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07. 05. 2021 18:31

Lombardia e zona rossa: siamo all’atto finale?

La Lombardia da lunedì spera di chiudere per sempre con il regime più restrittivo e abbracciare lentamente una nuova libertà

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Sulla Lombardia spira un vento arancione. Tanto sperano in Regione e le attività che potrebbero riaprire se dalla prossima settimana venissero allentate le misure restrittive anti-Covid. Una decisione ufficiale arriverà solo oggi dopo la riunione della Cabina di Regia a Roma, ma i numeri e le curve lasciano intravedere spiragli di luce in fondo al tunnel.

Le cifre. Cala, prima di tutto, l’incidenza dei casi che deve stare sotto il tetto di 250 ogni 100mila abitanti. I numeri peggiori sono ancora nella parte più a Est come le province di Brescia e Mantova, mentre a Bergamo, Milano e Pavia la concentrazione di casi positivi è più contenuta.

Migliora anche la situazione delle chiamate all’Areu per eventi respiratori. Da ultimo, ma non meno importante, scende l’indice RT che si attesta intorno a 0,76, parametro addirittura da zona gialla. L’incognita è rappresentata dal sistema ospedaliero, ancora sotto pressione con malati che si presentano nei pronto soccorso, ma dove la discesa delle occupazioni nei reparti e nelle terapie intensive non rallenta allo stesso ritmo dei nuovi casi positivi.

Le categorie. Il governatore Attilio Fontana si è detto fiducioso di avere in mano gli argomenti giusti per conquistare la zona arancione, ma tutto sembra ancora in bilico. Ci sperano ovviamente tutti quei commercianti che da quattro settimane consecutive sono chiusi e che con la zona arancione potrebbero riaprire. E così domenica 11 aprile potrebbe forse per sempre rappresentare il giorno dell’addio alla zona rossa.

Vaccini. Se da una parte ci sono dati in leggero miglioramento, dall’altra c’è l’obiettivo di accelerare la campagna vaccinale, per la quale mercoledì la Lombardia ricevuto altre 250mila dosi di Pfizer.

Ieri sono anche iniziate le prenotazioni per i vaccini per tutti i lombardi dai 70 anni in avanti. «Apriamo ai 70enni perché l’adesione della fascia tra i 75 e i 79enni, dopo un primo giorno molto promettente, è inferiore al previsto. E la causa è AstraZeneca», ha spiegato il direttore generale al Welfare di Regione Lombardia, Giovanni Pavesi.

L’80% dei 630mila cittadini over 80 che ne avevano fatto richiesta sono invece già stati vaccinati. Il governatore Fontana conta di chiudere al 100% (con almeno una prima dose) entro domenica e, nel frattempo, ha formalmente messo in mora Aria Spa, la società regionale che si era occupata della prenotazione delle vaccinazioni anti Covid fino a quando il suo sistema non è stato sostituto con quello di Poste Italiane.

Futuro. Milano, nel frattempo, ha perso 5.700 residenti a causa del Covid. La stima è del sindaco di Milano, Giuseppe Sala, «preoccupato per i prossimi 24 mesi». «Eppure – ha aggiunto – la città del 2026 sarà anche meglio: ambiente, trasformazione digitale ed equità sociale. Chi le interpreterà meglio saranno le città e la gente ci vuole stare perché sono momenti di condivisione e di conoscenza di cultura, di valori».

Adesso una delle preoccupazioni, ad esempio, è quella di «riuscire a riportare i flussi turistici ai livelli del 2019 quando c’erano stati 10 milioni di turisti, ma ci vorranno due anni», ha sottolineato il primo cittadino. E tra i “contraccolpi” delle zone rosse per Milano c’è anche il mancato introito delle multe: 97 milioni in meno nel 2021 rispetto a quanto preventivato.

Che cosa potrebbe cambiare da lunedì? Le riaperture consentite in zona arancione

Il decreto anti-Covid del Governo consente finora solo il passaggio dal rosso all’arancione, con conseguente allentamento di alcune restrizioni in vigore ormai da quattro settimane. Vediamo quali.

