milano 2030
milano 2030

Le piazze al centro del quartiere: si intitola così il documento (di quasi 60 pagine) con cui l’assessore all’Urbanistica del Comune di Milano, Pierfrancesco Maran, immagina e presenta Milano 2030, la città che verrà da qui a dodici anni.

SEI PORTE • Perché la Milano del 2030, secondo le previsioni, avrà 12.000 anziani (over 85) in più rispetto a oggi, ma anche 50.000 giovani entro i 34 anni in più. E così, accanto al grande sogno di riaprire i Navigli e agli obiettivi relativi alla rigenerazione degli scali ferroviari, Milano dovrà per forza di cose adeguarsi agli scenari. E ha scelto di farlo reinventando sei nuove piazze che da qui a un decennio fungeranno da nuove porte della città a vocazione pedonale: Maciachini, Lotto, Romolo, Trento, Corvetto e Loreto. Per questi sei luoghi, dislocati in vari punti della città, i progetti sono ancora in divenire. Ma la speranza è che funzionino come stanno funzionando piazza XXV Aprile, piazza XXIV Maggio, piazza Beccaria, piazza Leonardo da Vinci, piazza Gae Aulenti, piazza Tre Torri e tutte le altre piazze che negli ultimi anni hanno imposto Milano come città un po’ più da vivere rispetto al passato e un po’ meno da spremere in settimana e rifuggire nei weekend.

INTERVENTI • L’obiettivo a medio-lungo termine è rafforzare le identità locali di quartiere, aumentando contestualmente sicurezza, inclusione sociale, vivibilità, commercio di vicinato e turismo. Tra il 2011 e il 2016 Milano ha incrementato di 225.000 metri quadri le aree pedonali, mentre da qui al 2021 si lavorerà su 150.000 metri quadri di aree di intervento per più di 50.000 metri quadri di aree pedonali e 300 nuovi alberi. Toccherà a piazza Castello (fronte temporale al 2021), piazza Cordusio (2020), piazza Sant’Agostino (2019-2020), sagrato Madonna delle Grazie all’Ortica (2019-2020), piazza San Luigi (2019-2020), piazzale Archinto (2019-2020), piazzale Lavater (2020-2021), piazza Sraffa/Sarfatti (2020), piazza Schievano (2021), piazza Affori (2021), piazza Luigi di Savoia (2018-2020). Ma interventi più o meno importanti sono previsti anche in piazza Giovine Italia, via dei Transiti, piazza Ovidio, piazza Artigianato, piazzale Siena, piazzetta Cesariano, piazza Gramsci, piazza Firenze, piazza Prealpi e piazza Bausan.

Via Comacchio e la ciclabile della discordia: raccolta firme per la cancellazione

Sono circa quattrocento le firme raccolte da alcuni consiglieri dell’opposizione per ottenere la cancellazione della pista ciclabile di via Comacchio realizzata nell’ambito della sperimentazione di urbanistica tattica in piazza Angilberto II, al Corvetto. La pista è stata accolta con soddisfazione dalla maggioranza dei residenti, ma c’è chi sostiene che renderebbe la strada poco sicura. I numeri, però, dicono altro: dalle prime rilevazioni i veicoli oggi non superano nella via i 50 km/h, mentre nell’adiacente via Polesine – pur zona 30 definitiva e davanti a una scuola – la carreggiata più larga di due metri porta alcuni automobilisti a superare occasionalmente i 70 km/h. In piena città. YB

A TU PER TU

Maran: «Entro l’estate quattro novità»

L’assessore all’Urbanistica del Comune di Milano, Pierfrancesco Maran, racconta a Mi-Tomorrow genesi, sviluppo e futuro dell’urbanistica tattica tanto in voga in città. E svela in anteprima uno dei luoghi scelti per una nuova sperimentazione. Intanto, dopo Dergano e Angilberto II al Corvetto, le due piazze a pois che hanno conquistato residenti e social, la giunta guidata da Beppe Sala ha chiesto l’aiuto dei milanesi per raccogliere nuove idee.

Maran, come spiega l’incontro tra l’urbanistica tattica e Milano?

