, è un’industria che ha bisogno come tante altre di essere tutelata e accompagnata in questa transizione. Credo che sia questo il punto, perché è evidente che le librerie e le fumetterie non potranno riprendere lo stesso ritmo di prima, quando uscivano decine di novità al giorno e il sistema si basava sul costante ricambio degli scaffali. Riaprire quindi è necessario, ma come?

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