Spostamenti. Rispetto alla zona rossa, in zona arancione sono consentiti gli spostamenti all’interno del proprio Comune senza autocertificazione. Le seconde case si possono raggiungere da soli o insieme al nucleo familiare convivente, anche se collocate in zona rossa, a patto di avere in mano un titolo valido anteriore al 14 gennaio 2021 (contratto di affitto o atto di compravendita).

Resta il divieto di uscire dalla Regione senza motivazione valida, di lavoro, urgenza o salute. E rimane anche il coprifuoco, dalle 22.00 alle 5.00. Si possono, invece, visitare i parenti in zona arancione, entro i confini del Comune: una sola volta al giorno, con 2 persone al massimo, esclusi i figli under 14 e i disabili con conviventi.

Scuola. In un momento di nuove proteste contro la didattica a distanza, lo svolgimento delle attività in presenza per gli studenti dalla seconda media all’ultimo anno di superiore, le lezioni in classe potranno variare dal 50% al 75%. Ovviamente restano aperti, come avviene da tre giorni, i nidi, le scuole dell’infanzia, le elementari e le prime medie.

Commercio. In zona arancione aprono più negozi, anche quelli non essenziali: abbigliamento, calzature, accessori moda. Tuttavia, i centri commerciali restano chiusi nel weekend e nei giorni festivi e prefestivi, ad eccezione di supermercati e farmacie al loro interno. Tornano ad aprire parrucchieri e centri estetici.

Ristorazione. Permano lo stop per bar, ristoranti, pizzerie e gelaterie: viene consentito l’asporto fino alle 22.00 o fino alle 18.00 per le bevande, nonché la consegna a domicilio senza limiti di orario.

Jogging e bici. In zona arancione sport e attività motoria sono liberi: si possono praticare entro i confini comunali. Qualora non ci siano strutture nel luogo di residenza, si può sconfinare in un Comune limitrofo.

Quando si riparte? La Regione parla di normalità a giugno, ma prima…

Il traguardo è stato individuato nel mese di giugno. Quello dovrà essere il momento delle riaperture generalizzate, in sicurezza. Un po’ come accadde lo scorso anno quando la graduale ripresa iniziò il 4 maggio 2020 per poi entrare a regime alla fine dello stesso mese con la riapertura di bar e ristoranti con servizio al tavolo, ma anche concerti ed eventi all’aperto.

Il tavolo. Al momento c’è solo una data segnata sul calendario ed è quella del 20 aprile, individuata dal Governo come spartiacque per valutare l’andamento epidemiologico e, di conseguenza, considerare eventuali allentamenti.

Di certo, per contro, c’è l’attuale decreto che fino al 30 aprile stabilisce solo due colori per le Regioni: rosso o arancione. Il che significa che resta il blocco degli spostamenti tra territori, ma anche lo stop del pranzo nei bar e ristoranti. Oltre a tantissime altre istanze ancora inevase come quelle dei cinema e dei teatri, categorie che potevano contare sulla riapertura in sicurezza in zona gialla prima che la situazione a marzo precipitasse nuovamente.

All’estero. Che cosa sta avvenendo intorno a noi? La Francia, ad esempio, è ancora dentro un regime molto restrittivo che comprende la chiusura delle scuole. Il Regno Unito, invece, è in una fase di allentamento delle maglie, al punto che da lunedì riapriranno i pub e i bar.

La Spagna, dove molti milanesi si sono recati durante le vacanze pasquali, ha deciso di diminuire l’imposizione dell’uso della mascherina che si può non indossare quando si fa il bagno al mare o in piscina, e anche quando si fa attività fisica da soli all’aperto. La Germania, dopo il “pasticcio” di Pasqua potrebbe entrare in una nuova fase di chiusura, con un lockdown “breve e uniforme” come auspicato dalla cancelliera Angela Merkel.

Una cosa, però, è consentita a tutti i milanesi: recarsi all’estero e farvi ritorno con una quarantena di cinque giorni. La recente e discutibile misura del Ministero della Salute resterà in vigore almeno fino al 30 aprile. Ma – teoricamente – da Milano a Sesto San Giovanni non ci si può spostare se non per ragioni di lavoro, salute e necessità.

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