«È un tema che seguiamo sin dagli inizi. Tutto è nato grazie al prezioso supporto della Fondazione Bloomberg, che mette a disposizione consulenze da parte dei principali esponenti dell’amministrazione di quando New York era governata da Bloomberg. In particolare devo segnalare Janette Sadik-Khan, l’ideatrice: è venuta più volte a Milano per conoscere meglio la città e raccontare questo tipo di iniziative».

Qual è la grande novità di questo progetto?

«Solitamente abbiamo un’idea, che va poi progettata, mandata in gara d’appalto e a distanza di anni realizzata. Sono tempistiche purtroppo difficilmente comprimibili. La grande novità data da questi interventi risiede invece nei tempi rapidi: dall’idea all’inaugurazione passano pochi mesi e queste tempistiche strette consentono peraltro di evitare particolari errori nell’intervento definitivo».

Dergano e Angilberto II, quale sarà l’iter?

«La sperimentazione durerà fino a fine 2019, poi il Comune si assumerà l’onere di completare i lavori con una fisionomia più definitiva. Avendo già gestito alcune criticità nel corso di queste settimane e nei mesi che verranno, il Comune parte avvantaggiato».

A proposito di criticità, quali sono le principali emerse?

«Le preoccupazioni più forti emerse riguardavano il minor numero di parcheggi disponibili ed eventuali usi impropri dello spazio pubblico».

Le preoccupazioni sono rientrate?

«Direi di sì. In entrambi i casi la scommessa è stata vinta, perché con le settimane le critiche si sono via via affievolite. Su Dergano c’è un gradimento molto alto sotto ogni punto di vista, quanto a Angilberto II mi pare che si sia ridotta la preoccupazione sull’uso dello spazio, mentre permane ancora qualche preoccupazione sul fronte della viabilità».

Tenete monitorata la situazione?

«Certo. Anzi, un’altra cosa bella dell’urbanistica tattica è che questi interventi fanno uscire allo scoperto altre criticità del quartiere magari inizialmente non contemplate».

Un esempio?

«A Dergano si sta potenziando l’illuminazione nel parco adiacente alla piazza reinventata. In corso d’opera cerchiamo di mettere mano alle principali problematiche, anche su segnalazione dei cittadini. C’è un monitoraggio costante e oggettivo su viabilità ed effetti commerciali: una valutazione il più possibile oggettiva e ad ampio raggio».

Avete appena lanciato un appello per raccogliere nuove proposte: come rispondono i cittadini?

«Nel giro di pochi giorni abbiamo ricevuto oltre 150 proposte, provenienti da Municipi, associazioni o semplici cittadini. L’iniziativa desta interesse e curiosità e rappresenta una sfida anche per l’amministrazione».

Il presidente del Municipio 7 Bestetti ha proposto via Bagarotti, oggi occupata dai rom. Sicurezza e urbanismo tattico: può essere una soluzione?

«È un fronte molto interessante quello del rapporto tra urbanistica tattica e sicurezza. Sicuramente è una delle nostre priorità, stiamo facendo delle valutazioni a riguardo».

Entro quando prevedete nuovi interventi?

«Ci saranno quattro novità tra la primavera e l’estate 2019, poi procederemo in maniera modulare ampliando il raggio dei problemi affrontati».

Avete già qualche idea di partenza?

«Sì, ma stiamo analizzando le tante proposte ricevute così da concentrarci su qualcuna di queste. È una soluzione relativamente semplice ed economica, ma richiede comunque grande impegno e studio sia prima che dopo».

Un nome in particolare?

«Posso citare piazza Gramsci. Ritorna spesso e volentieri nelle richieste dei cittadini, è una piazza su cui ci concentreremo. Un altro luogo, ancora da individuare, vorremmo fosse legato proprio al tema sicurezza che abbiamo affrontato. Su questi due siamo abbastanza convinti, il resto si vedrà».

Parola ai cittadini: quali le richieste più frequenti?

Via dei Transiti, Municipio 2

Piazzale Loreto, Municipi 2 e 3

Piazzale Bande Nere, Municipio 6

Piazza Gramsci, Municipio 8

Piazzale Maciachini, Municipio 9

Piazza Schiavone, Municipio 9

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