maker faire

Countdown iniziato per Maker Faire, il principale appuntamento europeo dedicato all’innovazione e all’impresa 4.0, che tornerà alla Fiera di Roma dal 12 al 14 ottobre e che, anche quest’anno, parlerà un po’ milanese. Alla sesta edizione, l’evento, organizzato dall’azienda speciale Innova Camera della Camera di Commercio della Capitale, propone sette padiglioni e oltre centomila metri quadri di area espositiva, che ospiteranno oltre mille progetti provenienti da una sessantina di nazioni diverse.

I CONTENUTI • Tanti i temi affrontati: dall’Internet delle cose alla manifattura digitale, dal cibo del futuro alla mobilità smart, passando per riciclo e riuso, realtà virtuale e aumentata, salute e benessere, scienza e biotecnologie. Economia circolare, innovazioni robotiche, intelligenza artificiale e lo spazio tra i principali focus. Spazio (è proprio il caso di dirlo) alla celebrazione del Programma Apollo, anteprima assoluta del cinquantennale, nel 2019, del primo sbarco sulla Luna: protagonisti i pionieri che realizzarono i primi satelliti della serie San Marco. Robusta anche quest’anno la pattuglia di università e centri di ricerca, con oltre cinquanta scuole selezionate da tutta Italia (cinque dall’Europa) tra quelle che hanno partecipato alla Call for Schools realizzata in collaborazione con il Miur. Saranno presentati 25 progetti di altrettanti Its che spaziano nei settori più diversi: dall’uso della sensoristica più avanzata per la gestione dei caseifici alla realtà virtuale per animare siti storico-artistici poco conosciuti; dalle stazioni di ricarica trasportabile per bici elettriche fino ai robot che gestiscono gli allevamenti di polli. Insomma, un’occasione imperdibile per toccare con mano una rivoluzione già in atto. Per saperne di più basta visitare il sito 2018.makerfairerome.eu.

Startup: Lombardia e Milano al top

Oltre 9.000 (in crescita),
Le nuove aziende innovative in Italia

71,7%,
La quota di piccole realtà dedite alla fornitura di servizi alle imprese

Quasi 13.000,
Le persone impiegate

1.278,
Le startup a prevalenza femminile

1.861,
Le startup guidate da giovani under 35

2.354,
Le startup in Lombardia (il 25% del totale nazionale)

1.600,
Le nuove realtà tra Milano e provincia

(Fonte: Mise, Infocamere e Unioncamere)

Seduti e felici

SMILEBACK, LO SCHIENALE INTELLIGENTE

Uno schienale intelligente che aiuta sedere in maniera corretta ed educa a mantenere una buona postura: è smileBack, progetto sviluppato dagli informatici milanesi Alessandro Oppo, 26 anni, e Alessio Ciferri, 20. Due gli obiettivi: garantire un supporto alla schiena che segua la lordosi naturale anche su sedie o sedili non idonei e fornire all’utente indicazioni dettagliate relative alla sua postura, individuando cattive abitudini.

Come lo farà nel concreto, Alessandro?
«Grazie ad alcuni sensori: se la postura non è corretta, smileBack vibra e avvisa l’utente che si deve sedere meglio o che è giunto il momento di fare una pausa».

Come è fatto?
«Abbiamo usato del 3D mesh (la stoffa traspirante degli schienali degli zaini) con all’interno una piastra di plastica e una barra di alluminio che consente di regolare la curvatura dello schienale».

Perfetto a scuola e in ufficio…
«Sì, sono sicuramente due ambiti cui guardiamo con interesse, anche se lo schienale è ideale per tutte le situazioni dove bisogna stare seduti per un po’ di tempo, per esempio durante un viaggio».

Come sta crescendo il vostro progetto?
«Direi bene: c’è molto interesse e abbiamo ricevuto già tanti complimenti. C’è stato anche qualche contatto con aziende del settore che, speriamo, possa tradursi in collaborazioni future. Pensiamo, poi, di rilasciare il prodotto con licenza open source: potrebbe essere un progetto didattico, dentro o fuori le scuole».

Imparare l’Inglese? Un gioco da ragazzi
COLORFLUX, IL LEGNO INTERAGISCE CON ARDUINO

Le lingue straniere, si sa, prima s’imparano, meglio è. Ecco allora l’idea di cinque studenti ventenni dello Ied di Milano: Color Flux, un gioco interattivo in legno per bambini, che rende piacevole l’apprendimento dell’Inglese, unendo l’efficacia dei tradizionali giochi educativi all’interazione data dall’utilizzo di Arduino. Antonio Donvito, 21 anni, è uno dei creatori di Color Flux.

Come funziona?
«Va detto, intanto, che Color Flux è multigiocatore: prevede, dunque, una “sfida” tra due utenti. Il meccanismo è semplice: viene dato l’input vocale di un colore e il bambino deve scegliere tra le palline quella del colore giusto e inserirla più velocemente dell’avversario nei tubi; quando la pallina raggiunge una determinata posizione, se il colore è esatto, viene attribuito 1 punto e, al raggiungimento di 8 punti, si vince la partita».

Come è nata l’idea?
«Da un progetto che dovevamo fare per l’università: abbiamo deciso di scegliere come tema quello dell’apprendimento delle lingue che ci sembrava ancora poco sfruttato all’interno delle scuole dell’infanzia, laddove s’iniziano ad avere le prime nozioni d’Inglese. È uno strumento per supportare maestre e maestri, implementando la loro attività attraverso il gioco».

Come sta andando il progetto?
«All’esame abbiamo preso tutti 30, quindi direi che come inizio non è stato male. Scherzi a parte, a Roma speriamo di poter illustrare Color Flux a tante persone, trovando magari un investitore che ci aiuti a portare avanti la nostra idea».

Fulmini e saette!
LIGHTNINGS AS POWER SOURCE, DAL CIELO ALLA CASA

Ricordate Benjamin Franklin e il suo aquilone parafulmine? Matteo Pignataro, diciottenne studente di Informatica dell’Itis Cannizzaro di Rho, ha ideato Lightnings as power source, un sistema che mira a convertire l’energia dei fulmini in energia utile per l’alimentazione dell’ambiente domestico.

Come è possibile tutto ciò?
«È una simulazione in scala del fenomeno naturale: esiste un tipo di circuito risonante di tipo spark gap che trasforma l’energia in un campo elettromagnetico variabile, il quale può essere utilizzato per indurre corrente all’interno di un cavo chiamato secondario. A questo punto, con una serie di regolazioni, è possibile usare l’energia per l’alimentazione dei comuni oggetti casalinghi come un normale generatore».

Come ti è venuto in mente?
«L’anno scorso tornavo in auto con il mio professore dall’Expo elettronica di Busto Arsizio, abbiamo esposto il progetto di una bobina di Tesla e mi è venuto in mente che c’è un tipo di bobina che utilizza più o meno lo stesso effetto molla, detto in Fisica risonanza. Da qui l’idea di provare ad adattare questo effetto per ricavare energia da un fulmine, rallentandolo e rendendolo più facile da usare».

A che punto sei?
«L’idea è piaciuta molto e ci sono stati parecchi interessi: abbiamo cominciato realizzando un circuito che simulasse abbastanza bene il fenomeno, circuito che ho testato qualche giorno fa. È stato emozionante vederlo funzionare. Questo circuito già esisteva, è stato già applicato ed è stato studiato: qui s’inserisce la novità, ovvero rendere pratica la bobina di Tesla a beneficio di tutti».